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Il percorso adottivo può rappresentare una sfida dura e affascinante, carica di emozioni contrastanti, cerchiamo di approfondire insieme i diversi punti di vista dei protagonisti di questo lungo viaggio.

 

Il bambino adottivo

Un bambino che sperimenta l’abbandono vive una situazione traumatica che influenza e a volte condiziona il legame di attaccamento alle nuove figure genitoriali.

Possiamo dire che le manifestazioni dei problemi di attaccamento dipendono da vari fattori come:

  • le caratteristiche delle prime relazioni,
  • l'età in cui è avvenuta la separazione, eventuali incontri successivi,
  • il temperamento personale del bambino.

Nella vita di un bambino che ha già sperimentato questo duro momento anche il percorso di adozione è un cambiamento e rappresenta nello stesso tempo sia una perdita sia un'acquisizione poiché nella stessa esperienza il bambino sperimenta una separazione dall’ambiente che conosce ed un nuovo attaccamento con figure adulte nuove.

L'ingresso nella nuova famiglia, infatti, può provocare nel bambino il riacutizzarsi di alcune difese che lui ha dovuto utilizzare in tempi passati per mantenere il proprio equilibrio proteggendosi da un lato dal suo dolore e per sviluppare una capacità maggiore di tollerare la situazione.

Le figure di riferimento adulte sono la nostra “impalcatura” di sicurezza per affrontare le esperienze, il bambino che non è stato sostenuto nei suoi primi passi di esplorazione del mondo dalla figura di riferimento e che non ha ricevuto il sostegno di una figura  capace di contenere le sue emozioni sarà più affaticato nella ricerca di un equilibrio, che dovrà scoprire da solo passo dopo passo. 

Lo sviluppo del bambino sia affettivo che corporeo necessita di alcune condizioni essenziali che  sono la stabilità, la continuità e la sicurezza. Tali caratteristiche sono fondamentali anche nella costruzione del legame affettivo che consente, in condizioni favorevoli, di accogliere e dare significato alle esperienze dolorose del passato che spesso sono caratterizzate dal vissuto di essere stati rifiutati, perché inadeguati e cattivi e quindi non degni di amore.

 

Bambino oppositivo o bambino compiacente?

Ad esprimere il disagio del bambino e anche il forte bisogno di accettazione spesso troviamo due diverse modalità di comportamento: il bambino oppositivo e il bambino compiacente.

Queste modalità che spesso sono molto faticose da comprendere per il nuovo nucleo rappresentano l’aspetto di adattamento più importante del sistema famiglia che si sta creando e come tutti i sistemi ha bisogno di provare le dinamiche di accoglienza e espulsione.

Nel primo caso il comportamento oppositivo del bambino è un tentativo di reagire alla paura di essere nuovamente abbandonato; attivando dei comportamenti faticosi da gestire per l’adulto, il bambino, cerca di metterne alla prova la stabilità e l'affidabilità. Il secondo, bambino compiacente rappresenta il tentativo di creare  il  nucleo familiare ideale comportandosi  in modo da rispondere alle aspettative ideali dei nuovi genitori e non correre il rischio di essere nuovamente abbandonato.

Mentre il bambino oppositivo per essere sicuro che la nuova famiglia lo accetti, si comporterà in modo da apparire perfetto in base alle aspettative dell’adulto, il bambino compiacente, per essere sicuro di piacere può correre il rischio di allontanarsi da quelli che sono i suoi desideri, i suoi veri sentimenti sposando quelli degli adulti che lo circondano.

Questi meccanismi di espressione del disagio sottolineano la natura dell'estrema fragilità di un bambino che ha subito il trauma dell'abbandono.

Elaborare con l’aiuto di terapeuti esperti i fantasmi che provengono dal passato sia del bambino ma anche della coppia, integrandoli nella esperienza affettiva dell’adozione permetterà al bambino di realizzare pienamente il proprio progetto di vita e agli adulti di accogliere l’altro con un’apertura costruttiva priva di barriere e di ostacoli. Il lavoro di accoglienza spesso richiederà alla coppia molto tempo e presenze affettuose oltre che pazienti.

 

Il momento dell’incontro: gioia o disorientamento?

Forse questa è la frase più significativa che racchiude le sensazioni e le emozioni di un processo complicato e a volte doloroso come quello dell’adozione.

La dimensione dell'imparare a voler bene a un bambino che non è nato dalla coppia è poco esplorata. Spesso il momento dell’incontro viene descritto come  un innamoramento immediato, in realtà non sempre è così, la coppia che ha spesso fantasticato sulle caratteristiche del bambino, su quel momento di incontro idilliaco potrebbe essere delusa dalla non corrispondenza tra l’immaginario e il reale; la difficoltà spesso è legata ad  una sorta di  regola implicita che prevede di non poter ammettere di non essersi subito innamorati di quel bambino, dopo tutta la fatica fatta per diventare genitori e per arrivare a vivere delle emozioni importanti. 

Nella realtà, ci può volere del tempo perché per quanto si sia desiderato incontrare il bambino che diventerà il proprio figlio, il bambino in carne ed ossa è sempre diverso da quello immaginato e la coppia spesso ha bisogno di tempo per elaborare il lutto di un’aspettativa irrealistica e di una costruzione ideale di un bambino/ rapporto perfetto.

 

Accettare ed accogliere tutte le emozioni lungo il percorso adottivo

Porre l’attenzione non solo sulle emozioni positive del momento dell’incontro ma anche sul senso di disorientamento che il genitore può provare nel momento in cui non avviene quello che aveva immaginato o che gli era stato detto è molto importante perché permette di  non solo di comprendere che determinati vissuti possono essere provati e che sono “sani”, ma anche di andare oltre in modo costruttivo, accogliendo veramente tutto ciò che sta succedendo.

Possiamo sicuramente affermare che il disorientamento non appartiene solo alla coppia di genitori ma anche al bambino che si trova catapultato in un ambiente completamente diverso da quello che aveva conosciuto fino a quel momento e in cui si era sentito tranquillo perché lo conosceva; il bambino si sentirà, probabilmente, nelle mani dei due adulti che lo hanno accolto e tutti i suoi sforzi sono nella direzione di capire che cosa ci si aspetta da lui.

Il compito principale del genitore adottivo è accettare lui per primo che il legame di attaccamento non è un interruttore che può essere comandato in tempi molto brevi, importante diventa autorizzarsi a essere spaesati e a poterlo condividere con le persone giuste a partire dal partner, se i genitori si autorizzano a provare tutte le emozioni permettono al bambino  di esprimere le proprie.

 

In che modo può aiutare uno psicologo?

Diventa fondamentale nel processo ascoltarsi e ascoltare, osservarsi e osservare, facendo attenzione a non proiettare sul bambino significati della propria storia o propri bisogni.

L'adulto si assume la responsabilità di autorizzare sé stesso ed il bambino a essere autentici, senza recitare il ruolo del bravo genitore perfetto e senza obbligare il bambino a fare altrettanto. La seconda grande responsabilità che si assume l'adulto in veste assoluta di genitore è trasmettere il messaggio "ce la facciamo insieme, io ti guido, ma la strada la stiamo costruendo insieme".

Queste sono le poche ma importantissime cose da tener presenti perché la strada della costruzione è molto lunga  e difficile e condividere il carico permette a tutta la famiglia  di “vincere” una grande battaglia: quella di volersi bene.

 

Siamo pronti per questa esperienza o no? Quali domande possiamo farci prima di adottare

  • Prima di sapere se sei pronto/a ad adottare, sai se sei pronto a essere padre/madre?
  • Un figlio ci cambia completamente la vita, sei cosciente che molti aspetti della tua vita attuale cambieranno?
  • Una delle poche cose che non si possono comprare è il tempo, sei sicuro/a che hai tempo da dedicare a tuo figlio?
  • Il processo di adozione potrebbe durare anni, hai la pazienza sufficiente per poterlo sostenere?
  • Essere circondato/a dalle persone a te care è fondamentale, hai l’appoggio della tua famiglia di origine?
  • Sai che un figlio adottato ha avuto altri genitori e può avere ricordi, traumi, insicurezze?
  • Sei disposto ad aiutare a superarli, anche se si tratta di un compito difficile?

Possiamo dunque concludere questa breve riflessione sul percorso adottivo sottolineando l’importanza dei tempi che permettono di elaborare tutti i vissuti della coppia; fattore molto importante diventa concedersi di provare le emozioni e di chiedere un sostegno per elaborare sia il lutto rispetto alla gravidanza e al figlio tanto desiderato, sia le paure per accogliere un terzo che porta con sé tutta una serie di esperienze spesso faticose.

 

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti nelle difficoltà legate ai percorsi adottivi, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno di percorsi individuali e di coppia.

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