“Non provo gioia neanche per le cose che in passato mi piacevano, non mi sento gratificata, è come se fossi anestetizzata emotivamente".
"Attraverso la vita ma è come se non la vivessi attivamente, non ne traggo piacere.”
Queste sono frasi che può dire chi soffre di anedonia, ma…
L’anedonia cos'è?
Il termine anedonia deriva dal greco e letteralmente significa “assenza di piacere”. Secondo il DSM-5, l'anedonia consiste in una marcata riduzione o la perdita della capacità di provare piacere, interesse o gratificazione in attività che prima erano appaganti, durante la maggior parte della giornata o quasi tutti i giorni per almeno due settimane.
L’anedonia è un sintomo complesso e centrale in molti disturbi psicologici e psichiatrici come depressione, disturbi d’ansia, PTSD, schizofrenia, dolore cronico, stress, burnout, lutto complicato, ecc.
L’anedonia non è solitamente considerata una condizione congenita (con cui si nasce), ma il risultato di fattori psicologici, neurologici o traumatici che si sviluppano nel tempo.
L'anedonia non è semplicemente "noia" o perdita di piacere per un’attività che è diventata noiosa, ma una vera e propria incapacità di sperimentare piacere per quelle attività che prima generavano gratificazione.
Quali sono le cause generali?
L'anedonia non è generalmente legata a una sola causa, ma deriva da un insieme di fattori:
• Meccanismo di difesa: quando lo stress o il dolore emotivo sono eccessivi il cervello ci protegge "spegnendo" le emozioni.
• Disagio mentale: può essere sintomo di depressione maggiore, schizofrenia o altri disturbi.
• Cause neurobiologiche: spesso associata ad una disfunzione del circuito dopaminergico (del piacere) cruciale per la motivazione e la ricompensa.
• Dipendenze da uso di sostanze o comportamentali (gioco d'azzardo, internet, sex).
Come si manifesta?
L’anedonia non sempre impedisce ogni tipo di piacere e può limitarsi a un determinato momento, a specifiche esperienze o a un numero limitato di ambiti. Principalmente possiamo distinguere in anedonia:
• Consumatoria: difficoltà a provare piacere nel momento presente, durante lo svolgimento di un'attività.
• Anticipatoria: mancanza di motivazione e aspettativa di provare piacere in eventi futuri.
• Sociale: l'individuo manifesta disinteresse e mancanza di desiderio verso le relazioni interpersonali, arrivando ad isolarsi, poiché le interazioni sociali non procurano più piacere e sono percepite come sforzi inutili.
• Fisica: include l’assenza di piacere e il disinteresse per attività fisiche quali ad esempio: sport, hobby, sesso, cibo.
Generazione dopo generazione: come cambia l'anedonia?
L’anedonia attraversa le generazioni, dai nonni ai nativi digitali, ma si manifesta in modo diverso in quanto è influenzata dal contesto storico, sociale, culturale, economico in cui si è immersi.
Le Generazioni Pre-Digitali (Silent e Baby Boomers nati tra il 1925-1964) cresciuti in un contesto di guerra, ricostruzione e il lavoro come valore centrale, l’anedonia spesso non era riconosciuta, veniva confusa con “stanchezza”, “malinconia” o addirittura vista come debolezza morale, si tendeva a nascondere il disagio emotivo (stigma). Il loro mondo era basato su relazioni lente, fisiche e sequenziali, la mancanza di queste crea vuoto. Molti anziani soffrono di anedonia legata all’isolamento fisico, alla perdita di ruolo sociale, alla salute declinante, ma spesso non chiedono aiuto. In queste generazioni l’anedonia spesso è associata a depressione maggiore, traumi o stati di stress cronico/lutto, nei più anziani può segnalare patologie neurodegenerative (Altzheimer).
La Generazione X (nati tra il 1965-1980), definiti anche generazione “ponte” in quanto hanno vissuto il passaggio dall'analogico al digitale, sono cresciuti tra ottimismo economico e prime crisi esistenziali, sono caratterizzati da resilienza e una forte autonomia perché spesso i genitori lavoravano entrambi. Sono stati i primi a "medicalizzare” (terapie farmacologiche) il malessere psicologico, ma con ancora un certo stigma. Questi tendono a razionalizzare: “sono solo stressato, passerà". Oggi, molti sono “schiacciati” tra la carriera e le responsabilità familiari (cura dei figli, assistenza ai genitori). L’anedonia si manifesta spesso come burnout emotivo, stanchezza cronica, disinteresse per relazioni o hobby.
I Millennials (nati tra il 1981-1996), sono cresciuti con internet, aspettative elevate, precarietà lavorativa. Sono più consapevoli del benessere mentale, ma anche più inclini al confronto sociale (social media). L’anedonia in questa generazione assume spesso forme “moderne”: scrollare ore di contenuti senza interesse, dire “non ho voglia di niente” come mantra quotidiano, sentirsi sopraffatti dalle scelte (“paralisi da opzioni”). Spesso confondono l’anedonia con la noia o la pigrizia.
La Generazione Z e Alpha (nati dal 1997 in poi) sono la generazione attualmente più colpita da anedonia, cresciuti con iperconnessione, crisi climatica, pandemia, incertezza globale. Hanno un linguaggio emotivo più ricco, ma anche una saturazione costante di stimoli. Molto attenti al benessere mentale, ma a volte travolti da informazioni contrastanti o autodiagnosi. L’anedonia può presentarsi prestissimo, anche nell’adolescenza e si può esprimente con assenza di entusiasmo per il futuro e incapacità di immaginare progetti, difficoltà a provare interesse per attività sociali o scolastiche, apatia verso relazioni profonde o/e sessualità, isolamento.
Riguardo ai Nativi Digitali si parla di “Digital Anhedonia”, definita come la ridotta capacità di provare piacere in esperienze del mondo reale (analogiche), spesso correlata a "sovraccarico digitale". Si può arrivare a un intorpidimento emotivo da iper-stimolazione. Nonostante l’iperconnessione, si può vivere una noia cronica, un disinteresse per le relazioni reali che possono apparire più lente rispetto al virtuale. Tra i vari fattori di rischio in questa generazione contribuiscono: la pressione performativa, ansia da prestazione, uso intensivo dei social media (comparazione con persone che postano vite perfette, dipendenza da gratificazioni rapide come i like), cyberbullismo, difficoltà nel sonno, pandemia.
"Non è che siamo più deboli. È che il mondo ci chiede di sentire troppo, troppo in fretta, e alla fine… smettiamo di sentire”
Come affrontare l'anedonia? Brevi indicazioni
L’ anedonia può essere transitoria o persistente, comunque tendenzialmente trattabile e, in molti casi, curabile.
Alcune modalità da applicare nella quotidianità possono essere d’aiuto per riattivare il sistema della ricompensa e quindi il circuito del piacere, tra queste ci sono:
• riattivare routine quotidiane piacevoli e significative (esposizione alla luce naturale, camminate, hobby), anche in assenza di motivazione iniziale;
• svolgere attività che producono gratificazioni ritardate (sport, musica, volontariato);
• impegnarsi in attività sensoriali (bere una bevanda lentamente, ascoltare una canzone, osservare i colori di un prato, accarezzare diversi materiali);
• ridurre il tempo sugli schermi e gli stimoli artificiali (scrolling impulsivo) per permettere al cervello di resettare i recettori della dopamina;
• riprendere attività che aumentano connessione sociale autentica, condivisione empatica con qualcuno, riduzione della solitudine;
• seguire uno stile di vita conservativo (routine di sonno, movimento, cura dell’alimentazione, riduzione di sostanze o dipendenze comportamentali);
• richiesta d'aiuto (psicoterapia e in casi specifici supporto farmacologico).
Perchè chiedere un supporto?
“Chiedere aiuto è segnale di cura, non di debolezza”
L’anedonia può avere varie cause: stress, burnout, trauma, lutto e in alcuni casi può essere legata a disturbi quali la depressione o altro, per questo può essere fondamentale rivolgersi a un professionista per capirne la natura e poter affrontare la situazione con un supporto terapeutico.