Consultorio Antera

Consultorio Antera

Riparte il corso base di training autogeno a Roma.

 

Cosa è il training autogeno?

Il training autogeno è una tecnica di rilassamento mentale sviluppata negli anni '30 dallo psichiatra tedesco Johannes Heinrich Schultz. Consiste in una serie di esercizi di concentrazione e immaginazione guidati, finalizzati a raggiungere uno stato di rilassamento profondo e una maggiore consapevolezza di se stessi. Il training autogeno viene spesso utilizzato per trattare disturbi d'ansia, insonnia e stress.

 

Chi può trarre giovamento dal praticare il training autogeno?

Il training autogeno può essere utile per una vasta gamma di individui, in particolare per coloro che soffrono di stress, ansia, insonnia, dolore cronico e altri disturbi del benessere mentale. Inoltre, può essere utile per migliorare la concentrazione, la memoria, la performance sportiva e la gestione delle emozioni. In generale, può essere utile per chiunque voglia apprendere tecniche per il rilassamento e la gestione del proprio benessere mentale e fisico."

IL BISOGNO INNATO DI RELAZIONE

Un bisogno essenziale per lo sviluppo dell’essere umano è quello di creare relazioni interpersonali significative, come insegna lo psicologo Jhon Bowlby il legame di attaccamento ha origini biologiche. La ricerca di vicinanza, intimità e sostegno emotivo è una caratteristica che manteniamo tutta la vita. La nostra identità personale è fortemente legata alle relazioni con gli altri, e in questo senso il rapporto di coppia ha un ruolo fondamentale.

Come sosteneva anche Eric Berne, l’essere umano ha una spinta alla relazionalità, perché ha bisogno di ricevere carezze, cioè qualsiasi tipo di azione che implica il riconoscimento da parte dell’altro.

A volte non è semplice intraprendere un rapporto nella realtà e allora il mondo virtuale può diventare il luogo dove trovare qualcosa che ci manca, un legame affettivo con una persona che, seppur virtualmente, sia presente, ci dia attenzioni e ci riconosca.

 

DAL MONDO REALE A QUELLO DIGITALE

Il rapido sviluppo del mondo digitale ha cambiato l’aspetto relazionale e sociale del contatto umano, consentendo di mantenere relazioni anche a distanza. Sempre più frequentemente nascono relazioni amicali o sentimentali virtuali favorite dall’utilizzo di social network e App di incontri. l’isolamento forzato, con l’impossibilità di incontrarsi dal vivo, dovuto alla pandemia ha contribuito a cercare attraverso l’web vicinanza con i cari fisicamente lontani o intrattenere relazioni e contatti con individui anche sconosciuti.

 

PERCHE’ SCEGLIERE UNA RELAZIONE VIRTUALE?

La ricerca di un legame affettivo a distanza non colma solo il bisogno di qualcosa che ci manca, ma spesso porta con sé una sottesa paura della relazione reale. Alla base c’è una carenza di fiducia in sé stessi e nell’altro, una scarsa stima di sé, un’autosvalutazione, la convinzione di non essere degni d’amore, di non poter avere di meglio. Per chi si sente insicuro del proprio aspetto può favorire l’evitamento di un rapporto più intimo e profondo con l’altro, permettendo il mantenimento di un certo distacco.

A volte la ricerca di una relazione online, in cui si può rimanere anonimi, è legata anche al desiderio di vivere un rapporto fuori da una relazione pre-esistente, oppure esplorare la propria curiosità sessuale in relativa sicurezza.

La relazione online consente inoltre di connettersi e rispondere secondo i propri tempi, di evitare conflitti che potrebbero esserci con una frequentazione quotidiana. E ancora, poter disporre sempre di messaggi, video, immagini, perpetua la sensazione di presenza costante dell’altro.

 

UN AIUTO DALLA TECNOLOGIA

L’intermediazione di un dispositivo digitale, ci protegge da un’esposizione diretta, ci permette di filtrare la nostra immagine mostrando solo i lati positivi, nascondendo punti deboli, difetti o fragilità. La relazione può essere vissuta come meno rischiosa e questo permette di superare emozioni di imbarazzo, vergogna, ansia e paura. In questo incontro si può osare di più, preservando la propria autostima ed evitando eventuali rifiuti diretti.

D’altro canto, essendo però relazioni in cui possiamo selezionare le informazioni, così anche l’altra persona con cui ci rapportiamo può mostrarsi in maniera filtrata, dandoci una immagine di sé più desiderabile. Non vedendone i difetti possiamo attribuirgli caratteristiche fisiche e caratteriali, sulla base delle nostre aspettative e desideri, che potrebbe non possedere realmente. La conseguenza di questo può portare a vivere un amore ideale e idealizzato.

 

CHE TIPO DI LEGAME SI CREA IN UNA RELAZIONE VIRTUALE?

Essendo esclusi dalla relazione online il contatto corporeo, visivo e ciò che fa parte della comunicazione non verbale, tutti aspetti fondamentali per dare avvio al coinvolgimento sentimentale, il legame che si crea è meno profondo e intenso, la capacità di empatia e comprensione dell’altro si indebolisce.

La relazione via chat, oltre a garantire una minore esposizione personale, implica meno responsabilità infatti, ha la caratteristica di essere permeabile cioè la sua costruzione è veloce, ma altrettanto rapidamente può essere abbandonata. Per distanziarsi da una persona, non è necessario affrontarla direttamente o dare spiegazioni ma, è sufficiente abbandonare la conversazione, disconnettersi. Anche se questo può portare un vissuto di grande dolore a chi lo subisce.

QUANDO LE RELAZIONI VIRTUALI DIVENTANO DIPENDENZA

Quando il bisogno affettivo e di evitamento della solitudine è percepito come urgenza, può richiedere un soddisfacimento rapido non realizzabile nella vita reale, si ricorre allora alla ricerca nel web. Nel momento in cui la vita amorosa online della persona comincia a sostituire sempre di più quella nel mondo reale si parla di dipendenza da relazione affettiva online (cyber relational addiction).

In questo caso, la persona:

  • sente l’impellente bisogno di rimanere in contatto online in maniera compulsiva per buona parte della giornata,
  • non riesce ad interrompere l’eccesso di contatti virtuali che diventano l’unica forma di gratificazione sociale e affettiva, l’unico modo di sentirsi importanti e desiderati dall’altro,
  • sempre più vita reale e online si combinano e si confondono.

A livello neurofisiologico la connessione con un altro individuo determina un rilascio di dopamina e di ossitocina, neurotrasmettitori che generano un senso di gratificazione. Anche la scarica di adrenalina che produce l’attesa della risposta del partner contribuisce al protrarsi del bisogno e della ricerca di relazioni online.

 

QUANDO LA RELAZIONE ONLINE DIVENTA UNA TRAPPOLA

Il bisogno così forte di rapporti virtuali, può portare alcune persone a cadere in trappole o essere ingannati. Molto diffuso è infatti il fenomeno del Catfishing che nel mondo dei social media si riferisce a una persona che crea in rete un profilo falso, fingendosi un’altra persona, con lo scopo di instaurare relazioni, anche sentimentali.

Spesso lo scopo di queste persone è l’inganno, di solito non creano una relazione sincera, adescano la vittima con immagini attraenti e con un linguaggio che lascia intendere un autentico interesse. Condividono piani dettagliati per incontrarsi che vengono puntualmente disattesi. In alcuni casi mettono in atto azioni per lo sfruttamento economico della vittima. Sono capaci di manipolare e far sentire in colpa l’altra persona per non credere nella loro autenticità.

Quando viene scoperto l’inganno, la vittima si colpevolizza considerando inaccettabile l’essere caduta in una trappola di una persona falsa, ci si sente traditi e si può provare vergogna, rabbia, umiliazione. La vittima è portata a diffidare di nuove relazioni e in conseguenza della perdita subita, può andare incontro a un disturbo depressivo.

Nelle situazioni in cui queste relazioni virtuali diventano fonte di malessere, la psicoterapia può essere fondamentale sia per accogliere ed elaborare il dolore, sia come opportunità per comprendere il proprio ruolo all’interno della relazione disfunzionale.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di RomaMonterotondoFiumicinooffre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti in queste dinamiche relazionali, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico.

Nel periodo delle feste tutto, dalle vetrine addobbate dei negozi alle musiche nelle strade, parla di allegria, di bontà, di predisposizione verso l’altro, di amore e di felicità; le persone iniziano la corsa frenetica al regalo più bello, ma anche più conveniente, si inizia a pensare a parenti e amici vicini e lontani per progettare incastri per gli auguri e soprattutto si inizia a pensare al bellissimo e lunghissimo menu delle feste…

 

Ma chi l’ha detto che le feste portano solo felicità e allegria?

L’unica cosa  certa da cui dobbiamo partire nella nostra riflessione è che  il periodo delle festività rappresenta sicuramente un momento carico di significato alcune volte positivo e altre negativo, ma certamente legato alle esperienze e alle interpretazioni del proprio vissuto.

 La fine dell’anno è inevitabilmente un momento di valutazione in cui tutte le persone si concedono uno spazio di riflessione su ciò che è stato, su ciò che hanno fatto o non fatto, su scelte utili o no e sulle occasioni perdute; in base a queste valutazioni proveranno un’emozione negativa o positiva, un senso di angoscia, di vuoto di tristezza o una sensazione di completezza e gioia. Molto frequentemente le diverse emozioni si alternano andandosi ad incastrare in equilibri diversi da persona a persona, ma in alcuni casi possono prevalere angoscia e tristezza fino a far provare un vero e proprio umore depresso.

 

Quali sono le persone più vulnerabili?

Alcuni studi hanno sottolineato l’influenza maggiore della festività sulle persone che presentano una fragilità psichica portando a un peggioramento del tono dell’umore che in alcuni casi potrebbe portare a un peggioramento di comportamenti autolesivi o pensieri disfunzionali. Anche i rituali delle feste posso fungere da “elementi trigger” e scatenare delle reazioni emotive molto intense legate a ricordi particolarmente significativi per la persona

 

Quali possono essere le motivazioni che elicitano emozioni negative?

Le festività, soprattutto quelle legate al Natale, nella nostra tradizione sono collegate al tempo trascorso in famiglia, con amici e parenti in uno stato di euforica allegria; proprio questo nelle persone che per svariati motivi si trovano sole diventa motivo di malessere e di una crescente sensazione di impotenza davanti a una situazione che devono subire in modo prolungato

L’inattività spesso collegata al rilassamento, al benessere delle cose che si amano fare, potrebbe creare senso di vuoto e pesantezza, poichè lontani dal riempire la giornata di cose da fare, si inizia a sentire il costante senso di vuoto interno che potrebbe essere difficile da sopportare

La costrizione interna legata al dover essere felici ad ogni costo crea una condizione stressante e pesante e non permette di normalizzare anche le altre emozioni che potrebbero sopraggiungere e che sono sane da provare.

 

Quali sono i segnali a cui devo fare attenzione?

  • Il pensiero di dover essere sempre felici. Bisogna concedersi tutte le emozioni, infatti, la tristezza o le altre emozioni non ci rendono sbagliati e non sono sbagliate!
  • Pensare continuamente di essere soli. Il pensiero della solitudine, se lo lasciamo tornare in modo continuativo attraverso la “ruminazione di pensiero”, crea solamente malessere.
  • Pensare continuamente a ciò che non si è realizzato nell’anno trascorso. Questo tipo di rimuginio crea un blocco nell’andare avanti in modo costruttivo.
  • La tristezza è un muro insormontabile. Questo pensiero crea una sensazione fortissima di angoscia che diventa bloccante, importante è accogliere e vivere tutte le emozioni con la consapevolezza di saperle gestire.

 

Cosa devo fare se percepisco questi segnali?

L’emozione che si prova è sempre collegata con un pensiero. Rifletti sul pensiero, analizzalo e cerca di renderlo più equilibrato e reale

Rifletti sulle tue aspettative valutando, però tutto il tuo vissuto sia le cose negative e non realizzate, sia quelle positive che hai realizzato. Questo permette di avere una visione maggiormente realistica e avere una prospettiva a 360 gradi.

Condividi i tuoi pensieri e le tue emozioni con delle persone significative, poiché la condivisione rappresenta il primo grande spazio di riflessione.

Il centro di prevenzione e aiuto psicologico taglia il traguardo dei venti anni di attività

 

Venti anni fa quattro giovani psicologhe decidono di lavorare insieme, piuttosto che ognuna chiusa all'interno del proprio studio, mettendo in sinergia le varie competenze professionali, con l'intento di permettere al maggior numero di persone possibili l'accesso alle cure, in un ideale di inclusività.

 

Questo obiettivo è stato certamente raggiunto, nelle nostre sedi di Roma, Fiumicino e Monterontondo arrivano persone che un tempo non sarebbero mai riuscite a richiedere l'adeguato supporto psicologico, sia per fattori economici, sia per la varietà delle proposte di cura che il consultorio riesce a fornire.

Altro ideale di partenza, è stato proprio mettere insieme approcci psicoterapeutici diversi, cosa non facile, specialmente venti anni fa, dove c'era una chiusura ideologica delle singole scuole di formazione.

Pian piano siamo cresciuti, aggiustando gradualmente il tiro, fino ad arrivare ad essere 14 soci, più svariati collaboratori esterni, fra cui psichiatri, dietologi e nutrizionisti.

L'aumento della complessità all'interno dell'equipe è un enorme ricchezza, che ha richiesto molto lavoro, ma garantisce una diffusione della responsabilità, ora non siamo più pochi centri a lavorare in questo modo, ma ci sentiamo di dire che la qualità a cui siamo giunti rispetto ai servizi offerti è notevole e la longevità lo conferma.

Problemi e difficoltà ce ne sono stati, ma qualcosa abbiamo sempre imparato nell'affrontare e nel superare gli ostacoli che ci si ponevano di fronte.

L'apporto di ognuno dei nostri soci è andato nel tempo oltre ogni più rosea aspettativa, il consultorio funziona perchè ci sono 14 teste e altrettanti cuori che ce la mettono tutta.

 

Trasformazione da onlus ad associazione di promozione sociale: diversa denominazione, stessa vocazione

Proprio al compimento dei nostri venti anni i cambiamenti normativi all'interno della riforma del Terzo Settore, ci hanno portato a scegliere di tramutare la nostra onlus in una associazione di promozione sociale, mantenendo gli stessi ideali e obiettivi che nel tempo sono stati una solida bussola.

La psicoterapia ipnotica è caratterizzata dall’essere una pratica clinica scientificamente validata e oggi sempre più utilizzata come strumento di applicazione in vari ambiti psicologici e medici. Essa consente di depotenziare i nostri schemi di pensiero negativi e di attingere e recuperare le nostre risorse interne e potenzialità.

L’ipnosi guadagna popolarità a circa metà del 1900 grazie a Milton H. Erickson (1901 – 1980), ma è nel 1958, sia l’American Medical Association che l’American Psychological Association hanno riconosciuto l’ipnosi come una procedura medica di grande aiuto nel trattamento dei disturbi psicosomatici e dal 1995, il National Institutes of Health (NIH) ha raccomandato l’ipnoterapia come trattamento per il dolore cronico.

La psicoterapia ipnotica mira innanzitutto a rinforzare l’Io del paziente, la struttura di base dell’individuo che nella tradizione psicanalitica funge da mediatore fra l’Es e il Super-Io e che, attraverso un adeguato “esame di realtà”, permette un’equilibrata interazione con l’ambiente esterno. Ciò determina, nel paziente, la visione di nuove prospettive nella propria realtà e un innalzamento dell’autostima come conseguenza della maggior consapevolezza nelle proprie risorse e potenzialità, talvolta solo dimenticate. Se consideriamo che attraverso l’autoipnosi, egli può fare tutto in autonomia, tutto questo ha un valore amplificato.

Erickson era solito affermare che ognuno di noi è molto più di ciò che pensa di essere, e sa molto più di ciò che pensa di sapere. Un Io ben strutturato non ha bisogno di negare le emozioni, anche se dolorose, in quanto sa di poster attingere al “magazzino delle potenzialità” (così come ama definirle M. Erickson) per poterle esprimere e, se fonte di conflitto, per poterle affrontare.

 

Vantaggi dell'ipnosi nelle difficoltà psicosomatiche

L’autoipnosi, inoltre, ha molti vantaggi rispetto alla terapia farmacologica come strategia per intervenire sulle difficoltà psicosomatiche: innanzitutto il risparmio economico del non dover acquistare farmaci; in secondo luogo l’evidente beneficio di avere una tecnica che, se ben insegnata, non sembra portare con sé alcun effetto collaterale; inoltre, il vantaggio derivante da una modalità di fronteggiamento proveniente dalla propria capacità personale piuttosto che dall’esterno, migliorando quindi la percezione di essere in grado di fronteggiare il problema, il che, a sua volta, ha altri effetti positivi sul benessere psicofisico generale.

 

Cosa si intende per ipnosi?

L’ipnosi rappresenta una via d’accesso naturale all’inconscio e costituisce un valido ed efficace mezzo per liberare risorse e potenziali nascosti, dimenticati o scarsamente sfruttati. Servendoci dell’ipnosi è possibile raggiungere l’emisfero destro (sede dell’inconscio, delle emozioni, delle immagini, della sintesi) utilizzando un linguaggio verbale (che rappresenta la parte conscia, avente sede nell’emisfero sinistro, insieme alla logica, alla matematica, alla ragione, all’analisi).

Durante l’ipnosi l’emisfero sinistro subisce una sorta di silenziamento: non venendo più utilizzato, esso viene escluso dal circuito di stimolazioni e la sua attività viene momentaneamente azzerata. Entrambe gli emisferi cooperano nell’elaborazione del linguaggio. Il sinistro coglie le similarità semantiche e codifica il linguaggio verbale, analizzando i dati in ingresso in maniera sequenziale, estraendone i dettagli principali e trasformandoli in un codice acustico interno. L’emisfero destro si basa sulle analogie strutturali ed elabora il linguaggio sul piano spaziale; lo organizza e lo rielabora secondo totalità complesse. Nello stato di trance, la ricezione delle suggestioni impartite avviene grazie alla momentanea sospensione dell’esame di realtà, di solito ottenuto dal costante confronto delle informazioni trasmesse ed elaborate dagli organi di senso con quelle già acquisite e immagazzinate: l’assenza di discrepanza tra le nuove informazioni e le preesistenti, consente di accettare il nuovo dato acquisito come dato di realtà.

L’ipnosi, disattivando l’emisfero sinistro, sospende l’esame di realtà, consentendo al soggetto di considerare realtà ciò che gli viene suggerito in quel momento, ovvero ciò che è creato nell’emisfero destro. Alcune informazioni si possono acquisire attraverso la logica e le parole; altre, come le sensazioni, le emozioni, la strutturazione di immagini interne, possono solo esser provate direttamente a livello esperienziale. Una volta che lo stato di trance è stato raggiunto e sperimentato, esso può essere riprodotto con grande facilità e con la pratica la facilitazione risulterà sempre maggiore, analogamente a tutti gli altri processi di apprendimento. Così, una volta appresa, l’ipnosi non potrà esser dimenticata: in mancanza di esercitazione il soggetto potrà in parte arrugginirsi, ma non perderà mai tale abilità acquisita.

 

Eteroipnosi e Autoipnosi: quali differenze?

Nell’eteroipnosi si hanno due fonti di informazione, ovvero le suggestioni fornite dall’ipnotista e le sensazioni esperite dal soggetto. Nel caso dell’autoipnosi, venendo a cessare gli stimoli esterni, la mente si rivolge interamente agli stimoli e sensazioni interne. Il vantaggio dell’autoipnosi consiste nel poter attingere alla riserva interiore delle proprie potenzialità con maggiore facilità. Questo avviene perchè il soggetto è consapevole e conosce la propria sensibilità e i propri peculiari bisogni e abilità. Nella trance, la coscienza risulta scissa.  Nell’eteropinosi c’è, oltre l’ipnotista, il soggetto e la parte che funge da osservatore.

In altre parole, la coscienza è scissa in due. Nel caso dell’autoipnosi, il soggetto deve fungere da direttore (ipnotista), da colui che viene guidato (soggetto) e da osservatore; quindi, la coscienza si ritrova scissa in tre. Tutti i soggetti intervistati riportano, in caso di autoipnosi, una maggiore scissione (che Fromm e Khan chiamano “ego splits”) rispetto all’eteroipnosi.

Shone sostiene che lo stato di autoipnosi è più facile da raggiungere se si è stati sottoposti almeno una volta all’eteroipnosi. Le ragioni sono: a) si sa cosa aspettarsi, b) si è consapevoli/si imparano le risposte corporee, c) si prende confidenza con l’esperienza, d) si sfruttano i vantaggi delle suggestioni post-ipnotiche, e) si fugano dubbi ed incertezze (Shone). Prima degli anni ’70, l’opinione più diffusa e accredita era che auto ed eteroipnosi fossero sostanzialmente la stessa cosa e che la sola differenza consistesse nel “chi” induceva lo stato di trance. In realtà, sebbene qualsiasi forma di ipnosi sia essenzialmente un’autoipnosi, quest’ultima non coincide del tutto con l’eteroipnosi. Partendo da questo presupposto, insegnare l’autoipnosi vuol dire insegnare l’induzione di una trance individuale ed approfondirla. Secondo Shone, infatti, una guida è sempre richiesta nell’utilizzo delle suggestioni, delle immagini, delle metafore; in questo caso il clinico insegna al cliente/paziente non l’autoipnosi semplicemente, ma l’autoterapia.

 

Disturbi Psicosomatici

Il termine “psicosomatico” è composto da due parole di origine greca: psiche (anima) e soma (corpo) ad indicare l’inscindibile legame fra i due fattori, che hanno una costante, reciproca influenza.

È ormai consuetudine affermare, come il benessere (o malessere) fisico condizioni la sfera affettivo/emozionale e, viceversa, come lo stato psichico abbia ripercussioni sul fisico.
Lo stesso mondo medico ha abbandonato da tempo il vecchio approccio alla malattia intesa come risultante da un’unica causa, per sostituirlo con una più recente concezione multifattoriale della stessa, in cui l’aspetto psicologico assume un ruolo rilevante. 

L’American Psychiatric Association definisce come psicosomatico “tutto ciò che fa riferimento a una costante e inseparabile interazione della psiche (mente) e del soma (corpo)”.
A differenza del sintomo psicosomatico, che è costituito da un segno, una disfunzione specifica che si manifesta attraverso l’attivazione del sistema autonomo e di una risposta vegetativa in una particolare situazione di stress o di disagio psichico, (ad esempio l’iperacidità gastrica a parlare in pubblico soprattutto per la prima volta) la malattia psicosomatica rappresenta una modalità più “organizzata” dell’organismo per la manifestazione del proprio disagio.


Secondo molti studiosi, alcune esperienze di vita farebbero emergere (o riemergere) ansia ed emozioni troppo dolorose per poter essere percepite e vissute dall’individuo, il quale, inconsciamente, metterebbe in atto questo meccanismo difensivo di espressione del disturbo attraverso il soma.

La malattia psicosomatica rappresenta, in tal senso, una modalità indiretta di espressione, una metafora, di ciò che viene inconsapevolmente ritenuto inaccettabile, per tutti coloro che non hanno possibilità di simbolizzazione del proprio mondo interno.

 

Possibili ambiti applicativi del trattamento ipnotico per disturbi psicosomatici

  • L’emicrania si manifesta come un disturbo caratterizzato da acuti mal di testa che durano dalle 4 alle 72 ore, con un’intensità variabile. L’emicrania inoltre ha come peculiarità quella di influenzare negativamente le attività quotidiane e diventa più forte in seguito a sforzi fisici o mentali, in questi casi lo scopo dell’ipnosi è quello di ridurre il numero degli episodi di emicrania e cefalea e di abbassare i livelli di intensità.
  • I disturbi gastrointestinali si presentano come una categoria di patologie strettamente collegate agli stati emotivi che caratterizzano la vita passata o presente del paziente. Oltre a aspetti emotivi come ansia e depressione, coesistono elementi connessi alla motilità intestinale, bruciori di stomaco, eccessiva produzione di acidi gastrici, nausea e vomito. L’ipnosi in questo caso specifico non solo riduce i livelli di ansia e di depressione associati a questa condizione invalidante, ma per mezzo della trance, è in grado di modificare le convinzioni distorte dei pazienti, intervenendo anche sulla fisiologia del corpo per ripristinarla in senso funzionale riducendo, per esempio, la forza delle contrazioni nella parte finale del colon; normalizzando la sensibilità rettale; influenzando lo svuotamento gastrico e la secrezione di acidi gastrici.
  •  L’ipertensione consiste in un disturbo eterogeneo che raramente si accompagna a sintomi specifici. Tuttavia, alcuni pazienti ipertesi riportano mal di testa, vertigini, visione alterata ed episodi di svenimento. I risultati di uno studio condotto da Whorwell nel 2008 dimostrano che i pazienti ipertesi trattati con ipnosi presentano una drastica diminuzione dello stress legato alla malattia, riportando inoltre migliori valutazioni della loro qualità della vita dopo l’intervento.

Inoltre l’ipnosi rappresenta uno strumento d’elezione nel trattamento dei disturbi d’ansia, nella psicosomatica e in tutti i sintomi di origine emotiva, oltre che per trattamenti specifici in chirurgia, analgesia e in odontoiatria.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo, Fiumicino, offre l'opportunità di incontrare psicoterapeuti esperti nelle difficoltà legate ai disturbi psicosomatici, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico, anche attraverso l'utilizzo delle tecniche ipnotiche.

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