Consultorio Antera

Consultorio Antera

Psicoterapia di coppia: cos'è e come funziona

Cosa significa intraprendere un percorso di terapia di coppia?

Fare terapia di coppia non vuol dire cercare un modo per fare stare insieme le persone che chiedono di intraprendere un percorso, ma cercare di capire se c’è ancora uno spazio in cui trovare un nuovo modo di comunicare, affrontando in modo consapevole il malessere dei due partner e ponendo le basi per un cambiamento. Fare terapia non significa neanche trovare un giudice che possa stabilire “chi ha ragione e chi ha torto”, prendendo una posizione che sancisca “chi si sia comportato meglio”. Il ruolo del terapeuta è quello di creare piuttosto un clima di apertura e condivisione, offrendo la possibilità di aprirsi a nuove possibilità di confronto, al fine di mettere a fuoco in modo non giudicante cosa sia accaduto a noi e all’altro. E’ partendo dalla possibilità di comunicare il disagio che si pongono le premesse per trovare nuove modalità relazionali, lo spazio di psicoterapia facilita innanzitutto la possibilità di uscire dai “binari della recriminazione” verso l’altro, fornendo strumenti che permettano di affrontare i problemi da nuove angolature.

 

Quando è opportuno chiedere aiuto?

In alcune fasi o particolari momenti di difficoltà è fondamentale per la coppia concedersi di considerare l'ipotesi che, nonostante gli sforzi profusi, da soli non si riesca ad affrontare e superare il malessere che si è venuto a creare Quando i i problemi tendono a trasformarsi in dinamiche ripetitive, che alimentano le incomprensioni e creano una sorta di circolo vizioso, uno sguardo terzo sulla coppia può divenire prezioso: lo spazio di terapia può fornire  nuove modalità di lettura che possono aiutarci a scardinare circuiti conflittuali divenuti ormai “faticosi copioni ripetitivi”.

 

Lavorare per il cambiamento: verso la creazione di un nuovo patto di coppia

Quando due persone si scelgono creando una coppia, stringono un patto che come un iceberg è costituito da una parte emersa ed esplicita ed una parte sommersa ed implicita. La parte emersa è costituita da richieste aperte e dichiarazioni di accettazione delle richieste dell’altro, da norme esplicite e accordi condivisi e ha una funzione unificante per la coppia. Potremmo sintetizzare questo patto esplicito nella frase “ti scelgo per quello che sei”. La parte sommersa del patto è fatta invece di vincoli inconsapevoli, di richieste implicite che l’altro possa confermarci una specifica immagine di noi e quella che è la nostra idea di coppia, è come dire al partner“ti scelgo per ciò che segretamente vorrei che fossi”. Il lavoro in psicoterapia aiuterà entrambi i partner a lavorare su questa parte sommersa, sulle proprie aspettative e i propri desideri, sui bisogni attuali, andando a costruire gradualmente un nuovo patto maggiormente funzionale.

 

Quali sono gli obiettivi di una psicoterapia di coppia?

Il lavoro del terapeuta è incentrato sulla possibilità di riconoscere il significato del malessere che la coppia sperimenta, riuscendo a contestualizzarlo alla luce della fase del ciclo vitale in cui esso si manifesta (ad esempio inizio di una convivenza o del matrimonio, nascita di un figlio, pensionamento etc.), dei pattern comportamentali ridondanti all'interno della relazione, della storia personale dei suoi membri e di quella delle loro famiglie d’origine. Mediante la relazione terapeutica, il terapeuta aiuta i due partner  a modificare le regole rigide e ripetitive che mettono in atto, a ritrovare un nuovo equilibrio più funzionale per la coppia, attingendo alle risorse dei due membri e valorizzando le loro potenzialità.

Nella terapia di coppia l’attenzione viene focalizzata sulla relazione e sui cambiamenti che possono essere apportati, allo scopo principale di superare la crisi e recuperare un’intesa per poter vivere la relazione in modo più costruttivo e soddisfacente. Si pone l’obiettivo di:

  • aiutare le coppie a definire meglio le loro problematiche
  • identificare gli obiettivi verso cui lavorare
  • mettere a fuoco le criticità che rendono inefficace la comunicazione
  • poter costruire nuove modalità relazionali attivando un processo di cambiamento.

Tutto ciò consentirà di affrontare con nuovi strumenti le problematiche presentate, aiutando la coppia a ritrovare un nuovo benessere o, in alcuni casi, a riuscire a definirsi nella difficile decisione di separarsi. Una maggiore consapevolezza di sè e del rapporto sarà fondamentale sia per il consolidamento dell'unione, sia per poter affrontare nel migliore dei modi un'eventuale separazione, dopo aver esplorato attentamente questa possibile scelta.

 

Efficacia della terapia di coppia

L'efficacia della terapia di coppia si basa innanzitutto sul fatto che entrambi i partners siano  sufficientemente motivati nell'intraprendere e proseguire il percorso, mostrando apertura rispetto al lavoro su sé stessi e sulla propria relazione. Portare avanti una psicoterapia con una bassa motivazione o unicamente perché nessuno possa recriminare all'altro che non è stato fatto abbastanza, abbassa notevolmente i suoi livelli di efficacia e la possibilità di raggiungere e consolidare gli obiettivi terapeutici. Poter formulare una richiesta di aiuto nel momento in cui la crisi di coppia non sia giunta ormai ad un punto tale da essere percepita come insanabile è un altro elemento importante, così come concedere al lavoro in psicoterapia un tempo ragionevole perché possa innescare i cambiamenti auspicati. E' fondamentale inoltre che entrambi i membri della coppia possano creare una buona alleanza con il terapeuta, basato sul rispetto reciproco, empatia, accoglienza e flessibilità.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti nelle difficoltà legate alle dinamiche relazionali, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno di percorsi di psicoterapia di coppia.

Capire ed aiutare i bambini durante la quarantena a casa: intervista alla maestra Maria Laura, insegnante della scuola dell'infanzia

In questo tempo abbiamo avuto accesso ad una incredibile mole di contenuti che “suggerivano” ai genitori come stare in relazione con i propri figli in quarantena, come occupare il tempo , quali attività portare avanti etc…, oggi però noi vogliamo riflettere su quanto accaduto e cosa accade ora, nella “fase tre”, nella mente dei bambini, quali pensieri li attraversano e cosa è successo dentro di loro.

Vogliamo proporvi una cosa diversa dal consueto articolo, abbiamo pensato di mettere in luce un punto di vista di chi sta con i bambini molte ore al giorno e che in questo periodo di quarantena non ha smesso mai di farlo anche se “ in modalità virtuale”: abbiamo così chiesto un'opinione ad una insegnante della scuola d’infanzia che da sempre è in prima linea vicino ai bambini e alle loro famiglie, volendo così approfondire la fascia di età  3-5 anni.

Sembra essere stato molto complesso fare una scuola da casa.

Come è stato possibile organizzare questi due spazi condensandoli in uno e spesso delegando ai genitori la funzione di insegnante?

 

Maestra Laura, come hanno vissuto i bambini questo periodo della quarantena secondo quanto ha potuto osservare nella relazione a distanza con i suoi piccoli alunni?

Come hanno approcciato i bambini la didattica a distanza?  Quali le maggiori difficoltà?

La didattica a distanza soprattutto per le fasce di età 3-5 e 6-8 è stata abbastanza fallimentare, i bambini i primi giorni hanno risposto ai video inviati, hanno eseguito le schede o i lavoretti proposti, poi tutto è andato scemando. Ovvio, perché molte attività soprattutto per queste fasce di età richiedono lo stare insieme, il confronto, il lavorare in piccoli gruppi, arrivare all'esito finale del lavoro anche attraverso il gioco, tutte cose che a casa non si hanno. Non solo, ma non tutti hanno gli strumenti adeguati, e chi li ha non sempre era capace di usarli per la didattica a distanza. Non c’è scuola a questa età senza potersi parlare e guardarsi negli occhi, senza potersi esprimere ed esternare le proprie emozioni.

 

Ci sono stati dei cambiamenti nella relazione tra l’insegnante e il bambino?

I bambini cercano ed hanno cercato molto le insegnanti, ma soprattutto i loro amici, ci dicono esplicitamente: ”mi mancano i miei compagni”, mancano loro tutti , anche quelli con cui di solito bisticciano, perché nel bisogno di sperimentare le relazioni tra i pari, si sono sentiti intrappolati in qualcosa di innaturale che ha fatto sperimentare loro un grande senso di frustrazione che è cresciuto nel tempo.

 

Tra la famiglia e gli insegnanti? Come è cambiata la comunicazione?

Sicuramente per la scuola dell’infanzia la comunicazione non è stata delle migliori: telefonate, messaggi e mail con i genitori e sappiamo bene, che senza un rapporto diretto vis a vis,  spesso si creano fraintendimenti. Rabbia a ragion dovuta, perché sia i genitori, sia gli insegnanti si sono sentiti catapultati in un mondo non loro. Da una parte i genitori a fare didattica, una didattica che ha creato tanto stress, soprattutto ai piccoli che non riuscivano ad identificare nel genitore un insegnante, dall'altra gli insegnanti  “veri” deprivati anche loro degli strumenti didattici costituiti dal rapporto faccia a faccia, “ fisico”, fatto di abbracci e coccole con i piccoli, sostituiti dalle parole attraverso un video, oppure dall'invio  di  semplici schede. Tutto questo è risultato per noi insegnanti molto complesso e demotivante.

 

Quali sono gli elementi che nella mente dei bambini si sono modificati a seguito di questa esperienza?

Nella mente dei bambini soprattutto è cambiato il modo di relazionarsi, sembra che anche loro siano stati influenzati “dalla paura del contagio”, quando esternamente mi è capitato di osservali a distanza, ho notato che spesso  nel momento in cui si trovano vicini si osservano e non si vanno  incontro  spontaneamente, come accadeva prima, questo non fa proprio parte della natura dei bambini, inoltre mina la loro creatività.

 

Cosa è mancato maggiormente ai bambini dello spazio scolastico?

Dello spazio scolastico sono mancati maggiormente i loro “angoli di gioco”, ben strutturati, ma anche la possibilità del gioco libero con quei giochi che sono sempre più belli di quelli che hanno a casa, proprio perché li vivono con gli altri amici. E' mancato loro anche lo spazio del giardino per giocare insieme ai compagni.

 

Questa esperienza cosa ci ha fatto capire maggiormente dei bambini?

Questa esperienza ci ha fatto capire l’importanza e la bellezza della scuola e quanto è necessario investire nelle risorse umane e concrete della vita scolastica. I bambini hanno diritto al loro spazio, ad ambienti belli, sani, spaziosi, dove attraverso materiali, scoperte, gioco possono fare le loro conquiste che poi li porteranno a crescere. Investire nella scuola è rendere i bambini più autonomi, più sicuri e, più felici.

 

Quali segni ha lasciato la quarantena sulla mente dei bambini

Da questo confronto possiamo evincere come sia stato davvero difficile per i bambini comprendere ed affrontare questo isolamento e come la prima agenzia sociale-educativa quale è la scuola sia stata impossibilitata a svolgere pienamente il suo compito. I bambini portano dentro di loro il segno di questa confusione della dimensione alterata del tempo, della mancanza di relazione e di contatto e un arresto rispetto alla concreta possibilità di promuovere un apprendimento che si potenzia nel contatto diretto con le insegnanti e i compagni.

Reazioni di rabbia, di instabilità emotiva, di chiusura verso l’esterno possono essere “fisiologiche”, ma  possono seriamente mettere in difficoltà il bimbo e la sua famiglia, per questo la nostra associazione rimane disponibile ad offrire uno spazio di consulenza che  è possibile effettuare anche on-line.

Spesso chiedere aiuto per il proprio figlio in un momento così delicato e incerto può essere determinante in termini di qualità della vita familiare.

 

 

Cambiamento e autodeterminazione: padroni del nostro destino.

Spunti di riflessione a partire dal film “Gattaca- La porta dell'universo”

In un futuro non troppo lontano a Gattaca, c'è la possibilità di scegliere la composizione genetica del bambino che si vuole far nascere.

Tramite questo processo, si possono prevedere in anticipo le future condizioni fisiche e di salute dei nascituri tanto che, alcuni di loro vengono generati senza imperfezioni, come se fossero "costruiti" su misura e quando nascono bambini naturalmente è un problema.

Questo è il destino di Vincent Freeman, concepito non in laboratorio ma per amore e ora etichettato come “non valido”.

La società risulta divisa in due categorie: i validi, cioè esseri dal corredo genetico perfetto, che vengono scelti per ricoprire i ruoli più prestigiosi della comunità, e i non validi, ovvero le persone nate coi loro genomi naturali, destinati allo svolgimento dei lavori più umili e relegati ai margini della vita sociale.

Vincent è un ragazzo vulnerabile di fronte alle emozioni, ma valoroso e coraggioso, e per riuscire a realizzare il suo sogno ambizioso di diventare un astronauta, è disposto a tutto.

Tramite un uomo misterioso, ha la possibilità di assumere un'identità “idonea” entra dunque in contatto con Jerome Morrow, uomo di natura superiore rimasto paralizzato in seguito ad un incidente e disposto a vendere il proprio materiale genetico, riuscendo così ad ingannare l'autorità e proporsi nel ruolo di navigatore della Gattaca Corporation.

Una settimana prima dell'inizio della missione, viene ucciso il direttore dell'agenzia spaziale e i sospetti ricadono su coloro che lavorano al progetto. L'ispettore Hugo scopre la presenza sul luogo del delitto di frammenti di ciglia appartenenti ad un “non valido” ed è in quel momento che Vincent capisce che, per salvarsi, deve fare ricorso alle proprie doti naturali.

Uno dei detective che hanno investigato sul caso, si rivela essere il fratello minore di Vincent, Anthony. Costui è intenzionato a denunciarlo per la truffa messa in atto ma, dopo una sfida in mare a chi arrivava a nuotare più lontano, come facevano sempre da piccoli, Anthony comprende che il non valido Vincent è riuscito a realizzarsi nella vita nonostante il suo scadente corredo genetico e decide così di lasciargli coronare il suo sogno.

 

“Ecco come ho fatto, Anton. Non risparmiando mai le forze per tornare indietro”

 

Vincent è uno dei tanti che poteva scegliere. Fermarsi e accettare il proprio destino o guardare avanti e provare a costruirne uno nuovo, e ha vinto. È una di quelle persone che ha saputo far leva sulla propria autostima intesa come stima in sé stesso, sulla propria autodeterminazione ed è riuscito.

Ma vediamo nel dettaglio di cosa si parla quando si parla di autostima e autodeterminazione.

 

Autostima: che cos'è e come consolidarla

L’autostima è una valutazione realistica del concetto di sé, dei propri punti di forza e di debolezza. Ci dà la misura dell’efficacia con la quale ci adattiamo al nostro mondo sociale e una persona può̀ ottenerla quando è capace di riconoscere:

  • I propri pensieri e sentimenti, le proprie opinioni;
  • La propria scala di valori;
  • I propri diritti;
  • Le proprie qualità.

A partire dalla comprensione di questi aspetti la persona potrà elaborare le proprie opinioni e prendere consapevolezza dei propri sentimenti che danno forma alla capacità affettiva di ognuno di noi.

Per far si che questa forma prenda vita abbiamo però la necessità di riconoscere e comprendere emozioni e valori che ci contraddistinguono.

Ogni persona, infatti, può̀ avere dei sentimenti grazie alla presa di coscienza delle proprie emozioni e questo le consente di capire che ciò che sente, le appartiene, come diretta conseguenza della propria maturità̀ affettiva. Per continuare il processo maturativo e acquisire la propria caratteristica affettiva, serve al contempo, la continua presa di coscienza di ciò̀ che si sente, che sia piacevole o che non lo sia.

Quando parliamo di valori, invece, ci riferiamo alla scala dei valori etici (si formano con la partecipazione attiva dell’individuo alla società) e dei valori morali (sono trasmessi dai genitori e dalla società̀), perché sostengono e sono sostenuti dai principi e dagli ideali e sono in stretto rapporto con i valori umani.

È fondamentale che la persona possa conoscere quali sono i diritti con i quali nasce e quelli che acquisisce in interazione con la società̀, perché è solo in questo modo che potrà̀ interagire con i suoi diritti consolidando la propria autostima.

È inoltre importante che ogni individuo entri in contatto con le sue qualità, le quali possono essere considerate come le possibilità̀ innate che possiede un individuo espresse nell’interazione con la società. All’inizio della vita sono i genitori che rendono possibile lo sviluppo delle qualità̀ naturali di un bambino, successivamente si aggiungeranno i genitori sociali.

Prendiamo l’esempio di Vincent, lui sapeva perfettamente quali erano i suoi diritti societari da “non valido”, così come era consapevole delle sue qualità innate e quelle preimpostate dalla società, ed è questo che gli ha consentito di scegliere la strada giusta, non andando a ledere un’autostima, che in condizioni designate sarebbe stata compromessa.

Nel suo caso, inoltre, ha giocato un ruolo fondamentale anche l’autodeterminazione, cerchiamo pertanto di capire meglio che cos’è.

 

Importanza dell'autodeterminazione

Deci e Ryan (1985; 1987) sono i primi che hanno sviluppato una teoria dell'autodeterminazione, sostenendo che il benessere di un individuo è il risultato della soddisfazione di tre bisogni psicologici di base:

  • Bisogno di autonomia - sentirsi libero in ciascuna azione e sentire che si agisce per propria volontà;
  • Bisogno di competenza - credere di riuscire ad agire con competenza nel proprio ambiente per lo svolgimento di compiti importanti;
  • Bisogno di relazioni - cercare e sviluppare delle relazioni sicure e positive con gli altri nel proprio contesto sociale.

 

Per soddisfare questi tre bisogni una persona deve sviluppare una certa dose di autodeterminazione, ovvero una combinazione di abilità, conoscenze e convinzioni che permettano all'individuo di adottare comportamenti autoregolati, autonomi e diretti verso un obiettivo.

L'uomo, da sempre, vuole generare da se stesso le proprie azioni, vuole conoscerne e controllarne le conseguenze, vuole sentirsi in grado di portarle a termine con successo. Egli tollera a stento il senso di controllo e di pressione che arrivano da scadenze, minacce, richieste di conformismo, e l'impressione di non poter governare gli eventi lo porta a sentimenti di depressione e di rinuncia. Inoltre, spesso rinuncia ad intraprendere azioni per le quali è consapevole di non possedere la competenza necessaria.

Nel tempo, l’autodeterminazione conduce gli individui a impegnarsi in comportamenti agendo per scelta piuttosto che per obbligo o costrizione, proprio come ha fatto Vincent.

La teoria dell’autodeterminazione riguarda infatti la personalità, la motivazione umana e il funzionamento ottimale. A tal proposito, è opportuno far riferimento ai due tipi principali di motivazione: quella intrinseca e quella estrinseca. Entrambe, infatti, influiscono in grande misura su chi siamo e su come ci comportiamo.

 

Come la motivazione influenza la nostra autodeterminazione

Deci e Ryan nel parlare di motivazione estrinseca fanno riferimento a ciò che nasce dall'interesse per ciò che è esterno. Le fonti di tale motivazione sono, i premi e i complimenti o il rispetto e l’ammirazione altrui.

La motivazione intrinseca viene dall'interno ed è associata all'attività in sé. Esistono degli impulsi interni che ci spingono a comportarci in un certo modo. A questi si aggiungono i nostri valori centrali, i nostri interessi e il nostro senso personale della moralità. La motivazione intrinseca è legata ad una forza, ad una spinta interiore e non a sollecitazioni e ricompense esterne.

Le emozioni ad essa collegate sono la curiosità, il piacere e la gratificazione in sé.

La motivazione intrinseca implica buoni livelli di autostima e una preferenza per compiti sfidanti: un compito o un’attività troppo semplice non desta interesse, non impegna completamente e non consente di sperimentare il piacere che deriva dall'essere assorbiti ed intenti in qualcosa d’interessante.

Prendete sempre il protagonista de film, Vincent, ha inseguito un sogno, voleva qualcosa da cui essere completamente rapito, qualcosa che desse valore all'immagine che lui aveva di sé.  Nel suo caso la percezione che aveva di se stesso ha influito, positivamente sulla sua autostima e sulla sua autodeterminazione. 

Siamo Noi, infatti, che determiniamo i nostri stati interiori (solitamente ambigui e difficili da interpretare) esaminando il nostro comportamento, come farebbe un osservatore esterno.

Nel   formulare   queste   inferenze   sulle   nostre   caratteristiche   personali teniamo conto delle condizioni in cui il comportamento si verifica. Lo attribuiremo a noi stessi se lo abbiamo scelto di liberamente (motivazione intrinseca); piuttosto   che   se   le   condizioni   esterne   ci   hanno   obbligato (motivazione estrinseca).

Mi piace l’idea di concludere citando le parole di Marianne Williamson, (Nelson Mandela le utilizzò nel suo discorso alla Nazione nel Maggio del '94) che rappresentano a mio avviso la perfetta metafora di quanto finora esposto e sintetizzano appieno l’analisi personologica del protagonista del film.

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda
è di essere potenti oltre ogni limite.
È la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicché gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

 

Bibliografia:

·       Bandura A (1997). Self-efficacy: the exercise of control, New Jork, Freeman, trad. It.

·       Bandura.A. (1997). Autoefficacia. Teoria e applicazioni, Trento, Erickson, 2000.

·       Dee i, E.L. ( 1971 ). Effects of extemally rnediated reward o n  intrinsic rnotivation. Journal ofPersonality and Social Psychology, 18, 105-115.

·       Deci, E.L. (1975). Intrinsic motivation. Plenurn, New York. Deci, E.L. (1980). The psychology ofself-determination. Lexington, Mass.: D.C. Heath, Lexington Books.

·       Deci, E.L., Connell, J.P. e  Ryan, R.M. (1989). Self-deterrnination in  a  work organization. Journal of Applied Psychology, 74, 580-590. Deci, E.L., Connell, J.P., Ryan,R.M. (1986). Self-deterrnination In a  work organization. 143

·       Deci, E.L., e Ryan R.M. (1987). The supporto of autonomy and the control of behavior. Autoefficacia. Journal of Personality and Social Psychology, 53, 1024-1037.

 

Quali possibili effetti della pandemia e della quarantena sulla relazione di coppia?

Come ha influito nella coppia la convivenza forzata e prolungata? Quali sono le aree della coppia che possono esser state maggiormente influenzate da questo periodo di quarantena e dalla pandemia in atto? In questo articolo ci soffermeremo su due aspetti in particolare: la gestione della conflittualità e l'espressione della sessualità.

La fase di restrizione che ci stiamo lasciando alle spalle ha costretto coppie e famiglie ad una convivenza forzata e prolungata. Come segnalato in un precedente articolo "I conflitti familiari al tempo del coronavirus", questo periodo ha comportato in alcune situazioni un aumento della conflittualità di coppia e familiare.

E' fondamentale differenziare una conflittualità "sana", da un conflitto che invece è caratterizzato da vere e proprie dinamiche violente all'interno della coppia, con forme di violenza agita, sia verbale che fisica, di tipo asimmetrico, per le quali non è sufficiente l'ausilio di uno specialista di coppia, ma che necessità spesso anche di strumenti di tipo giuridico ed assistenziale. Si tratta, in questo caso, delle richieste di aiuto che spesso giungono ai centri antiviolenza. Il focus di questo articolo sarà piuttosto una conflittualità di tipo situazionale, improntata al confronto, che può divenire costruttiva, in cui entrambi i partner si assumono le proprie responsabilità e sono spinti dal desiderio di modificare il proprio comportamento.

 

Ruolo della conflittualità di coppia: equilibrio fra distanza e vicinanza

I livelli di conflittualità di coppia vissuti in questo periodo di quarantena potrebbero esser stati più elevati del solito. La coppia è stata chiamata a rimodellare le sue regole ed i suoi equilibri. Una coppia che sia riuscita a far fronte a questa situazione di stress è una coppia che ha dimostrato flessibilità e capacità di adattamento, ma non tutte le coppie hanno fronteggiato le stesse situazioni ed alcune hanno potuto sperimentare una situazione di maggiore carico emotivo.

Per fare degli esempi, alcune coppie potrebbero essere costituite da uno o entrambi i partner che svolgono lavori con maggiore esposizione al contagio da Covid, ad esempio medici e infermieri oppure che hanno perso il lavoro o hanno affrontato la perdita di un parente a causa dell'epidemia. Ogni situazione è diversa dalle altre e può presentare una certa quantità di fattori stressanti. Inoltre, ogni coppia ha una specifica dinamica di funzionamento che può essere stata messa in crisi dalla situazione che stiamo vivendo.

Una delle recenti teorie sul conflitto di coppia emerse nel panorama italiano (M. Bertocchi, P. Muraro, 2019) considera la conflittualità come un mezzo per regolare le distanze. L'evoluzione della coppia passa attraverso processi di vicinanza e di differenziazione. Ad una fase iniziale di estrema vicinanza e condivisione di idee e ruoli succede una fase in cui si sperimenta la necessità di differenziarsi in compiti e funzioni. Nella differenziazione i singoli fanno esperienze che poi possono portare nella coppia e questo consente alla stessa di evolversi. Un'eccessiva differenziazione può portare però ad un sentimento di distanza e di mancanza di obiettivi comuni.

Il confronto, sino al conflitto, interviene in questa fase nel tentativo di annullare le differenze con l'altro e quindi di sperimentare nuovamente vicinanza. L'equilibrio della coppia è dato dall'armonico alternarsi di questi due meccanismi di distanza e vicinanza. Se questo processo si blocca la coppia entra in crisi. Possiamo ipotizzare che, un'eccessiva e continuata vicinanza e la necessità di riadattare compiti e funzioni, insieme agli atri fattori di stress, possa aver intaccato, in questa fase, alcuni equilibri della relazione.

 

Com'è cambiata la sessualità in questa fase?

L'espressione della sessualità può avere diversi significati legati ad aspetti di piacere, intimità e giocosità. Allo stesso tempo, può inserirsi all'interno di dinamiche di gioco, di potere e di paura. In ogni caso, la sessualità è un aspetto rappresentativo del modello di relazione della coppia (Cooklin,1987; Gorell Barnes, 1983). Tutti questi significati poi possono avere un peso diverso a seconda della fase in cui la coppia si trova (fase iniziale di costituzione, coppia con figli ecc..).

Anche l'espressione della sessualità, in questo periodo, può aver subito un cambiamento. Diversi fattori possono aver influenzato l'intimità con il proprio partner, come ad esempio la paura del contagio e le preoccupazioni lavorative ed economiche. Questi elementi possono agire sia come fattori d'ansia che influenzano direttamente il rapporto sessuale, sia ad un livello più generale, incidendo su una diminuzione del desiderio.

Facciamo degli esempi di coppie che possono esser state maggiormente influenzate da questa situazione. Come evidenziato nel precedente paragrafo, quelle in cui uno o entrambi i partner sono stati più esposti al virus per motivi lavorativi possono essere condizionati dalla paura di contagiare l'altro nell'intimità. Pensiamo poi a quelle coppie in cui un membro è stato costretto ad autoisolarsi e che quindi non ha avuto contatti fisici ed affettivi con il partner in un momento in cui poteva averne bisogno.

Come hanno influito questi aspetti? Non esiste una risposta univoca, ma ogni coppia avrà dato un valore diverso a quello che è successo e avrà reagito in maniera differente. E' importante riconoscere e decodificare i segnali di difficoltà che possono essere emersi in questa fase, condividere con il partner i propri sentimenti e le paure, per costruire insieme la possibilità di ritrovarsi nell'intimità.

 

Ritrovare un equilibrio all'interno della coppia imparando a comunicare

Avendo vissuto un momento difficile risulta necessario ripristinare degli equilibri. Sicuramente affrontare delle dinamiche nella coppia vuol dire anche poter utilizzare una comunicazione efficace, che si può apprendere.

Due autori che si sono occupati delle osservazioni sulle coppie, John Gottman e Robert Levenson a partire dal 1976 (Gottman, J.M., Levenson R.W., 1999a, 2000, 2002) si sono dedicati alle misurazioni di parametri fisiologici dei partner durante i loro litigi (misurazione del battito cardiaco, pressione arteriosa, livello di sudorazione). Questi studiosi hanno potuto osservare che era molto importante insegnare ai membri della coppia modalità per calmarsi durante una discussione per poi poter avere un confronto più efficace e costruttivo.

Dalle loro misurazioni, infatti, emergeva, che i parametri fisiologici iniziavano ad elevarsi durante la discussione discostandosi da un andamento fisiologico. Questo stato di attivazione, definito flooding, era evidente nonostante i membri della coppia durante la discussione si mostrassero apparentemente tranquilli. Inoltre i due studiosi osservarono che, finchè questi parametri non si regolarizzavano, i partner non erano in grado di accedere alle loro risorse empatiche e cognitive per potersi confrontare e risolvere i problemi.

Affrontare delle problematiche durante un conflitto risultava non solo inutile, ma anche controproducente. Era necessario, invece aiutare i partner ad apprendere delle tecniche per rilassarsi e per affrontare la discussione in un secondo momento.

 

Come affrontare i momenti di difficoltà nella coppia

Quali sono gli aspetti che una coppia può prendere in considerazione per il suo benessere? Vediamo alcuni elementi a cui prestare attenzione:

  • E' possibile apprendere modalità per calmarsi durante una discussione e rimandare la stessa ad un momento di maggiore tranquillità, imparando a far fluire i momenti di tensione. Attenzione: rimandare un confronto ad un momento di maggiore tranquillità non vuol dire evitarlo!
  • Costruire momenti di “leggerezza” per la coppia, anche piccoli ed anche quando si hanno figli
  • Cercare un compromesso nell'organizzazione dei compiti e delle funzioni, anche rispetto alla gestione dei figli
  • Concedere spazio alla sessualità e laddove non sia temporaneamente possibile esprimere questo aspetto, darsi comunque la possibilità di manifestare l'affettività
  • Dedicare del tempo per se stessi oltre che per la coppia (ritagliarsi uno spazio per sé, per prendersi cura dei propri interessi e svolgere piacevoli attività).

Considerando che il periodo può aver avuto delle ripercussioni sulla relazione, o che può aver elicitato dinamiche preesistenti a questa fase, può essere utile valutare di rivolgersi ad un professionista che possa aiutare la coppia nella gestione delle dinamiche legate alla conflittualità e/o alla sessualità.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti nelle difficoltà relazionali, accogliendo e accompagnando gli individui sia in all'interno di percorsi di coppia, che individuali.

BIBLIOGRAFIA B

ERTOCCHI, M., MURARO P. (2019). Uguaglianza e differenziazione nella terapia con la coppia. In Complessità e psicoterapia. L'eredità di Boscolo e Cecchin a cura di Pietro Barbetta, Umberta Telfner. Raffaello Cortina Editore

COOKLIN, A. (1987). Change in here and now systems versus systems over time. In: BENTOVIM, A., GORELL BARNES, G.,COOKLIN, A. (a cura di) Family Therapy: Complementary Frameworks of Theory and Practice. Academic Press, London-New York.

GORELL BARNES, G. (1983). A difference that makes a difference. J. of Family Therapy, 5, pp. 37-52.

GOTTMAN, J.M., LEVENSON, R.W. (1999a). "What predicts change in marital interaction over time? A study of alternative models". In Family Process, 38,2, pp143-158

GOTTMAN, J.M., LEVENSON, R.W. (2000). "The timing of divorce: Predicting when a couple will divorce over a 14-year period"

GOTTMAN, J.M., LEVENSON, R.W. (2002). "A two-factor model for predicting when a couple will divorce: Exploratory analyses using 14-year longitudinal data". In Family Process, 41, 1, pp.83-96 JACOBSON, N.S., GOTTMAN, J.M. (1998), When Men Batter Women: New Insights into Ending

Ipocondria: dal corpo immaginato al corpo sentito.

Spunti di riflessione a partire dal film “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”

Ansia, panico, fobie, ipocondria insieme ad un profondo senso di insicurezza e instabilità umorale affliggono Bernardo e Camilla, due perfetti sconosciuti che incrociano il loro destino sul pianerottolo dello psicoanalista che hanno in comune, di cui Camilla si è invaghita. È con maestria che Carlo Verdone ci rappresenta, non mancando talvolta di esasperazione e iperbole, le difficoltà che i protagonisti vivono proprio a causa dei sintomi da cui sono affetti. Accompagnati da un magico sacchetto di farmaci tra i più efficaci in commercio, Bernardo e Camilla, cominciano a conoscersi fino a diventare amici e a sentirsi sempre più vicini, non senza momenti di conflittualità. Non solo ansia e ipocondria accomunano i due, ma anche un profondo e ricercato tentativo di autorealizzarsi. Camilla, attrice di teatro, cerca di affermarsi nel mondo dello spettacolo, mentre Bernardo, critico rock, è alla ricerca, nello scrivere la biografia di Jimi Hendrix, dello scoop della sua vita. I due in realtà non si piacciono subito, ma l’insistenza di Camilla fa sì che gradualmente tra loro si stabilisca una inequivocabile e reciproca sintonia, basata proprio sulla possibilità di sentirsi rispecchiati nelle loro paure, ansie, fobie, ipocondrie.

È partendo da questa narrazione cinematografica che poniamo la nostra attenzione su ciò che caratterizza in particolare l’ipocondria, nel tentativo di dare il giusto spessore ad una sofferenza psicologica che il più delle volte viene sottovalutata, mal diagnosticata e talvolta presa poco sul serio.

Nulla di più attuale, d’altronde come l’ipocondria, in un periodo in cui la paura di essere esposti al contagio da coronavirus continua ad aleggiare.

 

Che cos’è l’ipocondria?

Il termine ipocondria deriva dal greco e in particolare dal suffisso “hypo” sotto e “chondros” sterno, ovvero sotto lo sterno. Da qui la pratica della medicina ippocratica di curare l’ipocondria come un malessere dello stomaco e della mente che era responsabile non solo di problemi digestivi, ma anche di grande melanconia. Non è casuale la connessione tra stomaco ed emozioni, e di come oggi sempre di più le ricerche definiscano lo stomaco e l’intestino come il nostro secondo cervello. Ebbene sì, è proprio di sensazioni ed emozioni poco consapevoli che parliamo quando siamo in presenza di ipocondria.

Il DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali quinta edizione) descrive il disturbo come caratterizzato dall’eccessiva preoccupazione di avere o poter contrarre una grave malattia, in cui i sintomi possono non essere presenti oppure se presenti lo sono in forma lieve. L’aspetto centrale è che il soggetto è affetto da un elevato livello d’ansia riguardante il suo stato di salute, per il quale si allarma facilmente. Ciò porta a due tipi di comportamento:

  1. soggetti con richieste continue di visite mediche e accertamenti, i quali il più delle volte non riescono a calmierare l’ansia,
  2. soggetti che, nonostante siano fortemente preoccupati per la propria salute fisica, evitano l’assistenza medica ed eventuali accertamenti nel tentativo di non avvalorare il timore di essere affetti dalla presunta malattia.

Molto spesso troviamo l’ipocondria associata ad ansia, attacchi di panico, fobie, se non anche a disturbo ossessivo-compulsivo. In questi casi non solo il quadro clinico è più complesso, ma molto spesso i soggetti che ne sono affetti, vivono profonde limitazioni nella loro vita e sono considerati “esagerati”, “eccessivi”. Ciò che difficilmente trapela è la loro reale sofferenza, legata, come vedremo, non solo alla paura di contrarre una malattia.

 

Elementi importanti nell’ipocondria

a. Attaccamento

Cominciamo parlando del possibile attaccamento che il soggetto ha avuto sin dalla primissima infanzia. Bisogna considerare che l’attaccamento relazionale con la figura genitoriale di riferimento rappresenta la “base sicura” che fa sentire il bambino accudito, compreso nei bisogni fisici ed emotivi e gradualmente lo rende pronto e sicuro a distaccarsi per esplorare il mondo esterno. Quando invece la figura genitoriale fa fatica a sintonizzarsi con i bisogni primari ed emotivi del bambino, mostrandosi o poco attenta o eccessivamente preoccupata, il bambino iperattiva il sistema di attaccamento, mostrandosi poco propenso a separarsi da quest’ultima per muoversi ed esplorare l’ambiente esterno. Tutta la sua attenzione è concentrata sulla possibilità di avere attenzioni, aumentandone l’intensità ogni volta che sente la minaccia di perdere l’interesse dell’altro. Il corpo e il sintomo corporeo in questi casi, diventano centrali, data non solo la difficoltà della figura di riferimento di fronte al sintomo del figlio di soddisfare le richieste di cura concrete, ma soprattutto la fatica di rispecchiarne i bisogni emotivi, rassicurandolo della sua presenza e delle possibilità di guarigione. La loro relazione si sposterà tutta su un versante corporeo, diventando bambini bisognosi di cure ed emotivamente dipendenti dall’altro.

Bisogna considerare che lo schema di attaccamento strutturato durante l’infanzia continua a permanere nell’individuo, nonostante con la crescita e le successive esperienze di vita e relazionali essi possano subire modifiche, volgendo in alcuni casi verso uno stile relazionale sicuro e maggiormente in grado di muoversi nel mondo. In alcuni casi lo schema d’attaccamento insicuro riemerge nei momenti di stress oppure in altri casi lo schema d’attaccamento non subisce modifiche, anzi si cristallizza rendendo difficile il momento della separazione dalla figura di riferimento e soprattutto i successivi rapporti.

 

b. Un corpo “non sentito”, ma sintomatologico

Il corpo diventa centrale, ma è un corpo “non sentito”, piuttosto “pensato”, “fantasticato” nelle sue forme più temibili.

L’ascolto del proprio corpo è volto alla possibilità di “avere il pieno controllo” su se stesso e su una possibile sintomatologia corporea, nella piena illusione di poter prevenire, scongiurare possibili malattie.

Come abbiamo visto, parlando dell’attaccamento alle figure genitoriali, la difficoltà di ascolto del proprio sentire corporeo parte dall’infanzia. Salonia (2014), psicoterapeuta della Gestalt, dice: “quando il bambino nel suo corpo che cresce, avverte la tensione del sentire, ovvero l’intensificarsi del ritmo respiratorio che dà forma alle emozioni, ha paura e cerca un corpo che lo accolga, un corpo che attraverso il contenimento, dia al suo corpo il coraggio che lo rende integro. Se questo accade, il bambino imparerà ad avere fiducia nelle sensazioni corporee, nelle emozioni, e avrà appreso che esse portano la pienezza relazionale e personale. Se il corpo del bambino non “trova” il corpo dell'adulto (perché assente o impaurito), allora la paura normale delle proprie sensazioni si trasforma in terrore, diventa fobia: si blocca il respiro che andava ad aprirsi, i muscoli si tendono e viene chiuso ogni varco all'energia emozionale” (pp. 561).

 

c. L’azione come processo identitario

La difficoltà è proprio quella di rimanere in contatto con l’energia che emerge dal corpo, senza la fantasia di un corpo che va in frantumi e senza l’ossessione dalla paura di contrarre una malattia. “Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini a carattere invasivo e ripetitivo che si presentano alla mente non voluti, incontrollabili da parte dell'individuo. La loro funzione sembra essere quella di controllare l'energia e le sensazioni che il corpo inizia ad avvertire e di cui si impaurisce perché le sente come incontenibili spinte ad azioni distruttive. È il rischio dell’agire che si vuole controllare: l'azione, infatti, è rischiosa perché si può sbagliare, si può fare del male, e rende responsabili in prima persona. (Salonia, 2014, pp. 564). Ma è proprio nell'azione che è possibile dare corpo al proprio sentire facendo sì che essa divenga “il luogo in cui l'unicità della persona si esprime in modo irreversibile, diventa visibile al mondo intero e traccia le linee dell'identità” (Salonia, 2014, pp. 565).

 

In un ipotetico percorso terapeutico per superare l'ipocondria due passaggi risultano fondamentali:

  1. dare ascolto alle sensazioni ed emozioni a partire dal corpo
  2. dare corpo alla propria azione e al proprio sentire

In un processo dal basso verso l’alto, dal corpo ad una mente maggiormente consapevole, è possibile recuperare un maggior senso di fiducia nei confronti di un corpo che sente e si emoziona, piuttosto che un corpo che dà sintomi e paure. È possibile, inoltre, ristabilire anche la graduale possibilità di costruire dentro di sé quella base sicura mancata, ma fondamentale per sentirsi liberi di muoversi e agire nell'ambiente esterno e nella relazione con l’altro.

Non servono azioni o progetti di successo, come Bernardo e Camilla per gran parte della loro vita hanno cercato di fare, quanto di azioni incarnate nel proprio corpo, sentite nella propria interezza, pienamente nutrienti.

In questo modo l’attenzione è pronta per volgere finalmente lo sguardo dal proprio corpo concepito inizialmente fragile e cagionevole, ad un corpo che può cominciare a desiderare ciò che è presente nell'ambiente esterno, ma anche e soprattutto a desiderare il corpo dell’altro.

Cruciale da questo punto di vista il momento in cui Bernardo si accorge di essere innamorato di Camilla ed è pronto a rinunciare, non solo allo scoop tanto atteso che l’avrebbe reso famoso, ma anche alla donna con la quale aveva costruito un rapporto di dipendenza.

James Hillman (1997), nel suo libro il codice dell’Anima, dice “esiste un motivo per cui la mia persona, che è unica e irripetibile, è al mondo, e che esistono cose alle quali mi devo dedicare al di là del quotidiano e che al quotidiano conferiscono la sua ragion d’essere; la sensazione che il mondo, in qualche modo, vuole che io esista, la sensazione che ciascuno è responsabile di fronte a un’immagine innata, i cui contorni va riempiendo nella propria biografia (pp.18-19).

Bibliografia

Hillman J., Il codice dell’anima, Adelphi, Milano, 1997.

Salonia G., La psicoterapia della Gestalt con gli stili relazionali fobico ossessivo-compulsivi, in La Psicoterapia della Gestalt nella pratica clinica. Dala psicopatologia all’estetica del contatto, Francesetti G., Gecele M., Roubal J., Franco Angeli, Milano, 2014. Verardo A. R., Attaccamento traumatico: il ritorno alla sicurezza. Il contributo dell’EMDR nei

Pagina 1 di 29

Contatta lo Psicologo Consultorio Antera

Per richiedere un primo incontro gratuito è sufficiente telefonare allo 06.45.425.425 - 320.87.55.641 (anche via SMS o tramite WhatsApp) – o inviarci un messaggio tramite l'apposita area contattaci

Per comunicazioni di tipo diverso, non relative ad informazioni sui servizi, utilizzate l'indirizzo e-mail segreteria@consultorioantera.it

Iscriviti alla nostra newsletter

Per tutti gli iscritti alla nostra newsletter, sono disponibili in esclusiva i nostri e-book, pubblicati periodicamente con l’obiettivo di contribuire alla divulgazione qualitativa della professione. Trattano di argomenti di interesse comune, inerenti il benessere psicologico o le problematiche più diffuse: prendendo spunto dalla letteratura scientifica e dalla esperienza clinica, cercheranno di rispondere alle domande più frequenti e di far emergere nuovi spunti di riflessione.

Sono risorse che il Consultorio Antera Onlus desidera mettere a disposizione in maniera del tutto gratuita per chiunque abbia curiosità e interesse relativi allo specifico tema di volta in volta trattato.

compila il form seguente per ricevere la nostra newsletter e i nostri ebook gratuitamente.

I agree with the Privacy e Termini di Utilizzo

Consulenza Tecnica di Parte (CTP) Psicologica, Neuropsichiatrica Infantile, Psichiatrica e Giuridica

Il Consultorio Antera Onlus mette a disposizione dell'utenza anche una rete di professionisti esperti che si occupano di Consulenze Tecniche di Parte in ambito giuridico e peritale. Contattateci per qualsiasi ulteriore informazione.