Figli adolescenti sempre ‘online’: quando l’uso di internet rischia di diventare una forma di dipendenza patologica - Consultorio Psicologico Antera Roma
Figli adolescenti sempre online

Figli adolescenti sempre ‘online’: quando l’uso di internet rischia di diventare una forma di dipendenza patologica

Le nuove tecnologie, internet e i social media rivestono oggi una particolare importanza per la ricerca e lo sviluppo dell’identità dell’adolescente che, nel suo processo di crescita e maturazione, viene influenzato dai modelli e dalle modalità di interazione tipici dell’ambiente socio-culturale in cui vive. 

Gli adolescenti di oggi, riconosciuti come “nativi digitali”, appartengono a una generazione che è iper-connessa e che utilizza continuamente i social e internet per relazionarsi con gli altri, per condividere foto, storie, sentimenti ed emozioni con i coetanei, per studiare, per viaggiare,per giocare, per fare shopping.
Negli anni della pandemia da Covid-19 inoltre, abbiamo assistito e contribuito, ad un aumento esponenziale nell’uso di internet e dei social media rivelatisi strumenti indispensabili per la comunicazione interpersonale, per la diffusione delle notizie, per lo smart working e per l’insegnamento a distanza nei vari ordini di scuola. Per una larga fascia della popolazione navigare in internet costituisce ad oggi una prassi quotidiana e gli adolescenti ne fanno un uso maggiore.

Tale modalità comporta rischi quali dipendenza, cyber bullismo, sviluppo di disturbi d’ansia e dell’umore, sindrome di Hikikomori e altro ancora. Diventa, pertanto, importante riconoscere la differenza tra un uso fisiologico e una Dipendenza da Internet (Internet Addiction Disorder, IAD)

Che cos’è la dipendenza da internet e come si manifesta?


E' una modalità in cui la maggior parte del proprio tempo e delle proprie energie vengono spesi nell’utilizzo delle tecnologie digitali, smartphone, tablet, pc, manifestando significative quote di stress e comportamenti disfunzionali quando non si riesce a connettersi, con conseguenti ripercussioni come ridotte prestazioni lavorative o scolastiche, stati di euforia, isolamento da amici e familiari, perdita della cognizione del tempo, alterazioni nel ritmo sonno-veglia, o ancora problemi fisici a carico degli occhi, mal di testa.

Le dipendenze digitali in adolescenza, in alcuni casi, possono evolvere fino ad assumere la forma di una vera e propria dipendenza patologica, che presenta fenomeni analoghi a quelli tipici delle dipendenze da sostanze, con comparsa di tolleranza e dunque assuefazione, ricerca ossessiva dell’oggetto di dipendenza.
Un uso problematico di internet e tecnologie (sia in termini di quantità di tempo investito che di qualità dell’esperienza  vissuta) influenza comunque negativamente lo stato di salute bio-psico-sociale della persona coinvolta.
Tale uso può nascondere o più spesso derivare da altri tipi di problematiche o forme di disagio psicofisico e socio-relazionale; negli adolescenti, risulta infatti spesso associata a manifestazioni di ritiro sociale. Lo smartphone, tablet o pc per i giovani più vulnerabili può facilmente diventare una via di fuga per allontanarsi dalle frustrazioni, dalla solitudine, dalla noia. Quando l’isolamento diventa patologico e continuativo, si parla del fenomeno di Hikikomori, che riguarda quegli adolescenti che si ritirano completamente dalla società e stanno sempre davanti al computer o allo smartphone e che, nei casi più gravi, esita in un'auto-reclusione nella dimensione “protetta della propria stanza”, in cui non fa nemmeno più uso di internet.
La Dipendenza da Internet o IAD rappresenta dunque un’etichetta ombrello che comprende varie forme di disagio psicologico e dipendenze comportamentali specifiche come, per esempio, la nomofobia (No Mobile Phobia) o sindrome da disconnessione, quando si prova panico o ansia eccessiva se non si può avere immediato accesso al proprio smart phone, vissuto come mezzo insostituibile, la ringxiety o sindrome dello squillo fantasma, che comporta il controllare costantemente lo smart phone o il tablet per vedere se ci sono nuove notifiche, o sentire squilli che in realtà non esistono e ancora, il sexting, ovvero lo scambio di messaggi con contenuti sessualmente espliciti, spesso incongrui con l’età degli adolescenti che ne fanno uso e che, oltre a comportare conseguenze psicologiche negative specie per i ragazzi più fragili, implica delicati problemi di privacy.

Come prevenire e gestire una possibile dipendenza digitale a carico dei figli adolescenti


E' innanzitutto importante fare attenzione e chiedersi se l'adolescente sta cambiando e, se sì, in che modo il suo rapporto con lo smart phone e gli altri dispositivi digitali usati. Per favorire la salute digitale dei ragazzi, risulta infatti cruciale aiutarli a sviluppare una consapevolezza critica in merito ai contenuti online e a riconoscere la differenza tra apparenza digitale e realtà. A tal fine risultano utili azioni quali:
1) cercare di conoscere il mondo online con il quale interagiscono così tanto;                                                                                       

2) favorire la costruzione di un dialogo con gli adolescenti rispetto alla loro vita online, invitandoli a raccontare cosa amano fare online e cercando di agevolare un confronto tra il nostro e il loro rapporto con il web e le tecnologie;
3) chiedere come si proteggono quando sono connessi e cercare di insegnare loro come tutelarsi al meglio;
4) creare momenti per fare cose insieme su internet, magari individuando un interesse o un hobby online in comune;
5) man mano che i ragazzi crescono, ri-negoziare insieme a loro le regole: quanto tempo utilizzare internet al giorno, cosa fare e non fare sui social, come gestire le password o i contatti con gli sconosciuti.
Se la situazione si manifesta compromessa e gli strumenti educativi risultano insufficienti o inadeguati, l’aiuto psicologico  costituisce una valida alternativa allo “spazio protetto” rappresentato dalla propria camera e dall’uso incontrollato di internet.
Nella stanza della terapia, infatti, l’adolescente accolto e rispecchiato in modo autenticamente empatico può contattare e ri-conoscere le proprie fragilità così come i propri bisogni e desideri, anche quando sono più difficili da ammettere, soprattutto per la vergogna che può provare nella convinzione che per l’altro possano risultare inaccettabili. Lo spazio di ascolto terapeutico offre all’adolescente e alla famiglia di cui è parte l’opportunità di elaborare e superare le difficoltà o blocchi evolutivi incontrati e riprendere il proprio percorso di crescita “interrotto”.