Martedì, 09 Aprile 2019 12:31

Conoscere controllare e superare gli attacchi di panico

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Cosa significa avere un attacco di panico?

Gli attacchi di panico sono episodi durante i quali chi ne soffre è preda di una forte ansia e paura molto intensa, senza un apparente pericolo. Il termine “panico” deriva dalla mitologia Greca, in particolare dal dio Pan, il dio dei pascoli e della natura.

Il dio Pan era un essere spaventoso, aveva infatti il corpo mezzo umano e mezzo caprino. Il mito racconta che il dio Pan era solito attaccare improvvisamente le ninfe del bosco, durante il meriggio, per possederle, suscitando in loro un terrore vivissimo e bloccante, appunto il “timor panico”.

Da questo mito e dagli attacchi improvvisi del dio Pan trova origine il termine “attacchi di panico”.

 

Definiamo cosa sono gli attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono stati di ansia molto forte, che insorgono per lo più in modo inaspettato e con associati spesso sensazione di morte imminente, perdita del controllo o paura di impazzire. I numerosi sintomi fisici presenti durante gli attacchi allarmano la persona, tra questi possiamo evidenziare la fatica a respirare con senso di oppressione toracica, il dolore al petto, la tachicardia e le vertigini. Gli attacchi di panico variano tra loro sia per intensità, che per gravità.

Possono avere una frequenza moderata e presentarsi in modi svariati: una volta alla settimana per mesi, oppure essere più frequenti ma presentarsi per settimane e poi non ricomparire per lunghi periodi di tempo.

A volte gli attacchi di panico si presentano in correlazione con altri disturbi, in questi casi, in genere, si specifica la diagnosi psichiatrica principale; questo può essere il caso, ad esempio, di diagnosi di disturbo post-traumatico da stress con attacchi di panico. Se gli attacchi si ripetono, compaiono senza una ben chiara causa scatenante, e mantengono il soggetto in uno stato di preoccupazione e timore per successivi possibili attacchi allora parliamo di “disturbo” e nello specifico di disturbo di panico.

 

Il DSM-5 e il disturbo di panico cosa devo sapere?

Il disturbo di panico è presente nel capitolo dei disturbi d’ansia ed è caratterizzato dalla presenza di ricorrenti attacchi di panico (almeno due, anche se in genere gli attacchi sono molti di più) definiti come “inaspettati”. Il termine “inaspettati” sta a significare che, apparentemente, non si evidenziano cause scatenanti l’attacco. Inoltre il DSM-5 inserisce una lista di tredici diversi sintomi che possono manifestarsi durante l’attacco. Per poter parlare di disturbo di panico è necessario che si presentino, in modo concomitante, almeno quattro dei sintomi presentati.

I criteri diagnostici del disturbo di panico sono:

  • Ricorrenti e inaspettati attacchi di panico.

Gli attacchi di panico sono caratterizzati da intensa paura e disagio che raggiungono il picco di intensità in pochi minuti. Durante gli attacchi si devono presentare, in concomitanza, almeno quattro dei seguenti sintomi:

  • palpitazioni o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori
  • sensazione di fiato corto o di fatica nel
  • respirare
  • sensazione di soffocamento
  • dolore retrosternale
  • nausea o dolori addominali
  • vertigini, sensazione di instabilità, testa
  • leggera o sensazione di svenimento
  • brividi o vampate di calore
  • parestesie (sensazioni di formicolio o di intorpidimento)
  • derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi separato da sé stesso)
  • sensazione di perdita del controllo o di “diventare matto”
  • paura di morire

 

Almeno uno degli attacchi è seguito da un mese o più, durante il quale si presenta uno o entrambi dei seguenti sintomi:

  • Preoccupazione persistente relativa alla possibilità di avere altri attacchi di panico o alle relative conseguenze
  • Cambiamenti nei comportamenti quotidiani che procurano un disadattamento significativo e collegati agli attacchi di panico
  • Il disturbo non è collegabile all’effetto fisiologico di sostanze come abuso di droghe o altre condizioni mediche
  • Il disturbo non è meglio spiegato da altri disturbi mentali

 

Parliamo delle cause dell'ansia

Le cause degli attacchi di panico possono essere molto diverse tra loro. Si può evidenziare che il primo attacco si verifica durante un periodo particolarmente stressante dell’individuo. Lo stress può derivare da eventi che possono essere sia acuti che cronici; tra le situazioni che possono causare il primo attacco di panico troviamo cause fisiologiche, come la menopausa nelle donne, oppure cambiamenti di ruolo, come il pensionamento.

In generale possiamo affermare che un cambiamento importante nella vita dell’individuo può aumentare lo stress fisico o psicologico e sfociare in un attacco di panico o disturbo di ansia.

Dopo il primo attacco in genere la persona è portata a sviluppare una forte preoccupazione e apprensione. Queste portano i soggetti a rimanere in uno stato di tensione costante, la “paura della paura” che porta ad aumentare i livelli di stress e quindi favorire futuri attacchi.

Si instaura quindi un circolo vizioso, dove è la “paura di avere un attacco di panico” che alimenta l’ansia, che diventa panico e che produce un nuovo attacco.

 

Che conseguenze possono avere gli attacchi di Panico?

In genere chi soffre di attacchi di panico sviluppa delle conseguenze su diversi piani: cognitivo, emotivo e comportamentale. La persona può sviluppare preoccupazioni sia rispetto alla propria salute fisica sia problemi nella sfera sociale o nelle autonomie personali.

Può essere presente la preoccupazione di ritrovarsi da soli durante un attacco e non avere nessuno a cui chiedere aiuto che porta a ridurre le situazioni in cui la persona rimane da sola. Oppure, al contrario, la persona può essere preoccupata di avere attacchi di panico in situazioni e contesti sociali, per paura di essere giudicata negativamente dagli altri, tendendo, quindi ad isolarsi.

 

Panico ed Ansia nel frequentare luoghi pubblici

Chi soffre di attacchi di panico inoltre può sviluppare comportamenti che portano ad evitare posti e luoghi precedentemente frequentati. Le persone possono ridurre notevolmente il numero delle loro attività quotidiane modificando, cosi le loro priorità quotidiane o le loro passioni. Per paura di nuovi attacchi spesso si smette di frequentare contesti pubblici anche quotidiani come un supermercato o un negozio di vestiti.

La persona può sentirsi costantemente in allarme e monitorare costantemente i suoi segnali fisiologici (ad es. battito cardiaco, tensione muscolare, frequenza del respiro) creando e perpetuando uno stato di attivazione psicologica elevato e costante. In casi più gravi si arriva a un vero isolamento e la persona può non riuscire di casa. Riducendo in questo modo le attività quotidiane e peggiorando la qualità della sua vita, e il suo livello di benessere.

Quale è il percorso di cura adeguato per fronteggiare l'ansia e gli attacchi di panico?

La gestione degli attacchi di panico può prevedere diverse modalità terapeutiche. In genere i trattamenti possono essere di diverse tipologie: farmacologico, psicoterapeutico, oppure integrare farmacoterapia e psicoterapia. Il primo passo fondamentale è comunque quello di accettare di avere un problema e di soprattutto accettare di farsi aiutare. Difficilmente questi disturbi possono essere curati da soli. È necessario infatti l’intervento di un professionista che aiuti a trovare la strategia terapeutica più efficace. Curare un disturbo di panico, chiedendo aiuto il prima possibile, permette di non arrivare al cronicizzarsi del disturbo evitando che si instauri il circolo vizioso della paura.

Una volta accettato il problema sarà lo specialista a indicare i passi successivi.

In genere può essere necessario escludere cause di natura organica, per questo è consigliabile fare riferimento al proprio medico curante. Una volta accertata la natura psicologica degli attacchi è possibile iniziare il percorso di terapia.

 

Quale terapia farmacologica per gli attacchi di panico?

Per la cura del disturbo di panico è possibile intervenire con terapie farmacologiche adeguate. Ci sono diverse classi di farmaci che vengono impiegati con successo nel trattamento del disturbo di

panico e nella gestione degli attacchi di panico. Una tipologia di farmaci utilizzati sono le benzodiazepine. Le benzodiazepine sono farmaci che portando ad una rapida remissione o al controllo degli attacchi di panico. Sono però farmaci che possono portare a sviluppare spesso tolleranza.

Altre classi di farmaci utilizzati per gli attacchi di panico sono gli antidepressivi. Attualmente vengono privilegiati i cosiddetti “antidepressivi di nuova generazione” che, rispetto ai vecchi antidepressivi, sono meglio tollerati e presentano minori effetti collaterali. Nella scelta di una terapia farmacologica è però indispensabile affidarsi al proprio psichiatra di fiducia, in quanto le terapie richiedono un attento controllo da parte di un medico.

 

Quale percorso di psicoterapia per fronteggiare gli attacchi di panico?

Per il trattamento del disturbo di panico e per la gestione degli attacchi di panico è possibile affrontare un percorso di psicoterapia. L’approccio cognitivo comportamentale si è rivelato molto efficace nel trattamento di tali problematiche. Attraverso esercizi di rilassamento, di gestione e controllo del respiro, uniti ad un lavoro su pensieri e idee disfunzionali è possibile superare il disturbo di panico e ritrovare un senso di benessere e di autoefficacia.

Parte fondamentale di questo processo di cura è fornire le informazioni cliniche sugli attacchi di panico, e sui meccanismi che spesso mantengono e sostengono il disturbo. Vengono fornite informazioni su strategie per controllare il disturbo e affrontate le principali paure sfatando false credenze. Durante il percorso di psicoterapia rimane fondamentale affrontare le principali strategie aiutando la persona a riappropriarsi della propria quotidianità e del proprio benessere.

I pensieri catastrofizzanti fanno sì che le persone con attacchi di panico interpretino erroneamente i sintomi dell’ansia e li vedano come dei reali pericoli.

Prestare attenzione a cosa pensa nel momento in cui la persona diventa ansiosa e alle sensazioni fisiche che prova e molto importante per riportare attenzione ad uno stato di coscienza di sé.

Alcune cose che ci si può chiedere sono:

  • “Prima di focalizzare l’attenzione su quella parte del corpo, ero consapevole delle sensazioni fisiche?”
  • “Quando ho focalizzato l’attenzione sulle sensazioni, cosa è accaduto?”
  • “Ho notato sensazioni di cui non ero mai stato consapevole, concentrando l’attenzione su alcune parti del corpo?

 

Spesso in una situazione ansiogena la persona che avverte dei sintomi fisici molto forti sviluppa il pensiero e la paura di diventare pazzo, bisogna allora avere bene in mente l’importanza di sostituire questo pensiero con uno più adeguato come “Sto solo sperimentando sintomi fisici forti, non ho alcuna ragione di ritenere che sto impazzendo”.

Quando si provano delle sensazioni fisiche interpretate come pericolose iniziare a pensare che possono dipendere da altri fattori più reali risulta essere di grande aiuto; questi fattori possono essere:

✓ una risposta fisiologica, non pericolosa, all’aumento dell’ansia

✓ una reazione normale allo stress

✓ la conseguenza di un esercizio fisico

✓ la fatica

✓ gli effetti collaterali della nicotina, del caffè, dell’alcool o dei farmaci

✓ un’accresciuta vigilanza alle sensazioni corporee

✓ forti emozioni quali rabbia, sorpresa o eccitazione

 

Durante il percorso di terapia una fase importante è quella che prevede l’esecuzione degli esperimenti comportamentali per l’induzione dei sintomi in seduta.

Questi esperimenti permettono di scoprire che il modo in cui vengono interpretati i sintomi determina se l’ansia esita in panico oppure no. Sperimentare che non si producono le conseguenze temute fa diminuire la carica dei pensieri catastrofici.

Il terapeuta durante il percorso aiuterà la persona ad affrontare la situazione temuta senza fuggire, lavorando sul pensiero e sul comportamento permettendo di fronteggiare le situazioni temute senza dover fuggire.

 

Come noi ti possiamo aiutare per gestire gli attacchi di panico

Rimane dunque molto importante non sottovalutare l’aspetto anche invalidante del disturbo di panico che risulta avere un grandissimo impatto sulla vita della persona, importante è che ci si possa muovere in tempi brevi iniziando un percorso di cura che permette alla persona di riprendere il contatto con la sua vita e con il suo benessere ripristinando cosi livelli di equilibrio sani che possano essere funzionali alla gestione della quotidianità e al benessere percepito.

Il Consultorio Antera Onlus è un Centro di Prevenzione e Aiuto Psicologico. Nasce nel 2002 dall’iniziativa dei Soci Fondatori, psicologi e psicoterapeuti di diversa formazione ma accomunati dalla convinzione che il benessere psicologico sia un diritto di tutti e che offrire servizi professionali e qualificati con costi accessibili e tempi ridotti possa contribuire a promuovere lo sviluppo sia individuale che collettivo.

Antera (dal greco antheros, che significa “fiorito”) è un termine botanico, corrisponde alla parte terminale dello stame in cui è contenuto il polline destinato a fecondare i pistilli: è elemento che nutre e permette la nascita di altri fiori.

Difatti nel corso degli anni il gruppo di lavoro si è arricchito di nuovi professionisti coinvolti nel progetto, così come sono aumentate le attività svolte e le iniziative intraprese, ma l’idea fondante della sostenibilità è rimasta centrale, insieme a quelle della qualità del servizio e dell’arricchimento professionale dei soci.

L'Associazione Consultorio Antera Onlus costituisce una realtà ormai consolidata nell'ambito degli interventi finalizzati alla promozione del benessere psicologico dell'individuo e dei suoi contesti di vita. Attualmente offre i suoi servizi sia nella sede centrale di Roma (in zona San Giovanni) che presso le sedi di Fiumicino e di Monterotondo Scalo.

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