Consultorio Antera

Consultorio Antera

Lo psicologo-psicoterapeuta può valutare la necessità, in alcune specifiche situazioni che approfondiremo all'interno di questo articolo, di attivare un intervento maggiormente complesso e articolato per rispondere alla richiesta di aiuto del paziente: oltre a condurre il percorso psicoterapeutico, assume in modo funzionale il ruolo di regista e coordinatore, dialogando con le eventuali figure professionali che già ruotano intorno alla persona o attivando nuovi possibili interventi. Tutto ciò perchè molto spesso solo un “buon lavoro di squadra” può portare a cambiamenti e miglioramenti a lungo termine, un lavoro di rete all'interno del quale il paziente possa sentirsi realmente accolto e supportato.

 

Psicoterapeuta e Psichiatra

L’impiego di interventi psicologici e psichiatrici in maniera integrata si va sempre più radicando grazie anche al contributo della ricerca scientifica che, sottolineandone l’efficacia, ha permesso il superamento delle reciproche diffidenze che portavano, in modo superficiale, a considerare ciascuno dei due approcci come elettivo. Oggi esistono numerose conferme degli effetti positivi dovuti all’integrazione dei due approcci, in quanto ognuno svolge un ruolo complementare all’altro.

Non si tratta di due discipline così profondamente diverse tra loro, ma di due modi, sì diversi, di osservare la psicopatologia, ma che si aiutano e si arricchiscono l’un l’altro, l’associazione dei due trattamenti può avere infatti uno spettro d’azione più ampio e risultare più efficace. Il lavoro in rete fra le due figure professionali può configurarsi in diversi modi, ma si basa sempre su una condivisione degli obiettivi che ci si prefigge, accogliendo e supportando la persona in modo globale.

 

Terapia farmacologica e psicoterapia: una buona sinergia

Il lavoro di psicoterapia portato avanti dalla figura dello psicoterapeuta offre l'opportunità di attivare processi di cambiamento: conduce gradualmente al miglioramento del funzionamento affettivo, cognitivo e sociale della persona, attivando le risorse dell'individuo e permettendogli di affrontare con nuove strategie le sue difficoltà. La terapia farmacologica, prescritta e seguita dallo psichiatra, se mirata e adeguatamente modulata, svolge oltre alla sua azione diretta anche una azione facilitante sul funzionamento psicologico del paziente, allevia i sintomi e migliora la sua capacità di entrare in contatto con il proprio disagio e di parlarne all'interno appunto di un percorso di psicoterapia.

Il farmaco può essere considerato un vero e proprio “gesso”, necessario e imprescindibile in alcune situazioni, ma con un uso temporaneo o comunque modulabile nel tempo. È importante quindi sottolineare il buon lavoro sinergico fra i due interventi, per cui l'uno amplifica e migliora l'efficacia dell'altro.

 

Approccio integrato: lavoro in rete con altre figure professionali

Oltre alla preziosa collaborazione fra psichiatra e psicologo-psicoterapeuta, quest'ultimo può costruire un lavoro di rete anche con altre figure professionali, sempre nell'ottica di un intervento integrato che possa attivare le risorse della persona all'interno dei suoi diversi contesti di appartenenza. Approfondiamo ora alcune possibili collaborazioni, attuabili a seconda del tipo di richiesta che ci troviamo ad accogliere e che caratterizzano da sempre anche il nostro lavoro all'interno del Consultorio Antera.

Personale scolastico

Lo psicologo-psicoterapeuta collabora con il personale docente e non docente delle scuole nella costruzione di percorsi di sostegno e di intervento con bambini e ragazzi, per promuovere il benessere psicologico e le risorse nel contesto scolastico. Questo si traduce ad esempio in incontri con gli insegnanti o con genitori e insegnanti insieme, nell'ottica di un presa in carico globale del bambino o del ragazzo, collaborando attivamente secondo obiettivi e strategie comuni. 

Dietologi/Nutrizionisti

I disturbi della sfera alimentare offrono un valido esempio di come sia di fondamentale importanza creare un buon lavoro di rete con le figure dietologi o nutrizionisti, per affrontare in modo efficace la problematica presentata dalla persona che ci chiede aiuto. Solo lavorando in sinergia con queste figure si possono ottenere cambiamenti duraturi nel tempo, accogliendo e supportando la persona sia da un punto di vista psicologico, che organico. Per approfondire questa specifica tematica rimandiamo agli articoli precedentemente pubblicati all'interno della sezione “Articoli” del nostro sito. 

Assistenti sociali/educatori

E' importante poter costruire una buona collaborazione anche con i servizi del territorio, dialogando con essi in modo attivo e propositivo. Nell'accogliere individui, minori o adulti o situazioni familiari che stiano già facendo un percorso supportati da assistenti sociali o educatori, il nostro lavoro non può prescindere da una buona collaborazione con essi, sia nella fase iniziale che durante tutto il nostro operato. Anche in questo caso, come già ribadito per la figura dello psichiatra, le due tipologie di intervento possono essere assolutamente complementari e rafforzarsi vicendevolmente.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti, accogliendo le specifiche richieste e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico. All'interno del nostro centro, grazie alle diverse competenze dei professionisti, sarà possibile costruire un progetto ad hoc sulla persona, con attenzione e propensione al lavoro di rete, sia con figure professionali interne al centro che esterne, collaborando attivamente con esse. Se desideri avere ulteriori informazioni contattaci telefonicamente o inviaci un messaggio tramite l'apposita area.

Cosa significa avere un attacco di panico?

Gli attacchi di panico sono episodi durante i quali chi ne soffre è preda di una forte ansia e paura molto intensa, senza un apparente pericolo. Il termine “panico” deriva dalla mitologia Greca, in particolare dal dio Pan, il dio dei pascoli e della natura.

Il dio Pan era un essere spaventoso, aveva infatti il corpo mezzo umano e mezzo caprino. Il mito racconta che il dio Pan era solito attaccare improvvisamente le ninfe del bosco, durante il meriggio, per possederle, suscitando in loro un terrore vivissimo e bloccante, appunto il “timor panico”.

Da questo mito e dagli attacchi improvvisi del dio Pan trova origine il termine “attacchi di panico”.

 

Definiamo cosa sono gli attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono stati di ansia molto forte, che insorgono per lo più in modo inaspettato e con associati spesso sensazione di morte imminente, perdita del controllo o paura di impazzire. I numerosi sintomi fisici presenti durante gli attacchi allarmano la persona, tra questi possiamo evidenziare la fatica a respirare con senso di oppressione toracica, il dolore al petto, la tachicardia e le vertigini. Gli attacchi di panico variano tra loro sia per intensità, che per gravità.

Possono avere una frequenza moderata e presentarsi in modi svariati: una volta alla settimana per mesi, oppure essere più frequenti ma presentarsi per settimane e poi non ricomparire per lunghi periodi di tempo.

A volte gli attacchi di panico si presentano in correlazione con altri disturbi, in questi casi, in genere, si specifica la diagnosi psichiatrica principale; questo può essere il caso, ad esempio, di diagnosi di disturbo post-traumatico da stress con attacchi di panico. Se gli attacchi si ripetono, compaiono senza una ben chiara causa scatenante, e mantengono il soggetto in uno stato di preoccupazione e timore per successivi possibili attacchi allora parliamo di “disturbo” e nello specifico di disturbo di panico.

 

Il DSM-5 e il disturbo di panico cosa devo sapere?

Il disturbo di panico è presente nel capitolo dei disturbi d’ansia ed è caratterizzato dalla presenza di ricorrenti attacchi di panico (almeno due, anche se in genere gli attacchi sono molti di più) definiti come “inaspettati”. Il termine “inaspettati” sta a significare che, apparentemente, non si evidenziano cause scatenanti l’attacco. Inoltre il DSM-5 inserisce una lista di tredici diversi sintomi che possono manifestarsi durante l’attacco. Per poter parlare di disturbo di panico è necessario che si presentino, in modo concomitante, almeno quattro dei sintomi presentati.

I criteri diagnostici del disturbo di panico sono:

  • Ricorrenti e inaspettati attacchi di panico.

Gli attacchi di panico sono caratterizzati da intensa paura e disagio che raggiungono il picco di intensità in pochi minuti. Durante gli attacchi si devono presentare, in concomitanza, almeno quattro dei seguenti sintomi:

  • palpitazioni o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori
  • sensazione di fiato corto o di fatica nel
  • respirare
  • sensazione di soffocamento
  • dolore retrosternale
  • nausea o dolori addominali
  • vertigini, sensazione di instabilità, testa
  • leggera o sensazione di svenimento
  • brividi o vampate di calore
  • parestesie (sensazioni di formicolio o di intorpidimento)
  • derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi separato da sé stesso)
  • sensazione di perdita del controllo o di “diventare matto”
  • paura di morire

 

Almeno uno degli attacchi è seguito da un mese o più, durante il quale si presenta uno o entrambi dei seguenti sintomi:

  • Preoccupazione persistente relativa alla possibilità di avere altri attacchi di panico o alle relative conseguenze
  • Cambiamenti nei comportamenti quotidiani che procurano un disadattamento significativo e collegati agli attacchi di panico
  • Il disturbo non è collegabile all’effetto fisiologico di sostanze come abuso di droghe o altre condizioni mediche
  • Il disturbo non è meglio spiegato da altri disturbi mentali

 

Parliamo delle cause dell'ansia

Le cause degli attacchi di panico possono essere molto diverse tra loro. Si può evidenziare che il primo attacco si verifica durante un periodo particolarmente stressante dell’individuo. Lo stress può derivare da eventi che possono essere sia acuti che cronici; tra le situazioni che possono causare il primo attacco di panico troviamo cause fisiologiche, come la menopausa nelle donne, oppure cambiamenti di ruolo, come il pensionamento.

In generale possiamo affermare che un cambiamento importante nella vita dell’individuo può aumentare lo stress fisico o psicologico e sfociare in un attacco di panico o disturbo di ansia.

Dopo il primo attacco in genere la persona è portata a sviluppare una forte preoccupazione e apprensione. Queste portano i soggetti a rimanere in uno stato di tensione costante, la “paura della paura” che porta ad aumentare i livelli di stress e quindi favorire futuri attacchi.

Si instaura quindi un circolo vizioso, dove è la “paura di avere un attacco di panico” che alimenta l’ansia, che diventa panico e che produce un nuovo attacco.

 

Che conseguenze possono avere gli attacchi di Panico?

In genere chi soffre di attacchi di panico sviluppa delle conseguenze su diversi piani: cognitivo, emotivo e comportamentale. La persona può sviluppare preoccupazioni sia rispetto alla propria salute fisica sia problemi nella sfera sociale o nelle autonomie personali.

Può essere presente la preoccupazione di ritrovarsi da soli durante un attacco e non avere nessuno a cui chiedere aiuto che porta a ridurre le situazioni in cui la persona rimane da sola. Oppure, al contrario, la persona può essere preoccupata di avere attacchi di panico in situazioni e contesti sociali, per paura di essere giudicata negativamente dagli altri, tendendo, quindi ad isolarsi.

 

Panico ed Ansia nel frequentare luoghi pubblici

Chi soffre di attacchi di panico inoltre può sviluppare comportamenti che portano ad evitare posti e luoghi precedentemente frequentati. Le persone possono ridurre notevolmente il numero delle loro attività quotidiane modificando, cosi le loro priorità quotidiane o le loro passioni. Per paura di nuovi attacchi spesso si smette di frequentare contesti pubblici anche quotidiani come un supermercato o un negozio di vestiti.

La persona può sentirsi costantemente in allarme e monitorare costantemente i suoi segnali fisiologici (ad es. battito cardiaco, tensione muscolare, frequenza del respiro) creando e perpetuando uno stato di attivazione psicologica elevato e costante. In casi più gravi si arriva a un vero isolamento e la persona può non riuscire di casa. Riducendo in questo modo le attività quotidiane e peggiorando la qualità della sua vita, e il suo livello di benessere.

Quale è il percorso di cura adeguato per fronteggiare l'ansia e gli attacchi di panico?

La gestione degli attacchi di panico può prevedere diverse modalità terapeutiche. In genere i trattamenti possono essere di diverse tipologie: farmacologico, psicoterapeutico, oppure integrare farmacoterapia e psicoterapia. Il primo passo fondamentale è comunque quello di accettare di avere un problema e di soprattutto accettare di farsi aiutare. Difficilmente questi disturbi possono essere curati da soli. È necessario infatti l’intervento di un professionista che aiuti a trovare la strategia terapeutica più efficace. Curare un disturbo di panico, chiedendo aiuto il prima possibile, permette di non arrivare al cronicizzarsi del disturbo evitando che si instauri il circolo vizioso della paura.

Una volta accettato il problema sarà lo specialista a indicare i passi successivi.

In genere può essere necessario escludere cause di natura organica, per questo è consigliabile fare riferimento al proprio medico curante. Una volta accertata la natura psicologica degli attacchi è possibile iniziare il percorso di terapia.

 

Quale terapia farmacologica per gli attacchi di panico?

Per la cura del disturbo di panico è possibile intervenire con terapie farmacologiche adeguate. Ci sono diverse classi di farmaci che vengono impiegati con successo nel trattamento del disturbo di

panico e nella gestione degli attacchi di panico. Una tipologia di farmaci utilizzati sono le benzodiazepine. Le benzodiazepine sono farmaci che portando ad una rapida remissione o al controllo degli attacchi di panico. Sono però farmaci che possono portare a sviluppare spesso tolleranza.

Altre classi di farmaci utilizzati per gli attacchi di panico sono gli antidepressivi. Attualmente vengono privilegiati i cosiddetti “antidepressivi di nuova generazione” che, rispetto ai vecchi antidepressivi, sono meglio tollerati e presentano minori effetti collaterali. Nella scelta di una terapia farmacologica è però indispensabile affidarsi al proprio psichiatra di fiducia, in quanto le terapie richiedono un attento controllo da parte di un medico.

 

Quale percorso di psicoterapia per fronteggiare gli attacchi di panico?

Per il trattamento del disturbo di panico e per la gestione degli attacchi di panico è possibile affrontare un percorso di psicoterapia. L’approccio cognitivo comportamentale si è rivelato molto efficace nel trattamento di tali problematiche. Attraverso esercizi di rilassamento, di gestione e controllo del respiro, uniti ad un lavoro su pensieri e idee disfunzionali è possibile superare il disturbo di panico e ritrovare un senso di benessere e di autoefficacia.

Parte fondamentale di questo processo di cura è fornire le informazioni cliniche sugli attacchi di panico, e sui meccanismi che spesso mantengono e sostengono il disturbo. Vengono fornite informazioni su strategie per controllare il disturbo e affrontate le principali paure sfatando false credenze. Durante il percorso di psicoterapia rimane fondamentale affrontare le principali strategie aiutando la persona a riappropriarsi della propria quotidianità e del proprio benessere.

I pensieri catastrofizzanti fanno sì che le persone con attacchi di panico interpretino erroneamente i sintomi dell’ansia e li vedano come dei reali pericoli.

Prestare attenzione a cosa pensa nel momento in cui la persona diventa ansiosa e alle sensazioni fisiche che prova e molto importante per riportare attenzione ad uno stato di coscienza di sé.

Alcune cose che ci si può chiedere sono:

  • “Prima di focalizzare l’attenzione su quella parte del corpo, ero consapevole delle sensazioni fisiche?”
  • “Quando ho focalizzato l’attenzione sulle sensazioni, cosa è accaduto?”
  • “Ho notato sensazioni di cui non ero mai stato consapevole, concentrando l’attenzione su alcune parti del corpo?

 

Spesso in una situazione ansiogena la persona che avverte dei sintomi fisici molto forti sviluppa il pensiero e la paura di diventare pazzo, bisogna allora avere bene in mente l’importanza di sostituire questo pensiero con uno più adeguato come “Sto solo sperimentando sintomi fisici forti, non ho alcuna ragione di ritenere che sto impazzendo”.

Quando si provano delle sensazioni fisiche interpretate come pericolose iniziare a pensare che possono dipendere da altri fattori più reali risulta essere di grande aiuto; questi fattori possono essere:

✓ una risposta fisiologica, non pericolosa, all’aumento dell’ansia

✓ una reazione normale allo stress

✓ la conseguenza di un esercizio fisico

✓ la fatica

✓ gli effetti collaterali della nicotina, del caffè, dell’alcool o dei farmaci

✓ un’accresciuta vigilanza alle sensazioni corporee

✓ forti emozioni quali rabbia, sorpresa o eccitazione

 

Durante il percorso di terapia una fase importante è quella che prevede l’esecuzione degli esperimenti comportamentali per l’induzione dei sintomi in seduta.

Questi esperimenti permettono di scoprire che il modo in cui vengono interpretati i sintomi determina se l’ansia esita in panico oppure no. Sperimentare che non si producono le conseguenze temute fa diminuire la carica dei pensieri catastrofici.

Il terapeuta durante il percorso aiuterà la persona ad affrontare la situazione temuta senza fuggire, lavorando sul pensiero e sul comportamento permettendo di fronteggiare le situazioni temute senza dover fuggire.

 

Come noi ti possiamo aiutare per gestire gli attacchi di panico

Rimane dunque molto importante non sottovalutare l’aspetto anche invalidante del disturbo di panico che risulta avere un grandissimo impatto sulla vita della persona, importante è che ci si possa muovere in tempi brevi iniziando un percorso di cura che permette alla persona di riprendere il contatto con la sua vita e con il suo benessere ripristinando cosi livelli di equilibrio sani che possano essere funzionali alla gestione della quotidianità e al benessere percepito.

Il Consultorio Antera Onlus è un Centro di Prevenzione e Aiuto Psicologico. Nasce nel 2002 dall’iniziativa dei Soci Fondatori, psicologi e psicoterapeuti di diversa formazione ma accomunati dalla convinzione che il benessere psicologico sia un diritto di tutti e che offrire servizi professionali e qualificati con costi accessibili e tempi ridotti possa contribuire a promuovere lo sviluppo sia individuale che collettivo.

Antera (dal greco antheros, che significa “fiorito”) è un termine botanico, corrisponde alla parte terminale dello stame in cui è contenuto il polline destinato a fecondare i pistilli: è elemento che nutre e permette la nascita di altri fiori.

Difatti nel corso degli anni il gruppo di lavoro si è arricchito di nuovi professionisti coinvolti nel progetto, così come sono aumentate le attività svolte e le iniziative intraprese, ma l’idea fondante della sostenibilità è rimasta centrale, insieme a quelle della qualità del servizio e dell’arricchimento professionale dei soci.

L'Associazione Consultorio Antera Onlus costituisce una realtà ormai consolidata nell'ambito degli interventi finalizzati alla promozione del benessere psicologico dell'individuo e dei suoi contesti di vita. Attualmente offre i suoi servizi sia nella sede centrale di Roma (in zona San Giovanni) che presso le sedi di Fiumicino e di Monterotondo Scalo.

Si impegna a rispondere eticamente ed in maniera personalizzata alle varie richieste di aiuto, avvalendosi sia di psicoterapeuti esperti che di altri professionisti e di una rete di collaborazioni per accompagnare la persona in un percorso integrato di sviluppo del benessere.

Alla base di tutte le iniziative intraprese vi è inoltre la convinzione di una responsabilità sociale nella diffusione di una psicologia qualificata e competente, dove accanto ai principi imprescindibili della deontologia professionale, rappresentano un valore fondamentale i percorsi di ricerca, aggiornamento, confronto e condivisione.

Tra le principali attività, attualmente il Consultorio Antera Onlus:

  • svolge una costante attività di ascolto ed accoglienza;
  • organizza laboratori esperienziali per facilitare lo scambio e l'arricchimento personale;
  • propone periodicamente attività formative di tipo teorico-pratico, che rispondano alle necessità di acquisire strumenti importanti ed utili alla professione;
  • attiva con cadenza programmata incontri informativi sulle tematiche psicologiche di interesse comune;
  • predispone articoli e materiali a scopo informativo e divulgativo sulle tematiche di maggiore interesse inerenti il benessere psicologico, volti a rispondere alle domande più frequenti ed a chiarire eventuali dubbi sui diversi argomenti specifici proposti per un approfondimento.

 

Gli info groups organizzati presso le sedi e gli ebook pubblicati sul sito sono attività finanziate interamente dal Consultorio Antera Onlus, in quanto obiettivo statutario è la divulgazione qualitativa della professione. Sono pertanto completamente gratuiti, e ne può fruire chiunque abbia curiosità e interesse relativi allo specifico tema di volta in volta trattato.

 

Se desideri maggiori informazioni o desideri un confronto contattaci, saremo lieti di risponderti

Depressione Postpartum: Che cos'è e quali sono i fattori di rischio

La depressione post-partum è un disturbo di natura psicologica che può manifestarsi a vari livelli di gravità: da forme lievi e transitorie che prendono il nome di baby blues, a depressioni conclamate e più durature. Non è una “debolezza” né un “difetto caratteriale”, ma una vera e propria condizione di malessere che va riconosciuta ed affrontata. Le donne dopo il parto possono sentirsi tristi senza motivo, irritabili, facili al pianto, non all’altezza nei confronti degli impegni che le attendono. Inoltre, un sentimento ricorrente tra le neomamme, è quello della vergogna mista al senso di colpa. La paura di essere considerate delle madri inadeguate, alimentata da aspettative poco realistiche, può portare le donne a sentirsi colpevoli e ad essere poco inclini a cercare aiuto, dimenticando che occorre tempo per adattarsi alla maternità.

Non sono ancora state rintracciate spiegazioni univoche riguardo alle cause del fenomeno, ci sono molti fattori che concorrono alla comparsa della depressione post-partum, sia a livello organico che psicologico. Da un punto di vista fisiologico un ruolo importante è giocato dalla caduta dei livelli di estrogeni e progesterone dopo il parto, che amplificano sensazioni di stanchezza, pigrizia e abbassamento del tono dell'umore. A livello psicologico vanno considerati fattori quali alte e irrealistiche aspettative rispetto al proprio ruolo genitoriale, timore e senso di inadeguatezza per le imminenti responsabilità legate alla nascita del bambino e condizioni di scarso supporto familiare e sociale.

Va anche sottolineato come il rischio di sviluppare una depressione post partum può aumentare se vi è una familiarità rispetto ad una sintomatologia depressiva e ansiosa o se vi sono stati eventi stressanti nella vita della neo mamma durante l'anno precedente, come complicazioni di gravidanza, lutti, malattie o perdita di del lavoro. Semplice malinconia o depressione vera e propria? Molte mamme sperimentano semplicemente un malessere fisiologico chiamato "baby blues” (malinconia), che spesso si manifesta dopo la nascita del bambino e che generalmente comprende sbalzi d'umore e crisi di pianto che si risolvono rapidamente. Altre neomamme vanno però incontro ad una più severa e duratura forma di depressione, nota appunto come depressione post-partum.

E' importante distinguere fra una fragilità transitoria e l'instaurarsi di un possibile disturbo depressivo vero e proprio.

- Il baby blues: chiamato anche blues post-partum, consiste in un transitorio disturbo emotivo che si manifesta attraverso stati di tristezza e di ansia, irritabilità e crisi di pianto. Sebbene sia una condizione di disagio, tende a scomparire nell’arco di un paio di settimane, non richiedendo particolari cure, se non la possibilità che il proprio malessere possa essere accolto e ascoltato dalle persone più vicine. Il baby blues non è un vero e proprio disturbo, ma una condizione quasi fisiologica e molto frequente, si manifesta in più del 70% delle neomamme e la sua insorgenza è dovuta principalmente al drastico cambiamento ormonale nelle ore successive al parto e alla spossatezza fisica e mentale.

- La depressione post-partum: i sintomi principali sono improvvisi cambiamenti di umore, che si manifestano in forme mutevoli per durata e per frequenza, indolenza, affaticamento, inappetenza, insonnia o sonno eccessivo, confusione, pianto inconsulto, disinteresse per il bambino, paura di far male al proprio figlio o a se stessi. Il fenomeno è riscontrato in circa il 10% delle donne che hanno appena partorito, con un incremento del 30% se ne hanno già sofferto in occasione di un parto precedente.

 

Depressione post partum: la relazione tra mamma e bambino

La mamma che soffre di depressione post partum può reagire in due modi diversi nei confronti del suo bambino: può assumere un atteggiamento iperprotettivo, perdendo di vista i reali bisogni del neonato o può arrivare a sentirsi talmente inadeguata, da delegare totalmente la cura del bambino ad altri. E' molto importante per la madre affrontare quanto gli sta accadendo e poter così proteggere e tutelare il rapporto con il proprio figlio, costruendo gradualmente una buona relazione. Riconoscere ed affrontare il proprio stato depressivo è importante per poter trovare un buon equilibrio tra i propri bisogni e quelli del neonato.

 

Come affrontare la depressione post partum

Generalmente, se dopo la nascita del proprio bambino ci si sente depresse, si può essere riluttanti o imbarazzate a parlare del proprio stato d'animo, è possibile che prevalgano sentimenti di vergogna, sensi di colpa e di inadeguatezza. Tutti sono contenti dell'arrivo del bambino, pensano che debba esserlo anche lei e la mamma si adatta a questa situazione, sente di non potersi permettere di essere triste. E' importante considerare la durata del proprio malessere, l'eventuale peggioramento dei sintomi e il fatto che possa diventare sempre più difficoltoso prendersi cura del proprio figlio e di sè.

E' di fondamentale importanza poter condividere con le persone più vicine il proprio stato emotivo e poter giungere a formulare una richiesta di aiuto. Aver inoltre instaurato un rapporto di fiducia con figure professionali quali ginecologo, ostetrica, infermieri o puericultrici può aiutare a comprendere il proprio malessere e poter essere indirizzati verso un supporto di tipo psicologico.

Rivolgersi alla figura di uno psicologo-psicoterapeuta permette di mettere a fuoco quanto ci sta accadendo e poter affrontare il problema, tenendo in considerazione anche il partner e il contesto di riferimento. In alcuni casi può essere utile affiancare al percorso psicoterapeutico un supporto farmacologico, creando un lavoro in rete con lo psichiatra.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti che possono accogliere le neomamme e supportarle, aiutandole a definire ed affrontare il loro stato di malessere, all'interno di percorsi psicoterapeutici rivolti sia alla persona che alla coppia.

Se desideri avere ulteriori informazioni contattaci telefonicamente o inviaci un messaggio tramite l'apposita area.

Quello dei disturbi alimentari è un mondo molto complesso, popolato e multiforme, è ormai possibile divulgare tante notizie su ciò che le persone debbono sapere per vincere il loro disagio, ma nonostante ciò, l’accesso alle molte informazioni non permette sempre una diminuzione della sofferenza per la persona. Scopo di questo e-book non è dare ulteriori notizie sui disturbi dell’alimentazione ma poter permettere al fruitore di attivare delle riflessioni che possano condurlo alla scelta di iniziare un percorso di aiuto nella gestione sia della parte alimentare che della problematica sottostante, con il fine di riconciliarsi con il proprio equilibrio interiore. Spesso le persone che soffrono di Disturbo del comportamento alimentare provano per molto tempo a superare i loro ostacoli utilizzando, però, le informazioni che si trovano sui vari siti web non a loro vantaggio, ma a loro danno.

Partiamo quindi dalle domande più frequenti che ci hanno posto le persone che abbiamo incontrato e incontriamo tutti i giorni nella nostra pratica clinica e che possono essere di aiuto anche a chi ci legge:

Se salto i pasti dimagrisco?

Io pratico moltissima attività fisica mi sento stremata ma faccio il conto delle calorie così dimagrisco?

Mi pesavo continuamente ma il mio peso aumentava anche se bevevo è normale?

Queste sono solo alcune delle molte domande che ci rivolgono i nostri pazienti e reputiamo sia giusto in ogni percorso individuale partire proprio da loro per dare vita a delle riflessioni importanti che possono scardinare alcune credenze errate che bloccano la persona nel suo sviluppo. 

 

Cibo e cultura storica: riflessioni di partenza 

La tradizione, l’identità di un gruppo sociale e la cultura di appartenenza sono spesso espresse attraverso il linguaggio culinario che diventa non solo mezzo di sopravvivenza ma vera e propria condivisione di regole, tradizioni e di vissuti. La cucina e il cibo da sempre hanno ispirato cambiamenti, invenzioni e soprattutto contaminazioni di culture diverse, nate da una fusione di varie identità. Anche senza entrare nello specifico dei cambiamenti culinari dei diversi periodi storici, possiamo capire l’importanza del significato simbolico che il cibo ha assunto e soprattutto soffermandoci sull'attributo “grasso” possiamo vedere come si è passati da un’accezione positiva di esso in una società caratterizzata da guerre, carestie e povertà, ad un’accezione negativa nella società moderna dove il “corpo grasso” diventa una zavorra, un ostacolo per l’accettazione sociale, per il lavoro e per il benessere.

Si passa quindi sempre di più da un corpo edonizzato in cui le forme diventano rappresentative di una persona ricca che doveva essere stimata e trattata in modo superiore, a un corpo ragionato e sempre più costruito.  Il convivio, da sempre luogo di scambio e condivisione, diventa luogo di presenza fugace, sempre più ragionato e sede di dialogo razionale. Proprio partendo da queste premesse forse si può ragionare sull’emergere di una patologia in un determinato periodo storico e sullo stretto rapporto tra organismo e ambiente che porta a considerare il cibo e l’utilizzo di esso come mezzo di evoluzione e sviluppo di caratteristiche idonee all’integrazione sociale.

Abbiamo sottolineato come il cibo abbia importanza cruciale e valenza sociale di scambio, infatti attraverso di esso condividiamo paure, gioie, intenzioni creando sia uno scambio intimo con noi stessi sia coesione con gli altri nei momenti di ritrovo a tavola, sempre più spesso con amici o colleghi di lavoro. Nell'ambito delle riflessioni sull'importanza del cibo non si deve sottovalutare una componente importante culturale che è l’atto del “nutrire”, che si carica di valori e significati simbolici di relazione, comunicazione e amore. Il cibo quindi, che è sempre stato un importante mezzo con cui noi costruiamo la nostra rete sociale, ma anche la nostra soggettività, oggi diventa spesso nemico, in una realtà in cui gli elementi dell’individualismo, della profonda solitudine e dell’insicurezza sono forse quelli che più caratterizzano la società moderna.

Il cibo ma soprattutto il momento della tradizione conviviale legata ad esso vengono visti quasi come simbolo del legame di dipendenza dal contesto familiare, diventando nemici del sogno moderno dell’autonomia estrema a tutti i costi. L’uomo della società moderna è un uomo frenetico, irrequieto e sempre in movimento, che ricerca continuamente il suo centro in obiettivi sempre nuovi; proprio in questo vortice di continuo cambiamento diventa impensabile il riposo, l’essere fermo, anzi diventano pensabili solamente se si trovano in una cornice definita e socialmente accettata, per questo sentiamo l’esigenza di riposarci facendo paradossalmente attività che ci costringono a fermarci, per questo cerchiamo nelle pratiche diffuse di mindfulness di riconquistare lo stare nel presente e godere di ciò che sentiamo.

Nella solitudine psicologica che contraddistingue la nostra società, il disagio e la frustrazione quotidiana, non possono essere tollerati, cosi si ricorre subito a gratificazioni che tolgono la fonte del nostro stress. 

 

Come mai io soffro di disturbi alimentari e non un’altra persona? 

Tantissime sono le informazioni sulle caratteristiche cliniche dei disturbi alimentari e l’accesso ad esse è molto facile e veloce ma nonostante questo una delle prime domande poste dai familiari è: “come mai a lei?” iniziando a dar vita a tutta una serie di comportamenti che cercano di deviare l’attenzione, senza comprendere in verità il nucleo più importante che appesantisce la persona.

E cosi che Elena dice: “…dicono tutti che devo pensare sempre alle cose positive che ho, ma il mio pensiero va sempre lì sul cibo…

Cosi Alessia chiede: “...perché nessuno capisce e continuano a dirmi pensa a come sei brava a scuola mentre il mio pensiero è il numero sulla bilancia…” 

Cosi la mamma di Sara dice: “… noi abbiamo fatto sempre tutto quello che ci chiedeva e lei ci ripaga vomitando e facendo questo…”.

 

Perché insorge il disturbo dell'alimentazione?

Rispondere al perché insorge il disturbo è spesso faticoso e complicato per mille aspetti differenti tra loro.

Cercheremo di dare alcuni piccoli spunti di riflessione su macro aree che spesso hanno un peso rilevante. Alcune situazioni possono portare la nostra attenzione sull'ambiente di apprendimento, spesso la condivisione di esperienze comuni (come un altro membro della famiglia che soffre di disturbo alimentare) potrebbe essere la base di una specie di imitazione nelle proprie abitudini; tra gli aspetti importanti c’è quello del peso corporeo: alcune ricerche mostrano come molte persone con alimentazione incontrollata hanno tendenza di peso naturale sopra la media e circa la metà delle persone affette da bulimia risulta in sovrappeso prima di presentare il vero e proprio disturbo.

Alcuni fattori psicologici come umore tendenzialmente depresso o bassa autostima, senso di incapacità e inefficacia sono fattori molto ricorrenti e comuni.  Non si può, comunque, affermare che questi fattori siano la causa dei problemi alimentari, poiché spesso sono presenti anche in persone che poi non sviluppano un disturbo dell’alimentazione.  La volontà di dimagrire molto spesso innesca il pericolo di perdere il controllo, si crea un circolo vizioso importante da cui è molto difficile uscire: la restrizione alimentare eccessiva porta ad un aumento della tensione psicologica, che viene smorzata ricorrendo all'abbuffata, per poi passare al senso di colpa e al timore di prendere peso, il che a sua volta conduce ad ulteriori restrizioni rinforzando e perpetuando il disturbo.

Gli aspetti sociali sono un’altra grande area da prendere in considerazione, infatti esistono nel contesto sociale numerose convinzioni riguardo il peso e le forme corporee derivanti da regole culturali e di costume; in una cultura che premia la magrezza e conferisce spesso ad essa il sinonimo di accettabilità e amabilità è ipotizzabile che persone con bassa autostima, difficoltà nelle relazioni ed elevata ansia sociale sviluppino questo tipo di disturbi intraprendendo una dieta per ottenere l’approvazione sociale. Naturalmente ciò non significa che la nostra cultura sia la responsabile di tutto, ma possiamo affermare che alcune caratteristiche di essa possono rappresentare dei fattori di rischio per le persone più vulnerabili.  Per molte persone che soffrono di bulimia, la preoccupazione per il peso e le forme corporee ha enorme significato poiché il loro “valore personale” spesso è in stretta relazione con il loro corpo.

La forma del proprio corpo diventa un metro fondamentale di giudizio su di sé, tanto che acquistare peso può essere vissuto come un evento catastrofico, con effetti devastanti sull’equilibrio psico fisico. Il dimagrimento e l’autocontrollo possono essere rinforzati da molti fattori sociali, come i complimenti degli amici, i riconoscimenti etc… Ricevere complimenti per un’azione porta naturalmente a pensare di essere bravi e capaci, questo innesca un meccanismo di rinforzo automatico poiché la persona inizia un dialogo interno in cui inizia a complimentarsi da sola per aver controllato il cibo ingerito. Una componente molto importante è la capacità che la persona perde di registrare con precisione il senso della fame e della sazietà continuando, spesso, a mangiare senza avvertire il segnale di “stop” e il senso di sazietà e cadendo nell'abbuffata, oppure saltando pasti sani senza sentire le richieste del proprio corpo.

L’incapacità di inserirsi in un ritmo nutrizionale equilibrato ha conseguenze negative sia a livello fisico che emotivo, determinando uno stato di ansia e angoscia continui, legati alla perdita del controllo e al tentativo di gestire, quindi, sia il cibo e l’alimentazione che tutti gli altri aspetti della propria vita. 

 

Perché devo chiedere aiuto?  

Decidere di volersi bene è un atto di coraggio grande, ma prima di iniziare un percorso di psicoterapia per affrontare il disturbo è molto importante porsi delle domande:

-Sarà faticoso e avrò il coraggio di affrontarlo? 

-Ho il coraggio di mantenere il mio obiettivo per essere felice?

Non spaventatevi se la vostra risposta non è immediatamente SI, non abbiate paura di iniziare, la lista dei vantaggi diventerà sempre più grande e magari potrete aumentarla con delle nuove domande e risposte che vi porrete durante il percorso.   Quando conoscerete il terapeuta non siate generici nel vostro racconto, se fornite tanti dettagli potrete essere di grande aiuto al professionista per inquadrare tutta la situazione.

Cominciate dal momento in cui qualcosa non è andato, ripercorrete nella mente ciò che vi ha turbato, fate uscire i vostri sentimenti, le vostre emozioni, e vedrete come inizierete già immediatamente a fare i primi collegamenti tra azioni, pensieri ed emozioni. Il professionista è lì per aiutarvi e non per giudicarvi.  La nostra “ruota del cambiamento” inizia quando ci accorgiamo di avere un problema, anche se non lo vogliamo ammettere in modo esplicito o non ci sentiamo pronti a cambiarlo; ad un certo punto una sensazione di qualche cosa che non funziona emerge e ci inizia a dare disagio crescente che ci costringe a fermarci e a guardare. Questo fastidio aumenterà sempre di più e darà inizio ad una fase nuova in cui ci troveremo ad urlare: “non posso farcela cosi, sono stanca!!!!!!”.

Questo è un momento fondamentale perché è da qui che potremo veramente percorrere una nuova strada, quella del cambiamento e dell’azione. Agire significa cominciare a cercare una soluzione al nostro problema, qualcuno che possa guidarci e sostenerci nella gestione e nella comprensione di ciò che non va, qualcuno che possa supportarci nei nostri momenti difficili. Ognuno di noi subisce fluttuazioni in ciò che pensa e prova e anche la nostra motivazione al cambiamento può modificarsi, non dobbiamo spaventarci ma valutare con il terapeuta le fasi in cui ci si trova per far sì che ci possa accompagnare in tutti i momenti, senza andare incontro a delusioni o fallimenti.

 

La Psicoterapia per i Disturbi Alimentari, quel momento oscuro 

Spesso la grande paura con la quale ci si deve confrontare è quella di non sapere a cosa si va incontro quando si comincia un percorso di terapia per un disturbo alimentare, nulla è predeterminato e nulla è sempre uguale. La paura e l’incertezza diventano, quindi, nemici importanti che ostacolano il passo coraggioso del chiedere aiuto. Possiamo riassumere alcune aree importanti da affrontare con nutrizionista o dietologo e psicoterapeuta in un percorso integrato e idoneo in caso Disturbi Alimentari:

  • La regolazione del peso con il calcolo BMI, le variazioni fisiologiche del peso e il raggiungimento e mantenimento dell’obiettivo
  • Le conseguenze delle abbuffate e di tutte le condotte compensatorie come anomalie di fluidi ed elettroliti, erosione dello smalto dentale, ciclo mestruale irregolare e poco controllo del senso di fame e sazietà etc.
  • L’inefficacia delle condotte utilizzate cercando di ridefinire delle false credenze che ci sono alla base come ad esempio la più comune credenza che l’utilizzo del vomito permetta di eliminare totalmente ciò che abbiamo mangiato, oppure che l’eccessivo esercizio fisico possa far bruciare più massa grassa etc.
  • I campanelli di allarme che fanno scattare certe condotte: molto importante risulta l’analisi delle aree del pensiero legate a specifici comportamenti, facendo attenzione a collegare le particolari emozioni che possono spaventare la persona ed indurla a mettere in atto determinati comportamenti lesivi.
  • La storia personale, da ripercorrere per cercare di ricostruire “il puzzle degli eventi”, le emozioni o i pensieri che ad un certo punto sono diventati disfunzionali nello sviluppo della persona. 

Il comportamento è uno dei primi aspetti da affrontare nella terapia, infatti restrizioni alimentari, condotte compensatorie, abbuffate non sono solo sintomi utili per riconoscere la presenza del disturbo ma sono elementi da contrastare, poiché non affrontandoli in modo prioritario si rischia di compromettere il percorso terapeutico; affrontare in maniera adeguata quest’area significa poter aiutare la persona a gestire meglio la situazione, fornendo tecniche e strategie utili per risolvere e bloccare i comportamenti perpetuati. 

La qualità delle relazioni sociali è un altro fattore molto importante per il buon esito della terapia, cambiamenti importanti in alcuni settori della vita hanno spesso un ruolo molto importante nel mantenimento o meno del disturbo dell’alimentazione; spesso attraverso l’abbuffata o la restrizione si manifestano delle emozioni ritenute “pericolose” come la rabbia o la paura dell’abbandono, oppure richieste di aiuto legate a situazioni sociali che creano ansia. Lavorare sull’assertività e sulle abilità sociali spesso porta anche ad un miglioramento nei problemi dell’alimentazione.

Incoraggiare la persona a lavorare con strategie di problem solving in modo da programmare il comportamento da tenere in situazioni ritenute rischiose, soprattutto quando sono quotidiane, aiutarla a creare strategie alternative in modo da instaurare comportamenti difficilmente compatibili con l’assunzione disinibita di cibo risultano essere i passaggi più importanti. È necessario che la persona all'inizio del percorso adotti un comportamento alimentare pianificato, che esalti la capacità personale di mangiare senza la paura di perdere il controllo e inoltre senza farsi condizionare dagli stimoli interni come i propri pensieri o le proprie emozioni, o dagli stimoli esterni come le situazioni sociali che possono condurlo a comportamenti non salutari.  Attraverso l’acquisizione di un maggior controllo la persona sarà aiutata a confrontarsi con pasti equilibrati e quantità normali, riuscendo a cogliere i segnali biologici di fame e sazietà e potendo riscoprire i propri gusti, migliorando così il proprio assetto cognitivo, emozionale e comportamentale.

 

Sarò all'altezza per non mollare? 

Non spaventatevi se vi capiterà di fare passi che percepite come un tornare indietro o se vi sentite demotivati o stanchi, la paura sarà vostra compagna, ma ricordate sempre che il cambiamento richiede tempo e costanza.

Prendetevi del tempo per sperimentare e imparare a distinguere la fame biologica dai vostri stati emotivi, a piccoli passi arriverete a decodificare il corpo, ad ascoltarlo e a credere in ciò che sentite, fidatevi del vostro corpo e cercate di comprendere le richieste che fa durante il giorno. Un passo importante è imparare a contrastare i falsi messaggi che ci arrivano sulla fame dedicando sempre meno tempo a preoccuparsi di cosa si mangia, di quanto e quando, questo ci aiuterà ad impiegare le energie in modo costruttivo per il nostro sviluppo.

L’autostima e l’autoefficacia sono molto importanti perché diventano basi fondamentali nella costruzione del percorso di sviluppo personale. Spesso una componente importante nel blocco diventa la paura del giudizio; essere giudicati fa parte della nostra vita e dei rapporti che abbiamo con gli altri; importante diventa, quindi, accettare idee diverse e imparare a gestire le nostre ansie rispetto al dover piacere a tutti ed essere sempre accettati.

Tutti ci preoccupiamo di dire la cosa giusta al momento giusto, oppure di fare la cosa che ci rende più noti o apprezzati, ma mentre percorriamo questa strada ci accorgiamo, spesso, di aver perso tempo e di non aver vissuto il presente. Cercare di piacere a tutti è un’impresa fallimentare quindi dobbiamo scegliere tra le tante persone quella più importante: NOI; questo viene interpretato come egoismo ma in realtà non lo è, significa solamente essere soddisfatti di noi, piacerci e poter così ridimensionare l’importanza del giudizio dell’altro. Molti racconti delle persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione hanno come punto importante l’utilizzo del cibo per controllare emozioni altre; l’alimentazione diventa mezzo per avere potere su ciò in cui ci si sente fragili e diventa lo scettro per sentirsi all'altezza nell'affrontare determinate situazioni, è così che la delusione si trasforma in abbuffata, che la noia si trasforma in un’abbuffata, la paura, la rabbia si trasformano in abbuffata tutto è risolto con il cibo, ma dopo?

Dopo in realtà nulla si trasforma e così si cade in una sensazione di disperazione, una spirale di colpa e inadeguatezza che si cerca nuovamente di superare sempre utilizzando il cibo in modo restrittivo e così re-inizia il circolo infinito di sostituzione dei mezzi adeguati che in realtà sono sempre inadeguati. 

 

La forza del pensiero e la bassa autostima: i nostri tasselli importanti 

 La nostra esperienza clinica e i risultati di molte ricerche indicano che la bassa autostima è diffusa tra le persone con disturbi dell’alimentazione e che può precedere l’esordio del disturbo. Alcuni dati sottolineano come la bassa autostima sarebbe associata ad una scarsa risposta al trattamento. Di solito l’autostima viene comunque modificata attraverso la terapia lavorando su pensieri e emozioni; tuttavia pazienti che presentano un’autostima molto bassa possono sforzarsi eccessivamente nel controllo della propria alimentazione, della forma corporea e del peso per raggiungere un “valore personale”: tali elementi rendono particolarmente difficile l’approccio al cambiamento per la poca disponibilità a modificare la dieta o l’esercizio fisico; la natura pervasiva della visione negativa su di sé di queste persone le porta a non vedere la prospettiva della guarigione. Il lavoro sulla bassa autostima comincia con un’educazione personalizzata sui processi che la mantengono, aiutando la persona a riconoscere e correggere in tempo reale i processi cognitivi che mantengono il modo in cui si valutano, permettendo loro di identificare nuovi aspetti della vita come aree dove impegnarsi.

Le distorsioni negative, quelle cioè che ci fanno vedere la realtà in termini sostanzialmente catastrofici possono produrre a lungo termine un abbassamento della stima di sé e conseguentemente ansia o abbassamento del tono dell’umore. Ciascuno di noi può imparare a migliorare il suo modo di valutare e interpretare la realtà. Con un po’ di pratica sul riconoscere e sostituire i pensieri potremmo costruire nuovi modi di pensare e parlare di noi stessi, condizione questa fondamentale per coltivare il nostro benessere psicologico. Noi interpretiamo gli eventi che ci accadono dando ad essi una connotazione negativa o positiva.

In sostanza il nostro benessere o malessere dipende anche molto da come ci poniamo nei confronti di ciò che ci accade. 

 

I nostri percorsi per i disturbi dell'alimentazione

L’esperienza decennale del Consultorio Antera Onlus e le numerose persone che si rivolgono a noi, ci hanno permesso nel tempo di mettere a punto un programma integrato di sedute con nutrizionista - dietologa e psicoterapeuti che si occupano specificatamente dei disturbi dell’alimentazione.

Il supporto e la disponibilità totale permette di creare una rete che accompagna la persona tutta la settimana nei piccoli- grandi passi che deve percorrere per riconquistare il proprio benessere psicofisico. Il lavoro integrato e coordinato di medico dietologo e nutrizionista insieme al terapeuta, permette di seguire e rispondere alle esigenze della persona a 360 gradi e di poterla supportare in ogni momento davanti alle difficoltà che incontra.

Vengono attivati inoltre in periodi specifici dell’anno, gruppi di psicoeducazione e laboratori espressivi, questo permette sia di poter acquisire ulteriori informazioni e fare delle domande a cui magari non si è avuta risposta, sia di aprire uno spazio di confronto che alle persone di motivarsi confrontandosi con altri che stanno affrontando un problema simile. In questo modo si crea una rete di sostegno e motivazione che supporta la persona e consente di valutare progressivamente i cambiamenti positivi.

Importanti sono anche le numerose iniziative nell'area del benessere psicologico effettuate in collaborazione con una qualificata scuola di cucina, in questo spazio appositamente costruito con diverse figure professionali, le persone possono mettersi a confronto approcciandosi al cibo in modo diverso, rilassato e gioviale, riscoprendo con maggiore consapevolezza il significato dell’alimentarsi e del “nutrirsi”.  

 

Se desiderate approfondire la tematica o avere maggiori informazioni sui percorsi personalizzato di psicoterapia del Consultorio Antera per i soggetti che soffrono di disturbi dell'alimentazione, contattaci; ti risponderemo quanto prima.

Il Consultorio Antera Onlus è un Centro di Prevenzione e Aiuto Psicologico. Nasce nel 2002 dall’iniziativa dei Soci Fondatori, psicologi e psicoterapeuti di diversa formazione ma accomunati dalla convinzione che il benessere psicologico sia un diritto di tutti e che offrire servizi professionali e qualificati con costi accessibili e tempi ridotti possa contribuire a promuovere lo sviluppo sia individuale che collettivo. Antera (dal greco antheros, che significa “fiorito”) è un termine botanico, corrisponde alla parte terminale dello stame in cui è contenuto il polline destinato a fecondare i pistilli: è elemento che nutre e permette la nascita di altri fiori. 

Difatti nel corso degli anni il gruppo di lavoro si è arricchito di nuovi professionisti coinvolti nel progetto, così come sono aumentate le attività svolte e le iniziative intraprese, ma l’idea fondante della sostenibilità è rimasta centrale, insieme a quelle della qualità del servizio e dell’arricchimento professionale dei soci. L'Associazione Consultorio Antera Onlus costituisce una realtà ormai consolidata nell'ambito degli interventi finalizzati alla promozione del benessere psicologico dell'individuo e dei suoi contesti di vita. Attualmente offre i suoi servizi sia nella sede centrale di Roma (in zona San Giovanni) che presso le sedi di Fiumicino e di Monterotondo Scalo. 

Si impegna a rispondere eticamente ed in maniera personalizzata alle varie richieste di aiuto, avvalendosi sia di psicoterapeuti esperti che di altri professionisti e di una rete di collaborazioni per accompagnare la persona in un percorso integrato di sviluppo del benessere. Alla base di tutte le iniziative intraprese vi è inoltre la convinzione di una responsabilità sociale nella diffusione di una psicologia qualificata e competente, dove accanto ai principi imprescindibili della deontologia professionale, rappresentano un valore fondamentale i percorsi di ricerca, aggiornamento, confronto e condivisione.

Tra le principali attività, attualmente il Consultorio Antera Onlus: 

  • Svolge una costante attività di ascolto ed accoglienza;
  • Organizza laboratori esperienziali per facilitare lo scambio e l'arricchimento personale;
  • Propone periodicamente attività formative di tipo teorico-pratico, che rispondano alle necessità di acquisire strumenti importanti ed utili alla professione;
  • Attiva con cadenza programmata incontri informativi sulle tematiche psicologiche di interesse comune;
  • Predispone articoli e materiali a scopo informativo e divulgativo sulle tematiche di maggiore interesse inerenti il benessere psicologico, volti a rispondere alle domande più frequenti ed a chiarire eventuali dubbi sui diversi argomenti specifici proposti per un approfondimento. 

Gli info groups organizzati presso le sedi e gli ebook pubblicati sul sito sono attività finanziate interamente dal Consultorio Antera Onlus, in quanto obiettivo statutario dell’Associazione è la divulgazione qualitativa della professione. Sono pertanto completamente gratuiti, e ne può fruire chiunque abbia curiosità e interesse relativi allo specifico tema di volta in volta trattato.

Pagina 1 di 23

Contatta lo Psicologo Consultorio Antera

Per richiedere un primo incontro gratuito è sufficiente telefonare allo 06.45.425.425 - 320.87.55.641 (anche via SMS o tramite WhatsApp) – o inviarci un messaggio tramite l'apposita area contattaci

Per comunicazioni di tipo diverso, non relative ad informazioni sui servizi, utilizzate l'indirizzo e-mail segreteria@consultorioantera.it

Iscriviti alla nostra newsletter

Per tutti gli iscritti alla nostra newsletter, sono disponibili in esclusiva i nostri e-book, pubblicati periodicamente con l’obiettivo di contribuire alla divulgazione qualitativa della professione. Trattano di argomenti di interesse comune, inerenti il benessere psicologico o le problematiche più diffuse: prendendo spunto dalla letteratura scientifica e dalla esperienza clinica, cercheranno di rispondere alle domande più frequenti e di far emergere nuovi spunti di riflessione.

Sono risorse che il Consultorio Antera Onlus desidera mettere a disposizione in maniera del tutto gratuita per chiunque abbia curiosità e interesse relativi allo specifico tema di volta in volta trattato.

compila il form seguente per ricevere la nostra newsletter e i nostri ebook gratuitamente.

I agree with the Privacy e Termini di Utilizzo

Consulenza Tecnica di Parte (CTP) Psicologica, Neuropsichiatrica Infantile, Psichiatrica e Giuridica

Il Consultorio Antera Onlus mette a disposizione dell'utenza anche una rete di professionisti esperti che si occupano di Consulenze Tecniche di Parte in ambito giuridico e peritale. Contattateci per qualsiasi ulteriore informazione.