Liberi di essere…
Dieci anni fa Ferzan Ozpetek usciva con una delle sue più belle opere cinematografiche: Mine Vaganti. Un film brillante ed intelligente, così moderno da sembrare attuale e questa è una delle frasi che la nonna, Ilaria occhini, dice al nipote per riportarlo al senso della vita e della libertà.
In lei risiedono opportunità mancate e passioni antiche, consegnataria di tutti i segreti di una famiglia dalla mentalità superata, si trova ad essere l’elemento centrale e più moderno che dispensa sagge lezioni di vita.
Omofobia
Essere liberi equivale alla capacità/possibilità di scegliere e agire secondo i propri desideri, non temere di mostrarli al mondo, e lottare per essi, ma questo non è così semplice e/o scontato quando si parla omosessualità, anche perché il fantasma della non accettazione e dell’omo-bi-transofobia è dietro l’angolo.
Lo psicologo Weinberg fu la prima persona che negli anni Sessanta capovolse la prospettiva secondo cui le persone omosessuali erano malate, addossando, invece, agli omofobi una forma di patologia.
Secondo Lingiardi (2006,2007) l’omofobia trae nutrimento dalle ideologie, dal pregiudizio, dalla religione e dalla politica, e può portare, come spesso vediamo ai giorni nostri, ad atti e comportamenti altamente discriminatori, marginalizzanti che ledono i diritti umani.
L’omofobia è anche legata alla paura di essere categorizzati come omosessuali, ed è per questo che sembrerebbe maggiormente presente negli uomini (Erich Fromm, 1940).
Coming out
Dichiarare il proprio orientamento sessuale”, “dis-velare la propria identità sessuale”, “uscire allo scoperto” sono solo alcune tra le espressioni che vengono usate per indicare il coming out.
Tutte hanno come minimo comune denominatore le specificità del processo di pensiero, che porta la persona a diventare dapprima consapevole del proprio orientamento sessuale, superando i tanti dubbi, le perplessità, le tensioni emotive, le caratteristiche del contesto di vita, ed in seguito, decidere di dichiarare la propria omosessualità in famiglia.
Tutto questo però può essere anche molto doloroso
Vivere apertamente la propria omosessualità ha una relazione con il benessere mentale, con la salute psichica e sociale. Ma doloroso, può essere il processo che porta allo svelamento di sé, per effetto di quei valori eteronormativi che attraversano le nostre organizzazioni e i processi di socializzazione primaria e secondaria, che governano le relazioni dei nostri contesti di vita (famiglia, scuola, contesti sportivi, educativi, lavorativi) e che portano a interiorizzare gradazioni diversificate di omofobia.
Gli stereotipi, i pregiudizi che si accompagnano alla rappresentazione dei legami omosessuali si manifestano, continuamente nei nostri contesti di vita in diversi modi, così come le prevaricazioni, le violenze e le discriminazioni di stampo omofobico e transfobico. E ciò può non solo rendere molto doloroso in un adolescente il processo di consapevolezza della propria omosessualità, ma anche spingerlo in una situazione di fragilità e rischio psicologico e sociale.
Omosessuali, si nasce o si diventa?
Di certo sappiamo che l’omosessualità esiste in natura e le persone possono rendersi conto di essere omosessuali in età e fasi diverse della vita di ciascuno. La cosa ancor più interessante però, è che questo vale per tutti: nessuno sa nemmeno come si diventa eterosessuale.
L’orientamento sessuale, qualunque sia, è una predisposizione strutturale del Sé, unico come un’impronta digitale, che in quanto tale non si può scegliere.