COS’ E’ IL DISTURBO DELL’IDENTITA’ DI GENERE?

Il disturbo dell'identità di genere (spesso abbreviato in DIG), detto anche disforia di genere, è una condizione che si basa sulla difficoltà di accettare l'appartenenza al proprio sesso (= genere) e si manifesta con una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico. Questo disturbo trova caratteristicamente il proprio esordio fin dall’infanzia, manifestandosi con un disgustoper i propri caratteri sessuali distintivi ed il cui esito possibile, in età adulta, è il transessualismo, in cui vi è una riattribuzione chirurgica di sesso. Per diagnosticare un disturbo dell’identità di genere, ed è necessaria, inoltre, la presenza di una sofferenza significativa o di una compromissione evidente nell'area di funzionamento sociale, professionale o in altre aree. Le cause non sono chiare, ma sembra che siano coinvolti fattori genetici e biologici durante il periodo gestazionale. È importante distinguere il transessualismo dall’omosessualità e dal travestitismo. Nel caso dell’omosessualità, l'individuo, pur manifestando comportamenti tipici del sesso opposto, non ha il desiderio né la convinzione di appartenere comunque al sesso anatomico diverso. Nel caso del travestitismo, non vi è alcun tentativo di acquisire l’identità o il comportamento del sesso opposto, ma solo il piacere di "apparire" dell'altro sesso, per raggiungere l’eccitazione.

 

CARATTERISTICHE DEL DISTURBO DELL’IDENTITA’ DI GENERE

I disturbi dell'identità di genere nell'infanzia si manifestano di solito a partire dai 2 anni di età. Per esempio, una bambina può affermare con insistenza che le crescerà un pene e diverrà un bambino; può stare in piedi per urinare. Un bambino può sedersi per urinare e desiderare di sbarazzarsi del suo pene. Per effettuare una diagnosi nei bambini, è necessaria una forte e persistente identificazione con il sesso opposto, che si manifesterebbe con almeno quattro dei seguenti punti:

  • desiderio ripetutamente affermato di essere, o insistenza di appartenere, all'altro sesso;
  • nei ragazzi, preferenza per il travestitismo o la simulazione dell'abbigliamento femminile;
  • forte e persistente preferenza per i ruoli travestiti nel gioco e nelle simulazioni o persistenti fantasie di appartenere all'altro sesso;
  • intenso desiderio di partecipare ai giochi e passatempi caratteristici dell'altro sesso;
  • forte preferenza per compagni di gioco dell'altro sesso. 

La maggior parte dei bambini con questi disturbi non viene valutata fino all'età di 6-9 anni.

 

COME AFFRONTARE IL DISTURBO DELL’IDENTITA’ DI GENERE

Quando ancora non si conosceva bene questa condizione, il transessualismo veniva classificato come una malattia mentale. Gli psichiatri tentavano di 'curare' i transessuali con terapie che non hanno mai funzionato. Non c'è possibilità che un vero transessuale possa essere contento di vivere nel genere che sente sbagliato, ed i tentativi di rendere 'normali' i transessuali sono destinati a fallire. Il trattamento che rivelatosi più funzionale, è stato quello che ha visto i transessuali liberi di vivere nel genere a cui sentivano di appartenere. Spesso la chirurgia non aiuta completamente la persona coinvolta, la quale ha bisogno di un ulteriore intervento: quello psicologico. Adattarsi al nuovo ruolo, integrarsi nella società, superare i giudizi della gente, può risultare un compito difficile. Una psicoterapia può aiutare ad affrontare queste difficoltà nel modo più efficace e positivo.

I DISTURBI SESSUALI E LE PARAFILIE

Sono tipi di manifestazioni patologiche della sessualità che in anni precedenti sono state chiamate prima perversioni e poi deviazioni sessuali. Le caratteristiche essenziali di una parafilia (indicate dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali, DSM-IV) sono fantasie, impulsi sessuali e comportamenti ricorrenti intensamente eccitanti sessualmente, che interessano oggetti inanimati, sofferenza e umiliazione di se stessi o del patner, bambini e persone non consenzienti. Sempre il DSM-IV spiega che: per alcune di queste persone, fantasie o stimoli parafilici sono indispensabili per l'eccitazione sessuale e sono sempre inclusi nell'attività sessuale. In altri casi, le preferenze parafiliche si manifestano solo episodicamente (per esempio, durante periodi di stress), mentre altre volte riescono a funzionare sessualmente senza fantasie o stimoli parafilici. È necessario distinguerle dalle fantasie erotiche a carattere più o meno “perverso” come stimolo per l’eccitazione sessuale: ciò che distingue le parafilie è un disagio clinicamente significativo, che risulta essere vincolante, interferisce con le relazioni sociali (quando il comportamento sessuale ritenuto dal partner ripugnante o disgustoso), richiede la partecipazione di soggetti non consenzienti e, infine, alcuni tipi di parafilie sono perseguibili legalmente. Le parafilie sono: esibizionismo, feticismo, frotteurismo, pedofilia, masochismo, sadismo, feticismo di travestitismo, voyeurismo e parafilie di altro genere.

 

CARATTERISTICHE DEI DISTURBI SESSUALI E DELLE PARAFILIE

Ogni tipo di parafilia viene così descritta:
Esibizionismo: si tratta di fantasia, impulsi sessuali, comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano l’esposizione dei propri genitali (a volte anche masturbandosi) ad un estraneo che non se l’aspetta. Di solito l’insorgenza è prima di 18 anni, anche se il disturbo può manifestarsi in età più avanzata.
Feticismo: comporta l’uso di oggetti inanimati (il “feticcio”) per raggiungere l’eccitazione, che altrimenti sarebbe assente. Tra i più comuni oggetti vi sono calze, reggiseno, scarpe o altri accessori di abbigliamento femminile. Solitamente vengono odorati, strofinati, tenuti in mano, o viene richiesto al partner di indossarli. Solitamente esordisce in adolescenza.
Frotteurismo: implica il toccare o lo strofinarsi contro una persona non consenziente. Solitamente il comportamento avviene in posti affollati, in modo da potersi sottrarre all’arresto. Facendo questo fantastica una relazione intima con la vittima. Questa parafilia esordisce in adolescenza, ed i comportamenti vengono messi  in atto tra i 15-25 anni, con un declino graduale della frequenza.
Pedofilia: comporta attività sessuale con bambini dai 13 anni in giù. Il pedofilo, secondo i criteri del DSM-IV, deve avere più di 16 anni  e almeno 5 anni in più rispetto al bambino. Il disturbo inizia di solito nell'adolescenza, sebbene alcuni pedofili riferiscano di non essere stati eccitati dai bambini fino alla mezza età. La frequenza del comportamento pedofilico varia spesso a seconda dello stress psicosociale. 
Masochismo: comporta l'atto reale di subire umiliazioni, percosse, di essere legato e fatto soffrire. Gli atti masochistici che possono essere ricercati con il partner sono imprigionamento, schiaffeggiamento, essere bendati, scosse elettriche, ferite da taglio, punture e perforazioni, umiliazioni. Una forma pericolosa di masochismo è l’ipossifilia, ossia il provare eccitamento con la deprivazione di ossigeno. 
Sadismo: implica azioni che provocano sofferenza psicologica e fisica alla vittima e che sono sessualmente eccitanti per il sadico. Si esprimono con condotte che tendono ad umiliare la vittima, a imprigionarla, percuoterla, torturarla, fino anche ad ucciderla. Tali comportamenti possono essere messe in atto con un partner consenziente (che può essere affetto da masochismo), ma spesso con soggetti non consenzienti.  
Feticismo di travestitismo: comporta l’indossare l’abbigliamento del sesso opposto. Il soggetto colleziona indumenti con cui poi si traveste, e, in questa situazione, si masturba. 
Voyeurismo: implica osservare soggetti che non se l’aspettano, di solito estranei, mentre sono nudi, si spogliano o sono impegnati in attività sessuali. Spesso hanno la fantasia di avere un'esperienza sessuale con la persona che guardano di nascosto. In alcuni casi, il voyeurismo costituisce l'unica forma di attività sessuale possibile. Esordisce solitamente prima dei 15 anni e tende alla cronicità.
Altre parafile: Scatologia telefonica (Telefonate oscene), Necrofilia (Attrazione sessuale per i cadaveri), Parzialismo (Attenzione esclusiva per una parte del corpo), Zoofilia (Attrazione sessuale per gli animali), Coprofilia (Uso delle feci per l’eccitazione sessuale), Urofilia (Uso delle urine per l’eccitazione sessuale),Clismafilia (Uso dei Clisteri per l’eccitazione sessuale). 
Ognuna delle parafilie sopra citate, per essere diagnosticata, deve durare per almeno sei mesi. Inoltre, ogni “condotta sessuale” per essere definita parafiliaca ha necessità di causare disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.

 

CAUSE DEI DISTURBI SESSUALI E DELLE PARAFILIE

Tutte le parafilie si sviluppano abbastanza precocemente nella vita di un individuo, il quale viene influenzato da esperienze di apprendimento, ma anche da predisposizioni biologiche. Sembra che esista un tratto neurofisiologico innato, caratterizzato da un’inibizione ridotta tipica dei parafiliaci, che si esprime nei loro comportamenti atipici dal punto di vista sessuale. A questi fattori potrebbero aggiungersi elementi legati agli eventi di vita e psicosociali, e fattori culturali che potrebbero essere definiti come “fattori di rischio”.

 

PSICOTERAPIA A SUPPORTO DEI DISTURBI SESSUALI E DELLE PARAFILIE

In questi casi è necessaria una psicoterapia a lungo termine individuale o di gruppo, che può essere particolarmente utile quando è parte di un trattamento integrato che comprenda la riabilitazione sociale, il trattamento dei disturbi psichiatrici e fisici compresenti, ed i trattamenti ormonali (che prevedono la somministrazione di antiandrogeni). In tutti i tipi di parafilie, il lavoro si volgerà ad una riabilitazione educativa e ad una ristrutturazione cognitiva.

COSA E' LA DISFUNZIONE SESSUALE

Per disfunzioni sessuali si intendono quei problemi che ostacolano o impediscono, sia nelle donne che negli uomini, il rapporto sessuale. Investono un’ampia gamma di funzioni, dai disturbi dell'erezione all'eiaculazione precoce, dai disturbi del desiderio sessuale fino all'anorgasmia, e ai disturbo associati a dolore sessuale. Tutti hanno in comune una forte base ansiosa da parte del soggetto che ne soffre, il quale, spesso, riconosce di avere un carattere ansioso ed una personalità tendente a controllare. Non solo, le difficoltà associate a questo tipo di disturbi possono anche avere origini organiche, per questo motivo è necessario assicurarsi delle proprie condizioni fisiche, attraverso specifici esami medici, prima di intraprendere un qualsiasi tipo di terapia. Le disfunzioni sessuali possono essere permanenti, ossia con totale mancanza di una prestazione sessuale efficace, o secondarie, e quindi acquisite dopo un periodo di normale funzionamento. Un’ulteriore distinzione viene effettuata nel caso in cui tali disturbi siano generalizzati o limitati ad alcune situazioni o partner.

 

CARATTERISTICHE DELLA DISFUNZIONE SESSUALE

Disturbi del desiderio sessuale: rientrano in questa categoria il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo ed il disturbo da avversione sessuale. Nel primo caso, si intende l’insufficienza o l’assenza di fantasie e del desiderio sessuale. Non c’è iniziativa ma, se stimolato adeguatamente, accetta la richiesta del partner senza avere difficoltà nell’atto. Nonostante ciò, continua a mostrare apatia sessuale. Nel secondo caso, è presente l’attivo evitamento del contatto sessuale genitale con un partner. La persona prova ansia, paura o disgusto per tutto ciò che è legato al sesso, anche l’immaginazione.

Disturbi dell’eccitazione sessuale: negli uomini si manifestano con una persistente o occasionale incapacità di raggiungere o di mantenere un'adeguata erezione. Per diagnosticare l’impotenza è necessarie che il disturbo causi un notevole disagio e non sia attribuibile a problemi fisiologici o medici. Nelle donne, è presente la persistente o ricorrente incapacità di raggiungere o mantenere un’adeguata reazione di eccitazione sessuale con lubrificazione. Queste donne sono essenzialmente prive di sensazioni sessuali, e non mostrano, o solo lievemente,  segni di reazione fisiologica alla stimolazione.

Disturbi dell’orgasmo: l’anorgasmia è un disturbo definito come persistente o ricorrente ritardo o assenza dell'orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale normale. Tale disturbo non comporta un’assenza completa di piacere, ma si riferisce soltanto al raggiungimento dell'orgasmo. Questo disturbo può colpire tanto gli uomini quanto le donne. Nel singolo caso degli uomini, esiste la cosiddetta eiaculazione precoce, caratterizzata dalla persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di una minima stimolazione sessuale prima, durante, o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri.

Disturbi da dolore sessuale: la dispareunia è una patologia che si manifesta con un dolore genitale associato al rapporto sessuale. Anche se si presenta più comunemente durante la penetrazione, essa può anche insorgere prima o dopo il rapporto e può verificarsi sia nei maschi, sia nelle femmine. Diffuso tra le donne è anche il vaginismo, ossia uno spasmo dei muscoli peri-vaginali che anticipa la penetrazione e può renderla anche impossibile; spesso si accompagna anche ad una scarsa o nulla lubrificazione.

 

CAUSE  DELLE DISFUNZIONI SESSUALI

Organiche: si intendono fattori medici, come anomalie ormonali o interventi chirurgici, oppure l’uso di sostanze o psicofarmaci che possono condurre a questo tipo di problemi;

Psicologiche: in questo ambito le cause possono essere depressione, ansia da prestazione, disarmonia nella coppia, paura di non essere all'altezza, sfiducia in se stessi, timore di essere giudicati o dominati, non accettazione del proprio corpo, memorie traumatiche o stress cronico. Non è infrequente l'associazione tra disturbi sessuali e disturbi d'ansia (attacchi di panico, crisi d'ansia, disturbo ossessivo-compulsivo);

Fattori combinati: si ritiene che fattori psicologici abbiano un ruolo importante nell'insorgenza, nella gravità e nel mantenimento del disturbo sessuale, insieme ad un deficit di tipo organico, che, da solo, non è sufficiente a giudicare una disfunzione in questa sfera relazionale.

 

COME AFFRONTARE  LE DISFUNZIONI SESSUALI E I DISAGI PSICOLOGICI CHE NE DERIVANO

Il primo passo da fare per curare le disfunzioni sessuali è quello di individuarne le cause, per permettere ai trattamenti di produrre i migliori risultati. Di conseguenza, è fondamentale un'accurata valutazione medica, sia per diagnosticare eventuali fattori biologici che possono concorrere a causare e mantenere il problema, sia per riconoscere elementi di tipo psicologico, che possono anch’essi causare, precipitare o mantenere il problema. Nei casi di origine organica, la terapia adatta sarà sicuramente quella medica, chirurgica (nei casi di malformazioni) o a base di farmaci. Nella maggior parte dei casi, però, il disturbo risulta originare da fattori psicologici e si cura con l’aiuto della psicoterapia. Ogni tipo di trattamento va cominciato solo dopo aver consultato uno specialista, l’unico in grado di fare una diagnosi esatta e di trovare una terapia adeguata. Intervenire il prima possibile è quindi la mossa più giusta da fare, per evitare una cronicizzazione del disturbo con temibili conseguenze per la vita personale e di coppia.

 

PSICOTERAPIA A SUPPORTO DELLE  DISFUNZIONI SESSUALI

L'intervento psicologico è attualmente uno degli interventi più efficaci per la maggior parte delle disfunzioni sessuali femminili e maschili. E' un intervento in genere di tipo breve e che può prendere in considerazione sia soltanto il “portatore del sintomo” sia la coppia. In quest’ultimo caso, per far si che la terapia abbia successo, occorre la disponibilità al trattamento ed al cambiamento di entrambi i membri della coppia e una loro buona motivazione alla cura. E' necessario anche che la coppia abbia un ragionevole spazio di sintonia. Queste terapie infatti non possono essere opportunamente svolte quando tra i partner vi è ostilità o conflitto.

 

DISFUNZIONI SESSUALI E TERAPIA FARMACOLOGICA

In alcuni casi una terapia combinata, psicoterapeutica e farmacologica, può essere più utile dei trattamenti presi singolarmente. Possono essere quando sia necessario ridurre, ad esempio, uno stata d'ansia o di fobia, o di disturbo ossessivo-compulsivo. In alcune situazioni particolari, inoltre, i farmaci potranno essere usati per alleviare il sintomo.

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