Chiedere aiuto ad un'altra persona è una delle circostanze più difficili da realizzare. Spesso ci si arriva quando sono passati anni di apatia,angoscia o dolore, talvolta anche gli anni di una vita, spesa ad aspettare qualche barlume che non sempre arrivava!Decidere di chiedere un aiuto psicologico diventa la possibilità di dare una svolta, per cercare di risolvere uno stato di sofferenza, ma talvolta si accompagna ad altri vissuti, pensieri, motivazioni che possono rendere difficile proprio il raggiungere quel che ci serve, così come il farsi aiutare. Ad esempio può significare ammettere di non esserci riusciti da soli,quindi il dover fare i conti col vissuto di fallimento, con la paura di essere senza speranze, col bisogno di fidarsi di qualcuno che potrebbe anche tradirci .E' anche un po' come tornare al tempo in cui, da bambini, si chiedeva aiuto ai genitori, e non tutti hanno un buon rapporto con la propria infanzia.Tal volta la domanda si accompagna a strani "collegamenti", profondamente emozionali, che all'inizio non sono per niente chiari e che fanno perdere molto tempo rispetto al trovare il luogo giusto della cura .Quante volte ho sentito madri chiedere perché dovevano portare il figlio dallo psicologo e non dalla logopedista, visto che aveva problemi di scrittura, oppure chiedere perché lo psicologo se il problema è gastrico,o cardiaco, oppure un 'artrite reumatoide, ….ecc .Quando il sintomo è nel corpo che soffre, si pensa che il problema sia medico - organico; se il problema è a scuola si ritiene di dover coinvolgere un insegnante; se la preoccupazione riguarda il numero di incidenti stradali si tagliano le piante, si aumentano i controlli della polizia…ecc.Se da un lato il rischio è di sottovalutare il peso della sofferenza fisica, evitando le giuste cure, altre volte il rischio è di sottovalutare la componente di dolore psicologico, il dramma individuale, lasciandolo così lievitare inascoltato. Solo un 'analisi complessiva potrà aiutare a trovare soluzioni pratiche ed incisive. Altre persone hanno problemi psicologici e non ne sono abbastanza consapevoli. Spesso succede di accorgersi che qualcuno a noi vicino sta male e ci chiediamo che fare, senza sapere bene qual è la scelta giusta in momenti così!Purtroppo c'è anche molta disinformazione sulle possibilità di cura. Altre volte sono i pregiudizi o la cattiva informazione che blocca, come quando si attribuisce l' origine del dolore a difetti genetici rendendolo non risolvibile .E ancora, per altri è troppo doloroso ammettere a sé o agli altri di dover ricorrere all'aiuto di un altro; per altri il timore è di non reggere il peso di una conoscenza inutilmente dolorosa se non si può fare nulla per cambiare. C'è poi chi non ha fiducia nei farmaci e nelle psicoterapie in genere e chi ritiene nella sua efficienza che il problema sia degli altri,che non sono sufficientemente coerenti o perfezionisti in quel che fanno,dimenticandosi di chiedersi come stanno vivendo questa vita.Una montagna di difficoltà, quindi, che pure centinaia di persone riescono a superare, per poter trovare quel che cercano, accettando di farsi aiutare per poter finalmente arrivare al loro obiettivo.La ricerca del piacere e l'evitamento della sofferenza sono le principali forze che ci guidano nella vita, come già Freud sottolineava all'inizio del 1900. Che la vita sia fatta anche di sofferenze si sa, è inevitabile, e non certo per questo diventiamo tutti "anormali", malati o patologici.La sofferenza "diventa patologica quando non viene utilizzata per cambiare", come sottolineano Lorenzini e Sassaroli. Secondo gli autori, la capacità di cambiare è il miglior indice di buona salute, e si misura in due modi: cercando di raggiungere in modo diverso i propri obiettivi quando sono ostacolati, oppure rinunciando vi. Indubbiamente c'è qualcosa che non funziona se col tempo non si riesce a trovare il modo per ottenere ciò cui si aspira, o se si continua ad aspirare a ciò che non si riesce ad ottenere, o se il "prezzo emotivo che si paga" per ottenere qualcosa di importante è sempre troppo alto. Capire in che modo i propri stati d'animo sono collegati a situazioni che si stanno vivendo in genere è molto utile per conquistare un certo livello di realizzazione personale e di benessere.L'efficacia della psicoterapia, d' altra parte, è dimostrata dal miglioramento dei problemi psicologici per cui si è cercato aiuto (es .diminuisce la tristezza, sparisce l' umore depresso, si recupera il desiderio di lavorare, si ritrovano nuovi e vecchi interessi), dalla fiducia in sé e nelle proprie capacità, intesa come un sentirsi meno in balia degli eventi che suscitano il problema e più protagonisti della propria vita. Viene così sfatato il mito che solo chi impazzisce va dallo psicologo e, anzi, proprio chi non vuole "impazzire", dopo aver superato 1000 dubbi, alla fine ci riesce a farsi aiutare, e quando ci riesce, è già sulla strada dello star bene!

 

PERCHÉ' CHIEDERE AIUTO AD UNO PSICOLOGO

Ogni giorno le nostre azioni vengono determinate dall'atteggiamento mentale, dai ritmi, dalle abitudini e dalla filosofia di vita con i quali affrontiamo la nostra esistenza, ma tutto ciò è anche il risultato dei condizionamenti ereditati dall'infanzia, dalla famiglia e dalle esperienze vissute.

A volte può succedere che il nostro “metodo”, che fino a ieri aveva funzionato, ad un certo punto non vada più bene, perché la situazione può essere diversa, oppure perché il risultato non ci soddisfa più, o magari perché rappresenta uno sforzo eccessivo e richiede un prezzo troppo alto.

Si può chiedere aiuto in questo momento, rivolgendosi ad uno specialista per dipanare i propri dubbi: lo psicologo può essere colui che ha delle informazioni e conoscenze utili per il nostro star bene, per curare le ferite, i traumi e le delusioni della vita; ma anche per aiutarci a scoprire ed utilizzare la ricchezza che è dentro ognuno di noi: si può “prevenire” tramite il “conoscersi” e questo significa concedersi la libertà di essere se stessi.

Aver voglia di impegnarsi per “vivere pienamente la propria esistenza” è una forma di maturità e di coraggio. L'alternativa al pessimismo, allo stress ed alla frustrazione è la scelta di conquistarsi la serenità con se stessi, con l'ambiente e con gli altri.

Ognuno di noi ha le capacità e soprattutto il diritto di essere un “uomo” o una “donna” felice.

Molte volte il decorso psicoterapeutico si evolve con il cambiamento di assetto di seduta: dalla seduta individuale, alla seduta di gruppo. Ciò avviene, quando indicato, in una fase avanzata della terapia, dopo avere analizzato il suo significato nelle sedute individuali e sempre subordinatamente all'accettazione del paziente.

Il passaggio dalla psicoterapia in seduta individuale alla psicoterapia in seduta di gruppo, rappresenta una evoluzione migliorativa. Infatti raramente una persona può entrare in un gruppo già all'inizio del trattamento, anzi, questo è spesso controindicato. Quando invece il paziente ha conseguito nella terapia individuale un sufficiente controllo cognitivo dei suoi processi mentali, di solito è pronto ad accedere alla fase superiore della psicoterapia, effettuata in un gruppo. Nella psicoterapia in gruppo, infatti, sarà molto di più, possibile trattare dal vivo le difficoltà della persona, così come si esprimono nelle relazioni sociali. Inoltre egli potrà condividere con altri pazienti in analisi, non tanto situazioni simili, poichè ogni persona ha ovviamente una condizione situazionale diversa dall'altra, ma i processi mentali che conducono alla sintomatologia, che invece sono comuni e molto simili, in quasi tutte le persone che soffrono di disturbi psichici. Il passaggio in gruppo dunque incrementa la forza e l'efficacia della terapia.

Inoltre è anche vantaggiosa sul piano quantitativo, poichè un incontro di gruppo ha una durata molto più elevata di una seduta individuale e nonostante ciò, la parcella è più bassa, consentendo anche un risparmio economico. La psicoterapia in gruppo si svolge in un salone arredato con tappeti, molti cuscini, tendaggi e divani. Le persone, incluso il terapeuta staranno scalzi e potranno posizionarsi comodamente e liberamente, affinchè per tutta la durata dell'incontro di gruppo, possano sentirsi liberi nell'espressione e nell'analisi che dovranno fare con l'analista e i compagni di gruppo.

Le sedute, nella maggior parte dei casi, hanno la cadenza di una volta alla settimana.

Esse si programmano in anticipo e si pianificano esattamente nei giorni e negli orari. Nella maggior parte dei casi non sarà poi facile cambiare e modificare giorni e orari delle sedute prefissate: questa procedura contribuisce a stabilizzare il rapporto formale con lo psicoterapeuta. La stabilità del rapporto formale, che avviene anche con la pianificazione anticipata delle sedute, fornisce un contenitore rassicurante e protettivo al paziente ed è anche molto utile per l'organizzazione clinica dello psicoterapeuta, a tutto vantaggio dei pazienti in trattamento, poichè ovviamente il terapeuta dedica un numero di ore definito all'attività di ricevimento dei pazienti in psicoterapia presso lo studio privato e facilmente può accadere che a volte richieste urgenti non trovino spazi per un consulto immediato.

Al termine delle prime tre sedute diagnostiche che seguono il primo colloquio, sia l'utente che lo psicoterapeuta sapranno, ovviamente, molto di più e a quel punto sarà molto più chiaro il percorso da seguire. Vi sono dei casi che possono esitare in un risultato soddisfacente in modo molto rapido e breve, anche, eccezionalmente, soltanto dopo queste prime sedute. In questo caso il trattamento è concluso. Ma questi sono casi molto rari. La maggior parte delle volte occorre proseguire. In questi casi il terapeuta dirà chiaramente, data la diagnosi definita, quale tipologia di trattamento è indicata. Infatti le tecniche e i metodi terapeutici sono diversi e si possono stabilire solo dopo che la diagnosi iniziale è stata completata.

Statisticamente la maggior parte delle persone necessitano di essere trattate in sedute di psicoterapia analitica e/o cognitiva, poichè questo rappresenta il mezzo più utile ed efficace nella maggior parte delle condizioni di disturbi psicologici ansiosi e ansioso-depressivi, disturbi di personalità, del comportamento alimentare e disfunzioni sessuali psicogene.

In altri casi può essere indicato, isolatamente o abbinati alla psicoterapia di base, un trattamento ipnotico, oppure psicosomatico ( training di rilassamento, biofeedback, ecc ), oppure comportamentale come il decondizionamento. In altri casi è sufficiente soltanto il trattamento psicofarmacologico. Tuttavia a prescindere dal metodo psicoterapeutico necessario per la data persona, gli psicofarmaci molto spesso devono essere somministrati in abbinamento alla psicoterapia, poichè essi hanno lo specifico scopo di contenere e controllare i sintomi, mentre con la psicoterapia si procede per il miglioramento della funzione psicologica cognitiva, emotiva e comportamentale.

E' necessario avere chiarezza circa il fatto che la maggior parte delle volte le persone affette dai più comuni disturbi psicologici, quali disturbi d'ansia, depressione, fobie, ossessioni e compulsioni, disturbi psicosessuali, disturbi della personalità, disturbi dell'alimentazione come anoressia e bulimia, disturbi psicosomatici, disturbi sessuali psicogeni come insufficienza erettiva, eiaculazione precoce, disturbi dell'orgasmo nella donna, necessitano inderogabilmente della psicoterapia. In questi casi occorre proseguire con sedute settimanali, dopo le prime tre di cui sopra. Ciò non implica che coloro i quali necessitano di psicoterapia, non necessitino anche di altri mezzi collaterali, come gli psicofarmaci, o tecniche di rilassamento, o altro, ma la psicoterapia rappresenta il corpo centrale e fondamentale della cura.

Per continuare in psicoterapia, la persona seguirà la seguente prassi:

  • ascolterà le informazioni e delucidazioni che il terapeuta gli fornirà al termine delle prime tre sedute, che includeranno una previsione approssimativa sul trattamento futuro
  • chiederà chiarimenti per derimere i suoi dubbi o incertezze
  • prenderà atto delle informazioni sulle norme di rapporto, perchè dovrà chiaramente sapere come si articolerà il rapporto terapeutico.

 

 

  1. si deve fare, almeno, una seduta alla settimana ( quasi sempre va bene così )
  2. le sedute si devono sempre pianificare anticipatamente, ed è consigliabile pianificarne più di una per volta
  3. occorre rispettare esattamente gli orari prefissati di seduta e qualora eccezionalmente si fosse impossibilitati a venire, occorre avvisare, quando è possibile, entro il giorno precedente, in modo da tentare di recuperare quella seduta nella stessa settimana
  4. l'utente deve accettare che in psicoterapia si assume la responsabilità della gestione del rapporto, per quanto gli concerne e che ciò serve a rendere impegnativa la relazione terapeutica: essere, anche praticamente, responsabilizzati ed impegnati nel rapporto di psicoterapia, contribuisce a contrastare le future ed inevitabili involontarie resistenze a perseverare nella terapia fino alla conclusione
  5. la seduta impegna l'utente per 60 minuti, dei quali i primi dieci saranno trascorsi da solo per prepararsi all'incontro con il terapeuta, ordinando le idee; altri quarantacinque saranno trascorsi in seduta congiunta con il terapeuta e gli ultimi cinque da solo per fissare i contenuti di seduta

Alla conclusione di questo primo colloquio preliminare, di solito l'utente "sente" già se vuole continuare con quello psicoterapeuta e iniziare così la sua terapia.

A sua volta lo psicoterapeuta può essere in grado di avere una valida ipotesi diagnostica di quella persona, già durante quel primo colloquio e può fornire le prime indicazioni sulla terapia proposta. A volte egli può anche convincersi che non è indicato, per quella persona e in quel caso, un trattamento psicoterapeutico e, in questo caso, lo comunicherà all'utente, consigliandogli vie alternative.

Nei casi in cui la persona era già venuta intenzionalmente a chiedere soltanto un incontro di consulenza, ovviamente non si concluderà il colloquio con un'ipotesi di progetto terapeutico e non vi sarà un seguito. Tuttavia, a volte, la persona viene al colloquio convinta di necessitare esclusivamente di consigli, ma in realtà scopre e capisce che vi è necessità di cura. In questi casi è compito dello psicoterapeuta esprimere e spiegare il proprio parere.

 

l'utente e lo psicoterapeuta concordano per l'inizio della psicoterapia

Nei casi in cui sia l'utente che lo psicoterapeuta concordano per l'inizio della psicoterapia, l'utente, al termine del primo colloquio, andrà a concordare e fissare i prossimi appuntamenti. L'utente viene informato che normalmente i prossimi tre appuntamenti saranno destinati all'indagine più approfondita di tutto ciò che lo riguarda e che durante il tempo dei prossimi tre appuntamenti probabilmente gli verranno proposti uno o più tests psicologici, così come a volte può essere necessario un controllo medico e, a secondo i casi, delle analisi cliniche.

In pratica, il tempo seguente il primo colloquio e in media corrispondente a tre sedute ( così si chiamano gli incontri di psicoterapia ), è destinato all'indagine approfondita, agli accertamenti clinici e dunque al perfezionamento della diagnosi.

Il primo appuntamento ovviamente ha lo scopo di dare all'utente la possibilità di conoscere personalmente lo psicoterapeuta e di esporgli le sue

  • motivazioni
  • disturbi
  • aspettative , circa la cura.

Lo psicoterapeuta a sua volta potrà ascoltare e osservare, in modo da poter iniziare a farsi una prima idea diagnostica e potrà esporre all'utente le informazioni e chiarificazioni preliminari circa la cura. Ci sono delle volte in cui l'utente telefona per chiedere intenzionalmente il primo appuntamento con un altro degli specialisti dello studio, come ad esempio il neurologo, o altri.

Se, come la maggior parte delle volte accade, il primo appuntamento si richiede e si ottiene con lo psicoterapeuta, esso dunque consiste in un vero e proprio colloquio, che si svolge nella studio personale dello psicoterapeuta, seduti talvolta ai lati opposti di una scrivania, o più frequentemente l'uno di fronte all'altro sui divani dello studio, spesso in modo del tutto informale e invece molto paritetico e confidenziale. Normalmente si tratta di un colloquio calmo e rassicurante, oltre che chiarificatore. Spesso l'utente, già oberato dal suo disagio, prova anche una certa ansia per il fatto che è ignaro di "come si svolge il colloquio e la psicoterapia". Spesso è fuorviato e confuso da precedenti errate informazioni e pregiudizi sullo psicoterapeuta e la psicoterapia, così come spesso la persona arriva al primo colloquio con una gran confusione circa le figure professionali che lo possono aiutare ( psicologo? psichiatra? neurologo? altro medico? sacerdote? mago? ). Spesso è anche confuso circa i metodi della cura ( psicoterapia o psicofarmaci? cure private o ricovero ospedaliero? ). Altre volte pensa di poter risolvere tutto con un viaggio, una vacanza, un incontro amoroso, una vincita di denaro, se non addirittura la droga, la baldoria, la vita notturna, in un agitato e confuso tentativo di farcela da solo, senza bisogno di cure: eppure, nel frattempo è venuto a chiedere la prima visita.

Molte volte la responsabilità di questa dilagante confusione nelle persone circa la psicoterapia, ma più in generale la psicologia e la psichiatria, confuse con la neurologia, è causata dall' inflazione aumentata in questi ultimi anni, di pubblicazioni di ogni sorta, sul cervello e la psiche e di apparizioni continue sugli schermi televisivi, di personaggi, a volte anche professionisti accreditati in campo accademico, che non sempre divulgano notizie scientificamente serie, sobrie e contenute, contribuendo a fomentare illusioni sulla natura di ansia e depressione e la loro cura, illudendo circa il miraggio che ansia e depressioni siano equiparabili a normali malattie organiche e come tali curabili con semplici somministrazioni farmacologiche.

Di solito, i primi minuti del colloquio servono a far ambientare l'utente, consentendogli di realizzare che " è tutto normale". L'utente esporrà ciò che vuole liberamente e lo psicoterapeuta farà delle domande discrete, ma tecnicamente specifiche, cioè finalizzate ad aiutare la persona ad organizzare e completare ciò che vuole dire. Se l'utente vuole che lo psicoterapeuta si faccia anche un'idea della sua storia clinica pregressa, di solito ha già portato con sè anche gli esiti di analisi cliniche e tests fatti precedentemente.

La maggior parte degli utenti dello psicoterapeuta sono persone che soffrono di disagio psichico, o di vere e proprie malattie mentali, primari e a volte anche secondari a vere malattie neurologiche. Altri utenti, invece, non soffrono di veri disturbi psichici, o malattie mentali, ma si servono della psicoterapia analitica come di un mezzo di ulteriore crescita personale.

Generalmente le persone accedono allo studio di psicoterapia per mezzo di segnalazioni o indicazioni ricevute da altri pazienti trattati nello stesso studio, o per mezzo di indicazioni e avviamenti attuati da altri specialisti che hanno in cura la stessa persona, o per mezzo di conoscenze sugli specialisti dello studio ottenute tramite pubblicazioni degli articoli scritti, o anche per mezzo di vie casuali come la lettura di spazi informativi sugli elenchi telefonici, riviste specializzate, internet, ecc. Questi ultimi mezzi casuali, sono usati abbastanza frequentemente, anche perchè spesso le persone sentono la necessità, all'inizio, di accedere allo psicoterapeuta in modo molto riservato e anonimo. Per cui, spesso, preferiscono non parlarne con nessuno e scelgono lo psicoterapeuta casualmente, affidandosi ad una scelta individuale fondata sul proprio intuito. Questo avviene anche per enormi pregiudizi e vergogne che continuano a sussistere in molte persone, circa il disturbo psichico e circa la cura psicoterapeutica. Nel meridione d'Italia, inoltre, è molto meno frequente che altrove in Europa, che persone, anche se erudite ed informate, si servano della psicoterapia analitica come strumento di crescita e perfezionamento personale. Ciò dipende anche da una base culturale arcaica nel Sud, che impone all'individuo la convinzione dell'autosufficienza e del "non aver mai bisogno di nessun estraneo alla famiglia", pena l'essere etichettato un debole, tarato, o traditore. Anche questa obsoleta contaminazione tradizionale contribuisce, nel Sud, al fatto che giungono spesso in terapia persone, solo quando sono ormai ad un punto estremo della loro condizione, anzichè andare in terapia in tempo utile. In altri documenti sarà trattato estesamente l'argomento dei pregiudizi sulla psicoterapia.

Gli Psicologi che sono impegnati nelle strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale o in strutture private convenzionate hanno per legge l'obbligo di una formazione continua specifica, attraverso il cosiddetto “programma E.C.M.” (Educazione Continua in Medicina) che si basa su “crediti formativi” valutati dal Ministero della Salute.

L'orientamento attuale è di estendere l'obbligo di tale formazione anche agli Psicologi liberi professionisti, specie se abilitati alla psicoterapia. In ogni caso gli Psicologi hanno da sempre una tradizione che porta a dedicare un congruo periodo di tempo alla propria formazione continua attraverso corsi, convegni, seminari e la supervisione di casi clinici. Tutto ciò sia per garantire a se stessi le capacità professionali richieste dalla rapida evoluzione che la Psicologia ha subito in questi anni, sia per garantire ai cittadini risposte e prestazioni corrette, competenti ed efficaci.

Ci sono tanti modi per dirlo. Se la psicoterapia fin dall'origine era considerata una cura dell'anima, in senso non religioso, lo psicoterapeuta non è semplicemente un "agente della cura", ma un compagno che partecipa alla cura (Jung). E' uno specialista che aiuta le persone a superare uno stato di sofferenza psichica, che può essere accompagnato a volte a malessere fisico. Lavora per la rimozione dei disturbi mentali, emotivi e comportamentali (Dizionario di Psicologia).

In altre parole, attraverso il dialogo, l'ascolto delle emozioni, la conoscenza dei pensieri, l'espressione dei desideri e delle fantasie, l'analisi dei conflitti, leggendo le manifestazioni simboliche, partecipando alla ricerca delle parole per esprimere il disagio personale, il terapeuta punta insieme alle persone allo sblocco di situazioni di impasse e al raggiungimento di uno star bene, per una migliore qualità della vita. Star bene diventa possibile attraverso la miglior conoscenza da parte delle persone dei propri pensieri e delle proprie emozioni, mettendo a fuoco, sviluppando o ridimensionando i propri desideri, i propri progetti, le proprie aspettative.

Psicologo e psicoterapeuta sono solo quei professionisti abilitati all'esercizio della professione (vedi sezione sulla legislazione in materia).

QUANDO INTERVIENE
I problemi possono essere di vario tipo. Alcuni esempi:

A) Momenti di difficoltà legati al normale sviluppo dell'individuo:

- difficoltà del bambino a casa o a scuola (problemi di apprendimento, iperattività, balbuzie, ecc...;
- enuresi, eccessiva timidezza e chiusura.......);
- problemi legati allo sviluppo adolescenziale (difficoltà di comunicazione, problematiche relative alla sfera sessuale, esperienza con droghe, alcool.... );
- difficili rapporti di coppia o della famiglia;
- il difficile compito del genitore;
- situazioni di affido o adozione;
- esaurimento in ambito lavorativo, mobbing;
- problemi legati alla menopausa;
- difficoltà al momento della pensione e nella fase dell'invecchiamento.

B) Situazioni di sofferenza o disagio che si prolungano da molto tempo:
- stati d'ansia o panico;- fobie di vario genere: fobia sociale, degli animali, di volare(aerofobia), da rossore, ..ecc;
- disturbi del sonno;
- problemi psicosomatici (emicranie, mal di stomaco....);
- depressione;
- disturbi del comportamento (cleptomania, scoppi d'ira, ecc);
- disturbi alimentari (anoressia, bulimia, obesità);
- disturbi relazionali e problemi di comunicazione.

C) Disagio legato a situazioni particolari:
- paura della malattia e degli interventi medici;
- difficoltà legate all'essere ammalati (cardiopatie, tumori,trapianti.....);
- difficoltà di smettere di fumare.

CHE COSA FA
All'interno di incontri, individuali, di coppia o di gruppo cerca di capire insieme alle persone cosa sta succedendo e cosa si può fare in modo da poter raggiungere un equilibrio migliore e un maggior benessere. lavora sempre senza prescrivere farmaci, ma senza escludere che la possibilità che persona possa assumerli in momenti particolari e sotto controllo medico. Talvolta vengono utilizzati anche tests, interviste, questionari, disegni….e coi bambini il gioco.

OBIETTIVO
La persona diventa protagonista attivo della sua vita, imparando come reagire e risolvere situazioni di sofferenza e stress, migliorando la qualità della propria vita. L'obiettivo è lo sviluppo individuale, in cui "l'uomo diventa ciò che è sempre stato", ovvero ciò che avrebbe voluto essere e che non è mai riuscito.

IL CONSIGLIO DELL'ESPERTO
Se ci si trova in situazioni di malessere che si fa fatica a gestire, è meglio non lasciare passare molto tempo e non minimizzare la cosa. Affrontare le situazioni prima che si aggravino, consente di trovare sollievo e benessere in tempi più brevi, prima che le conseguenze, e le conseguenze delle conseguenze, abbiano reso tutto più difficile e complesso. Tutti abbiamo diritto di vivere bene

Si rivolgono allo Psicologo-psicoterapeuta persone con difficoltà relazionali, esistenziali, lavorative, sessuali, psicosomatiche, affettive o familiari.

Nella maggioranza dei casi ricorrono alla psicoterapia persone con disturbi e patologie di varia gravità o persone che intendono semplicemente ampliare le proprie potenzialità, desiderose di un aiuto per migliorare ulteriormente il proprio modo di stare con gli altri, di lavorare o di vivere in famiglia, pur non presentando disturbi o patologie evidenti.

Nel trattamento di patologie gravi e croniche lo Psicologo collabora spesso con altri Professionisti nelle équipes interdisciplinari. Tutti possono rivolgersi allo Psicologo-psicoterapeuta, sia per problemi gravi e conclamati, sia per disturbi di lieve entità che potrebbero compromettere lo stato di benessere ed evolvere verso sofferenze rilevanti.

Affidarsi allo psicologo in caso di disturbi d'ansia

Per esempio i disturbi d'ansia, i disturbi sull'umore, i disturbi di personalità e i problemi di coppia.

La relazione terapeutica riveste in genere una grande importanza per le persone che intraprendono tale percorso e può consentire di migliorare l'approccio del soggetto con se stesso, con il proprio ambiente e con la realtà sociale nella quale vive.

Lo Psicologo-psicoterapeuta collabora con altri professionisti: il medico di base, il pediatra, lo psichiatra, il dietologo, il giudice, l'avvocato, l'insegnante, l'assistente sociale, l'educatore professionale ecc.

Numerosi studi e ricerche internazionali hanno dimostrato che varie patologie si giovano di un intervento congiunto psicoterapico e farmacologico. E' quindi fortemente consigliato affrontare l'aspetto psicoterapico e quello farmacologico con due figure di riferimento distinte, ma disposte alla collaborazione. I protocolli e le ricerche internazionali dimostrano che, ad esempio, per la depressione od altri disturbi quali tabagismo, alcoolismo e tossicodipendenze, l'interazione tra Psicologo-psicoterapeuta e medico porta a risultati maggiormente efficaci.

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