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VADEMECUM PSICOLOGICO CORONAVIRUS PER I CITTADINI

Perché le paure possono diventare panico e come proteggersi con comportamenti adeguati, con pensieri corretti e emozioni fondate.

Questo breve vademecum non vuole essere esaustivo né sostituirsi ad un aiuto professionale. E’ un contributo per riflettere ed orientare al meglio i nostri pensieri, emozioni e comportamenti – individuali e collettivi - di fronte al problema Covid-19. Pochi minuti del vostro tempo per una lettura che ci auguriamo possa esservi utile.

David Lazzari – Presidente CNOP – 26 febbraio 2020

La paura è un’emozione potente e utile. E’ stata selezionata dall’evoluzione della specie umana per permettere di prevenire i pericoli ed è quindi funzionale a evitarli.

La paura funziona bene se è proporzionata ai pericoli. Così è stato fino a quando gli uomini avevano esperienza diretta dei pericoli e decidevano volontariamente se affrontarli oppure no.

Oggi molti pericoli non dipendono dalle nostre esperienze. Ne veniamo a conoscenza perché sono descritti dai media e sono ingigantiti dai messaggi che circolano sulla rete.

Succede così che la paura diventi eccessiva rispetto ai rischi oggettivi derivanti dalla frequenza dei pericoli. In questi casi la paura si trasforma in panico e finisce per danneggiarci. Facciamo un esempio: dopo l’11 settembre il panico degli statunitensi per il volo in aereo fu tale che molti decisero di spostarsi in macchina. Nel periodo successivo sulle strade morì il doppio delle persone rispetto a quelle che viaggiavano sugli aerei catturati e abbattuti dai terroristi. Il panico si era tradotto in scelte individuali controproducenti che, aggregate, divennero un danno collettivo.

Si ha più paura dei fenomeni sconosciuti, rari e nuovi, e la diffusione del Coronavirus ha proprio queste caratteristiche. A tutt’oggi, i decessi per influenza non da Coronavirus sono molto più frequenti. Di questi però non si ha paura perché ci siamo abituati a tal punto che molti italiani ignorano addirittura i benefici, in chiave preventiva, dei vaccini. Si ripete la differenza tra la paura dei voli in aereo e la scelta volontaria e sotto il nostro controllo di guidare un’automobile.

Per evitare che le paure siano sproporzionate e creino forme di ansia individuale e di panico collettivo proponiamo di condividere un “decalogo antipanico”. Alcune “chiavi di lettura” che possono aiutarci ad evitare due errori possibili: sopravvalutare o sottovalutare (negare) il problema.

 

Decalogo anti-panico

  • Attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo. Il Coronavirus è un virus contagioso ma come ha sottolineato una fonte OMS su 100 persone che si ammalano 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi gestibili in ambiente sanitario, solo il 5 hanno problemi più gravi e tra questi i decessi sono circa la metà ed in genere in soggetti portatori di altre importanti patologie.
  • Non confondere una causa unica con un danno collaterale Molti decessi non sono causati solo dall’azione del coronavirus, così come è successo e succede nelle forme influenzali che registrano decessi ben più numerosi. Finora i decessi legati al coronavirus sono stimati nel mondo sono cento volte inferiori a quelli che si stima causi ogni anno la comune influenza. E tuttavia questo 1% si aggiunge ed è percepito in modo diverso dai “decessi normali”. Finora nessuno si preoccupava di una forte variabilità annuale perché tutti i decessi venivano attribuiti all’influenza “normale”: nell’ultima stagione influenzale sono scomparsi 34.200 statunitensi e, l’anno prima, 61.099.
  • Se il panico diventa collettivo molti individui provano ansia e desiderano agire e far qualcosa pur di far calare l’ansia, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali e poco produttivi.
  • Farsi prendere dal contagio collettivo del panico ci porta a ignorare i dati oggettivi e la nostra capacità di giudizio può affievolirsi.
  • Pur di fare qualcosa, spesso si finisce per fare delle cose sbagliate e a ignorare azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci (cfr. elenco qui sotto).
  • In linea generale troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta e più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni.
  • E’ difficile controbattere le emozioni con i ragionamenti, però è bene cercare di basarsi sui dati oggettivi. La regola fondamentale è l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo. 
  • Questa semplice figura permette di vedere la paura del coronavirus in prospettiva.
La figura mostra nella parte superiore i pericoli di cui si ha più paura di quanta se ne dovrebbe avere. In questi casi l’indignazione pubblica può suscitare panico e, di conseguenza, ansie sproporzionate e dannose. Nella parte inferiore, al contrario, ci sono i pericoli a cui siamo abituati e che non provocano paure. La sproporzione tra le aree dei due cerchi mostra quanta differenza c’è tra paure soggettive e pericoli oggettivi. (Fonte: Paolo Legrenzi, A tu per tu con le nostre paure. Convivere con la vulnerabilità, Il Mulino, 2019).
La figura mostra nella parte superiore i pericoli di cui si ha più paura di quanta se ne dovrebbe avere. In questi casi l’indignazione pubblica può suscitare panico e, di conseguenza, ansie sproporzionate e dannose. Nella parte inferiore, al contrario, ci sono i pericoli a cui siamo abituati e che non provocano paure. La sproporzione tra le aree dei due cerchi mostra quanta differenza c’è tra paure soggettive e pericoli oggettivi. (Fonte: Paolo Legrenzi, A tu per tu con le nostre paure. Convivere con la vulnerabilità, Il Mulino, 2019).
  • La figura mostra il fenomeno delle paure nel loro complesso: l’indignazione pubblica sui media accentua alcune paure, come quelle per gli attacchi terroristici e i criminali armati, e induce a sottovalutare altri pericoli oggettivi a cui siamo abituati. Le caratteristiche del panico per coronavirus lo avvicinano ai fenomeni improvvisi e impressionanti che inducono panico perché sollevano l’indignazione pubblica.
  • Siamo preoccupati della vulnerabilità nostra e dei nostri cari e cerchiamo di renderli invulnerabili. Ma la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è contro-producente perché ci rende eccessivamente paurosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo rinchiusi in noi stessi.

 

Tre buone pratiche per affrontare il coronavirus 

  • Evitare la ricerca compulsiva di informazioni.

Abbiamo visto che è normale e funzionale, in chiave preventiva, avere paura davanti ad un rischio nuovo, come l’epidemia da coronavirus: ansia per sé e i propri cari, ricerca di rassicurazioni, controllo continuo delle informazioni sono comportamenti comprensibili e frequenti in questi giorni. E tuttavia la paura si riduce se si riflette sul suo rapporto con i pericoli oggettivi e quindi si sa con chiarezza cosa succede e cosa fare

  • Usare e diffondere fonti informative affidabili

E’ bene attenersi a quanto conosciuto e documentabile. Quindi: basarsi SOLO su fonti informative ufficiali, aggiornate e accreditate. - Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus - Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/ Al Ministero della Salute, alla Protezione Civile, e al Sistema sanitario nazionale e regionale lavorano specialisti esperti che collaborano per affrontare con grande rigore, attenzione e con le risorse disponibili la situazione in corso e i suoi sviluppi.

  • Un fenomeno collettivo e non personale

Il Coronavirus non è un fenomeno che ci riguarda individualmente. Come nel caso dei vaccini ci dobbiamo proteggere come collettività responsabile. I media producono una informazione che può produrre effetti distorsivi perché focalizzata su notizie in rapida e inquietante sequenza sui singoli casi piuttosto che sui dati complessivi e oggettivi del fenomeno. E’ importante tener conto di questo effetto.

 

Dopo i pensieri e le emozioni, i comportamenti

L'Istituto Superiore di Sanità indica semplici azioni di prevenzione individuale (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/).

Eccole qui riassunte:

  • Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
  • Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione.
  • Bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi, fino ai polsi. Se acqua e sapone non sono a portata di mano, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol.
  • Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate.
  • Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci; usa fazzoletti monouso.
  • Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate.
  • Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico.
  • Contatta il numero verde 1500 se sei tornato dalla Cina da meno di 14 giorni e hai febbre o tosse.
  • Se stai male e hai sintomi compatibili con il Coronavirus, contatta telefonicamente il tuo medico di base o il 118, senza recarti direttamente in ambulatorio o in Pronto Soccorso (per ridurre eventuali rischi di contagio a terzi o al personale sanitario). Rispetta rigorosamente solo i provvedimenti e indicazioni ufficiali delle Autorità di Sanità Pubblica: sono una tutela preziosa per te e per tutti.

 

A chi si deve badare nella marea delle notizie

E’ stata chiamata “infodemia” il contagio e la diffusione delle notizie: guardando la tv, aprendo i giornali o andando in rete si viene sommersi da una marea di informazioni di ogni tipo sul Coronavirus: veri esperti e finti esperti, specialisti improvvisati, persone che riportano il “sentito” dire o il “sentito” letto. In questo campo ragionare con il “buonsenso” porta a conclusioni spesso errate.

Va bloccato o ignorato uno stato di "allarme psicologico permanente" che si traduce in “indignazione pubblica”. Si tende così a aumentare la percezione dei rischi e siamo spinti a cercare ossessivamente informazioni più rassicuranti. I media però sono fatti per attirare l’attenzione e ci espongono per lo più a cronache allarmanti facendo cresce la sproporzione tra pericoli oggettivi e paure personali

Conclusione: riduci la sovraesposizione alle informazioni dei media. Le semplici informazioni sopra riportate sono sufficienti. Una volta acquisite le informazioni di base su che cosa succede e che cosa fare, è sufficiente verificare gli aggiornamenti sulle fonti affidabili sopra indicate.

Si hanno così tutte le informazioni necessarie per proteggersi, senza farsi sommergere da un flusso ininterrotto di "allarmi ansiogeni". E’ bene proteggere anche i bambini. Se ci interrogano, daremo sempre la nostra disponibilità a parlare serenamente di quello che possono aver sentito e li spaventa correggendo un quadro statisticamente infondato. E’ meglio non esporli alce informazioni allarmistiche di cui sopra.

 

Agisci collettivamente per un fenomeno collettivo

Anche se tu ti sei fatto un’idea corretta del fenomeno e non provi alcuna paura infondata, è bene cercare aiutare gli altri raccontando in parole semplici il nostro decalogo e le raccomandazioni qui elencate.

Devi supplire cioè all’indignazione e panico pubblici suscitati da molti canali media e social fornendo le semplici informazioni sopra indicate e ragionando con calma e pazienza invece di ignorare o, peggio, disprezzare chi non sa e si rifiuta di pensare.

Bisogna ricordarsi delle parole di Alessandro Manzoni in relazione alla peste di Milano del Seicento: “il buon senso se ne stava nascosto per paura del senso comune”.

Andiamo a scalzare il senso comune ma non con il buon senso di Manzoni ma con la scienza e la razionalità. La psicologia permette di capire in modo razionale anche quel che non si presenta come tale ma che va capito e rispettato. Agire tutti in modo informato e responsabile e aiutarsi reciprocamente a farlo, aumenta la capacità di protezione della collettività e di ciascuno di noi

 

Non ti vergognare di chiedere aiuto

Se pensi che la tua paura ed ansia siano eccessive e ti creano disagio o attacchi di panico, non avere timore di parlarne e di chiedere aiuto ad un professionista. Gli Psicologi conoscono questi problemi e possono aiutarti in modo competente. Tutti possiamo avere necessità, in certi momenti o situazioni, di un confronto, una consulenza, un sostegno, anche solo per avere le idee più chiare su ciò che proviamo e gestire meglio le nostre emozioni, e questo non ci deve far sentire “deboli”.

Non è debole chi chiede aiuto per aumentare le proprie risorse e quelle dei suoi cari.

(Ringraziamo il Prof. Paolo Legrenzi, docente emerito di psicologia all’università Ca’ Foscari di Venezia ed esperto di psicologia delle emozioni e delle decisioni per la collaborazione).

Cosa significa avere un attacco di panico?

Gli attacchi di panico sono episodi durante i quali chi ne soffre è preda di una forte ansia e paura molto intensa, senza un apparente pericolo. Il termine “panico” deriva dalla mitologia Greca, in particolare dal dio Pan, il dio dei pascoli e della natura.

Il dio Pan era un essere spaventoso, aveva infatti il corpo mezzo umano e mezzo caprino. Il mito racconta che il dio Pan era solito attaccare improvvisamente le ninfe del bosco, durante il meriggio, per possederle, suscitando in loro un terrore vivissimo e bloccante, appunto il “timor panico”.

Da questo mito e dagli attacchi improvvisi del dio Pan trova origine il termine “attacchi di panico”.

 

Definiamo cosa sono gli attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono stati di ansia molto forte, che insorgono per lo più in modo inaspettato e con associati spesso sensazione di morte imminente, perdita del controllo o paura di impazzire. I numerosi sintomi fisici presenti durante gli attacchi allarmano la persona, tra questi possiamo evidenziare la fatica a respirare con senso di oppressione toracica, il dolore al petto, la tachicardia e le vertigini. Gli attacchi di panico variano tra loro sia per intensità, che per gravità.

Possono avere una frequenza moderata e presentarsi in modi svariati: una volta alla settimana per mesi, oppure essere più frequenti ma presentarsi per settimane e poi non ricomparire per lunghi periodi di tempo.

A volte gli attacchi di panico si presentano in correlazione con altri disturbi, in questi casi, in genere, si specifica la diagnosi psichiatrica principale; questo può essere il caso, ad esempio, di diagnosi di disturbo post-traumatico da stress con attacchi di panico. Se gli attacchi si ripetono, compaiono senza una ben chiara causa scatenante, e mantengono il soggetto in uno stato di preoccupazione e timore per successivi possibili attacchi allora parliamo di “disturbo” e nello specifico di disturbo di panico.

 

Il DSM-5 e il disturbo di panico cosa devo sapere?

Il disturbo di panico è presente nel capitolo dei disturbi d’ansia ed è caratterizzato dalla presenza di ricorrenti attacchi di panico (almeno due, anche se in genere gli attacchi sono molti di più) definiti come “inaspettati”. Il termine “inaspettati” sta a significare che, apparentemente, non si evidenziano cause scatenanti l’attacco. Inoltre il DSM-5 inserisce una lista di tredici diversi sintomi che possono manifestarsi durante l’attacco. Per poter parlare di disturbo di panico è necessario che si presentino, in modo concomitante, almeno quattro dei sintomi presentati.

I criteri diagnostici del disturbo di panico sono:

  • Ricorrenti e inaspettati attacchi di panico.

Gli attacchi di panico sono caratterizzati da intensa paura e disagio che raggiungono il picco di intensità in pochi minuti. Durante gli attacchi si devono presentare, in concomitanza, almeno quattro dei seguenti sintomi:

  • palpitazioni o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori
  • sensazione di fiato corto o di fatica nel
  • respirare
  • sensazione di soffocamento
  • dolore retrosternale
  • nausea o dolori addominali
  • vertigini, sensazione di instabilità, testa
  • leggera o sensazione di svenimento
  • brividi o vampate di calore
  • parestesie (sensazioni di formicolio o di intorpidimento)
  • derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi separato da sé stesso)
  • sensazione di perdita del controllo o di “diventare matto”
  • paura di morire

 

Almeno uno degli attacchi è seguito da un mese o più, durante il quale si presenta uno o entrambi dei seguenti sintomi:

  • Preoccupazione persistente relativa alla possibilità di avere altri attacchi di panico o alle relative conseguenze
  • Cambiamenti nei comportamenti quotidiani che procurano un disadattamento significativo e collegati agli attacchi di panico
  • Il disturbo non è collegabile all’effetto fisiologico di sostanze come abuso di droghe o altre condizioni mediche
  • Il disturbo non è meglio spiegato da altri disturbi mentali

 

Parliamo delle cause dell'ansia

Le cause degli attacchi di panico possono essere molto diverse tra loro. Si può evidenziare che il primo attacco si verifica durante un periodo particolarmente stressante dell’individuo. Lo stress può derivare da eventi che possono essere sia acuti che cronici; tra le situazioni che possono causare il primo attacco di panico troviamo cause fisiologiche, come la menopausa nelle donne, oppure cambiamenti di ruolo, come il pensionamento.

In generale possiamo affermare che un cambiamento importante nella vita dell’individuo può aumentare lo stress fisico o psicologico e sfociare in un attacco di panico o disturbo di ansia.

Dopo il primo attacco in genere la persona è portata a sviluppare una forte preoccupazione e apprensione. Queste portano i soggetti a rimanere in uno stato di tensione costante, la “paura della paura” che porta ad aumentare i livelli di stress e quindi favorire futuri attacchi.

Si instaura quindi un circolo vizioso, dove è la “paura di avere un attacco di panico” che alimenta l’ansia, che diventa panico e che produce un nuovo attacco.

 

Che conseguenze possono avere gli attacchi di Panico?

In genere chi soffre di attacchi di panico sviluppa delle conseguenze su diversi piani: cognitivo, emotivo e comportamentale. La persona può sviluppare preoccupazioni sia rispetto alla propria salute fisica sia problemi nella sfera sociale o nelle autonomie personali.

Può essere presente la preoccupazione di ritrovarsi da soli durante un attacco e non avere nessuno a cui chiedere aiuto che porta a ridurre le situazioni in cui la persona rimane da sola. Oppure, al contrario, la persona può essere preoccupata di avere attacchi di panico in situazioni e contesti sociali, per paura di essere giudicata negativamente dagli altri, tendendo, quindi ad isolarsi.

 

Panico ed Ansia nel frequentare luoghi pubblici

Chi soffre di attacchi di panico inoltre può sviluppare comportamenti che portano ad evitare posti e luoghi precedentemente frequentati. Le persone possono ridurre notevolmente il numero delle loro attività quotidiane modificando, cosi le loro priorità quotidiane o le loro passioni. Per paura di nuovi attacchi spesso si smette di frequentare contesti pubblici anche quotidiani come un supermercato o un negozio di vestiti.

La persona può sentirsi costantemente in allarme e monitorare costantemente i suoi segnali fisiologici (ad es. battito cardiaco, tensione muscolare, frequenza del respiro) creando e perpetuando uno stato di attivazione psicologica elevato e costante. In casi più gravi si arriva a un vero isolamento e la persona può non riuscire di casa. Riducendo in questo modo le attività quotidiane e peggiorando la qualità della sua vita, e il suo livello di benessere.

Quale è il percorso di cura adeguato per fronteggiare l'ansia e gli attacchi di panico?

La gestione degli attacchi di panico può prevedere diverse modalità terapeutiche. In genere i trattamenti possono essere di diverse tipologie: farmacologico, psicoterapeutico, oppure integrare farmacoterapia e psicoterapia. Il primo passo fondamentale è comunque quello di accettare di avere un problema e di soprattutto accettare di farsi aiutare. Difficilmente questi disturbi possono essere curati da soli. È necessario infatti l’intervento di un professionista che aiuti a trovare la strategia terapeutica più efficace. Curare un disturbo di panico, chiedendo aiuto il prima possibile, permette di non arrivare al cronicizzarsi del disturbo evitando che si instauri il circolo vizioso della paura.

Una volta accettato il problema sarà lo specialista a indicare i passi successivi.

In genere può essere necessario escludere cause di natura organica, per questo è consigliabile fare riferimento al proprio medico curante. Una volta accertata la natura psicologica degli attacchi è possibile iniziare il percorso di terapia.

 

Quale terapia farmacologica per gli attacchi di panico?

Per la cura del disturbo di panico è possibile intervenire con terapie farmacologiche adeguate. Ci sono diverse classi di farmaci che vengono impiegati con successo nel trattamento del disturbo di

panico e nella gestione degli attacchi di panico. Una tipologia di farmaci utilizzati sono le benzodiazepine. Le benzodiazepine sono farmaci che portando ad una rapida remissione o al controllo degli attacchi di panico. Sono però farmaci che possono portare a sviluppare spesso tolleranza.

Altre classi di farmaci utilizzati per gli attacchi di panico sono gli antidepressivi. Attualmente vengono privilegiati i cosiddetti “antidepressivi di nuova generazione” che, rispetto ai vecchi antidepressivi, sono meglio tollerati e presentano minori effetti collaterali. Nella scelta di una terapia farmacologica è però indispensabile affidarsi al proprio psichiatra di fiducia, in quanto le terapie richiedono un attento controllo da parte di un medico.

 

Quale percorso di psicoterapia per fronteggiare gli attacchi di panico?

Per il trattamento del disturbo di panico e per la gestione degli attacchi di panico è possibile affrontare un percorso di psicoterapia. L’approccio cognitivo comportamentale si è rivelato molto efficace nel trattamento di tali problematiche. Attraverso esercizi di rilassamento, di gestione e controllo del respiro, uniti ad un lavoro su pensieri e idee disfunzionali è possibile superare il disturbo di panico e ritrovare un senso di benessere e di autoefficacia.

Parte fondamentale di questo processo di cura è fornire le informazioni cliniche sugli attacchi di panico, e sui meccanismi che spesso mantengono e sostengono il disturbo. Vengono fornite informazioni su strategie per controllare il disturbo e affrontate le principali paure sfatando false credenze. Durante il percorso di psicoterapia rimane fondamentale affrontare le principali strategie aiutando la persona a riappropriarsi della propria quotidianità e del proprio benessere.

I pensieri catastrofizzanti fanno sì che le persone con attacchi di panico interpretino erroneamente i sintomi dell’ansia e li vedano come dei reali pericoli.

Prestare attenzione a cosa pensa nel momento in cui la persona diventa ansiosa e alle sensazioni fisiche che prova e molto importante per riportare attenzione ad uno stato di coscienza di sé.

Alcune cose che ci si può chiedere sono:

  • “Prima di focalizzare l’attenzione su quella parte del corpo, ero consapevole delle sensazioni fisiche?”
  • “Quando ho focalizzato l’attenzione sulle sensazioni, cosa è accaduto?”
  • “Ho notato sensazioni di cui non ero mai stato consapevole, concentrando l’attenzione su alcune parti del corpo?

 

Spesso in una situazione ansiogena la persona che avverte dei sintomi fisici molto forti sviluppa il pensiero e la paura di diventare pazzo, bisogna allora avere bene in mente l’importanza di sostituire questo pensiero con uno più adeguato come “Sto solo sperimentando sintomi fisici forti, non ho alcuna ragione di ritenere che sto impazzendo”.

Quando si provano delle sensazioni fisiche interpretate come pericolose iniziare a pensare che possono dipendere da altri fattori più reali risulta essere di grande aiuto; questi fattori possono essere:

✓ una risposta fisiologica, non pericolosa, all’aumento dell’ansia

✓ una reazione normale allo stress

✓ la conseguenza di un esercizio fisico

✓ la fatica

✓ gli effetti collaterali della nicotina, del caffè, dell’alcool o dei farmaci

✓ un’accresciuta vigilanza alle sensazioni corporee

✓ forti emozioni quali rabbia, sorpresa o eccitazione

 

Durante il percorso di terapia una fase importante è quella che prevede l’esecuzione degli esperimenti comportamentali per l’induzione dei sintomi in seduta.

Questi esperimenti permettono di scoprire che il modo in cui vengono interpretati i sintomi determina se l’ansia esita in panico oppure no. Sperimentare che non si producono le conseguenze temute fa diminuire la carica dei pensieri catastrofici.

Il terapeuta durante il percorso aiuterà la persona ad affrontare la situazione temuta senza fuggire, lavorando sul pensiero e sul comportamento permettendo di fronteggiare le situazioni temute senza dover fuggire.

 

Come noi ti possiamo aiutare per gestire gli attacchi di panico

Rimane dunque molto importante non sottovalutare l’aspetto anche invalidante del disturbo di panico che risulta avere un grandissimo impatto sulla vita della persona, importante è che ci si possa muovere in tempi brevi iniziando un percorso di cura che permette alla persona di riprendere il contatto con la sua vita e con il suo benessere ripristinando cosi livelli di equilibrio sani che possano essere funzionali alla gestione della quotidianità e al benessere percepito.

Il Consultorio Antera Onlus è un Centro di Prevenzione e Aiuto Psicologico. Nasce nel 2002 dall’iniziativa dei Soci Fondatori, psicologi e psicoterapeuti di diversa formazione ma accomunati dalla convinzione che il benessere psicologico sia un diritto di tutti e che offrire servizi professionali e qualificati con costi accessibili e tempi ridotti possa contribuire a promuovere lo sviluppo sia individuale che collettivo.

Antera (dal greco antheros, che significa “fiorito”) è un termine botanico, corrisponde alla parte terminale dello stame in cui è contenuto il polline destinato a fecondare i pistilli: è elemento che nutre e permette la nascita di altri fiori.

Difatti nel corso degli anni il gruppo di lavoro si è arricchito di nuovi professionisti coinvolti nel progetto, così come sono aumentate le attività svolte e le iniziative intraprese, ma l’idea fondante della sostenibilità è rimasta centrale, insieme a quelle della qualità del servizio e dell’arricchimento professionale dei soci.

L'Associazione Consultorio Antera Onlus costituisce una realtà ormai consolidata nell'ambito degli interventi finalizzati alla promozione del benessere psicologico dell'individuo e dei suoi contesti di vita. Attualmente offre i suoi servizi sia nella sede centrale di Roma (in zona San Giovanni) che presso le sedi di Fiumicino e di Monterotondo Scalo.

Si impegna a rispondere eticamente ed in maniera personalizzata alle varie richieste di aiuto, avvalendosi sia di psicoterapeuti esperti che di altri professionisti e di una rete di collaborazioni per accompagnare la persona in un percorso integrato di sviluppo del benessere.

Alla base di tutte le iniziative intraprese vi è inoltre la convinzione di una responsabilità sociale nella diffusione di una psicologia qualificata e competente, dove accanto ai principi imprescindibili della deontologia professionale, rappresentano un valore fondamentale i percorsi di ricerca, aggiornamento, confronto e condivisione.

Tra le principali attività, attualmente il Consultorio Antera Onlus:

  • svolge una costante attività di ascolto ed accoglienza;
  • organizza laboratori esperienziali per facilitare lo scambio e l'arricchimento personale;
  • propone periodicamente attività formative di tipo teorico-pratico, che rispondano alle necessità di acquisire strumenti importanti ed utili alla professione;
  • attiva con cadenza programmata incontri informativi sulle tematiche psicologiche di interesse comune;
  • predispone articoli e materiali a scopo informativo e divulgativo sulle tematiche di maggiore interesse inerenti il benessere psicologico, volti a rispondere alle domande più frequenti ed a chiarire eventuali dubbi sui diversi argomenti specifici proposti per un approfondimento.

 

Se desideri maggiori informazioni su come riconoscere e superare gli attacchi di panico sul nostro sito trovi altri utili riferimenti e un utile e-book "Attacchi di Panico"

Gli info groups organizzati presso le sedi e gli ebook pubblicati sul sito sono attività finanziate interamente dal Consultorio Antera Onlus, in quanto obiettivo statutario è la divulgazione qualitativa della professione. Sono pertanto completamente gratuiti, e ne può fruire chiunque abbia curiosità e interesse relativi allo specifico tema di volta in volta trattato.

 

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Attacco di panico: cos'è e come riconoscerlo

L'attacco di panico si presenta come un episodio di intensa paura senza un reale pericolo, la sua caratteristica principale è l’inaspettatezza, ovvero si manifesta senza una ragione apparente e all’improvviso. I principali sintomi fisici che caratterizzano tale disturbo sono la tachicardia, la sensazione di rimanere senza respiro, dolore al petto o alla stomaco, debolezza, vertigini, sudorazione aumentata, vampate di calore, insensibilità alle mani o ai piedi. A livello cognitivo compare una forte paura di perdere il controllo, di impazzire e di poter morire, in alcuni casi si può percepire di osservare dall'esterno cosa sta accadendo al proprio corpo.

Gli attacchi di panico hanno un'alta incidenza nella popolazione, si stima che in Italia siano più di 10 milioni le persone che ne soffrono. E’ più frequente nelle donne e compare in genere per la prima volta nei giovani adulti, è più probabile che compaia quando la persona è sottoposta a periodi di stress intensi e può esserci una maggiore vulnerabilità per  gli individui generalmente più ansiosi.

Spesso ci si spaventa enormemente quando si avvertono questi sintomi e si ricorre al pronto soccorso, ipotizzando di avere un attacco cardiaco o essere in pericolo di morte, ma va evidenziato come gli attacchi di panico non rappresentino un pericolo fisico per la persona. E' comunque importante sottolineare che un primo screening medico può essere utile per individuare quei casi in cui questa sintomatologia non abbia un'origine psicosomatica, potrebbe infatti talvolta essere correlata a disturbi organici, quali ad esempio l'ipertiroidismo o all'assunzione di sostanze, come i cannabinoidi.

 

Il ruolo della paura negli attacchi di panico

Gli attacchi di panico, come dicevamo, sono spesso improvvisi ed inaspettati, almeno la prima volta, ed è per questo che la paura di un nuovo attacco diventa subito forte e dominante. Il singolo episodio potrebbe sfociare in un vero e proprio disturbo di panico, più per paura della paura che altro.

La paura è un’emozione primaria di difesa che si attiva quando l’individuo percepisce una minaccia, la quale può essere reale, anticipata (cioè prevista dal soggetto), evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La paura prepara il corpo a reagire alle situazioni ritenute minacciose, mettendo in atto delle reazioni organiche. Questi meccanismi preparano appunto l’organismo alla reazione, attraverso l'aumento del battito cardiaco (sintomo tipico anche degli attacchi di panico), e di conseguenza lo guidano verso la fuga, quando il soggetto vuole scappare dalla situazione, e verso l’evitamento, quando il soggetto tenderà in futuro ad evitare luoghi e situazioni che considera a rischio. Il timore che si ripresentino nuovi attacchi alimenta quindi un circuito vizioso di autorinforzo, la paura della paura appunto, che aumenta la probabilità dell'innescarsi di nuovi episodi.

 

Evitamento delle situazioni ansiose negli attacchi di panico

L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene può diventare la modalità prevalente che la persona mette in atto per evitare altri attacchi, così può accadere che la persona stessa diventi “schiava del panico”, spesso coinvolgendo anche i familiari, chiedendo di non essere lasciata mai sola e di essere sempre accompagnata ovunque, con un conseguente senso di frustrazione legato all’essere dipendente dagli altri.

La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi d’ansia e cambia il proprio comportamento in conseguenza di essi: principalmente evita le situazioni in cui teme che essi possano verificarsi. Ci si può trovare rapidamente invischiati in un tremendo circolo vizioso che può causare un aumento di ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto.

Quando non viene affrontato, il disturbo di panico può ripercuotersi pesantemente sulla qualità della vita, portando a forti limitazioni, associandosi ad altre paure o fobie, sfociando in alcuni casi in un vero e proprio isolamento sociale.

 

Come affrontare e curare gli attacchi di panico

La possibilità di formulare una richiesta di aiuto ad un professionista è di fondamentale importanza e costituisce il primo passo per poter affrontare questo tipo di sintomi, che rientrano all'interno dei disturbi d'ansia. Un percorso di psicoterapia può essere un valido strumento per poter curare gli attacchi di panico in una prospettiva a lungo termine, non limitandosi ad arginarli nel momento in cui si presentano. Diviene così possibile lavorare sulle cause che sono alla base di questa riposta sintomatica, sia nel contesto di vita attuale che attraverso la ricostruzione della propria storia, andando a modulare i livelli di ansia e le esigenze di controllo.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti nel trattamento degli attacchi di panico, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico. All'interno del nostro centro, grazie alle diverse competenze dei professionisti, sarà possibile costruire un progetto ad hoc sulla persona, con la possibilità di accedere anche a percorsi di training autogeno, particolarmente utili nell'affrontare questo tipo di sintomatologia.

Se desideri avere ulteriori informazioni contattaci telefonicamente o inviaci un messaggio tramite l'apposita area.

 

 

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COSA SONO GLI ATTACCHI DI PANICO

L'attacco di panico è una crisi d'angoscia estrema, sconvolgente, improvvisa, che comporta sintomi fisici e psichici propri dell'ansia, al massimo dell'intensità, fino a provocare la paura di morire, di impazzire e di perdere il controllo. A ciò si associano sintomi neurovegetativi quali palpitazioni, dolore toracico, sensazione di soffocamento, vertigini, vampate di calore, brividi di freddo, tremori e sudorazione. Questo disturbo compare soprattutto durante l'adolescenza o la prima età adulta e, anche se le cause precise non sono chiare, sembra esserci un nesso con le più importanti fasi di transizione della vita che portano inevitabilmente una certa quantità di stress e ansia. Tuttavia, tali episodi di panico non si verificano durante il periodo di stress, ma quando esso è stato superato, ovvero quando si allenta la tensione emotiva. I primi episodi di panico sperimentati si imprimono in modo indelebile nella mente della persona colpita, in quanto si tratta di un’esperienza inattesa e molto spiacevole. Può capitare che, dopo gli attacchi di panico, si sviluppi un processo di evitamento, per cui si limitano sempre più i movimenti e le attività, si evitano situazioni e luoghi specifici che si pensa siano associati allo scatenarsi dell’attacco. Se tale evitamento interferisce con le attività importanti di tutti i giorni, si parla di agorafobia associata ad attacchi di panico (paura ed evitamento di posti e situazioni da cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi oppure da quelle situazioni in cui si pensa di non poter avere un aiuto sufficiente).

 

CARATTERISTICHE DEGLI ATTACCHI DI PANICO

  • palpitazioni,  tachicardia;
  • sudorazione;
  • tremori fini o a grandi scosse;
  • sensazione di soffocamento;
  • sensazione di asfissia;
  • dolore o fastidio al petto;
  • nausea o disturbi addominali;
  • sensazione di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;
  • derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distanti da sé stessi);
  • paura di perdere il controllo o di impazzire;
  • paura di morire; parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);
  • brividi o vampate di calore.

Gli attacchi di panico possono insorgere quasi del tutto inaspettatamente, oppure in alcune specifiche circostanze che diventano particolarmente temute. Ad esempio, in una piazza, in mezzo alla folla, in un ascensore, sotto una galleria, quando si parla in pubblico, nel traffico. E’ proprio dal successivo evitamento dei luoghi in cui si è verificato il primo episodio di panico, che possono nascere le fobie, come paura degli spazi aperti (agorafobia), paura degli spazi chiusi (claustrofobia), paura di esporsi in pubblico (fobia sociale).

 

CAUSE DEGLI ATTACCHI DI PANICO

  • fattori genetici: fattori psicologici: il disturbo può essere l’espressione di uno stato di malessere psicologico di cui il soggetto non è consapevole e che esprime con lo scatenarsi dei sintomi. Riferendosi al contesto giovanile, gli attacchi di panico possono essere associati a vari fattori, come solitudine, incomunicabilità, situazioni familiari critiche, difficoltà nell’approccio con il mondo del lavoro, e possono anche insorgere in concomitanza con l’assunzione di marijuana, cocaina o amfetamine;
  • fattori ambientali: spesso gli attacchi di panico si verificano in seguito ad eventi stressanti, come problemi familiari, di lavoro, cambiamenti importanti nella qualità della vita o nella generale organizzazione familiare, frustrazioni o relazioni particolarmente impegnative.

  

COME AFFRONTARE GLI ATTACCHI DI PANICO E IL DISAGIO PSICOLOGICO DERIVANTE

Il disturbo da attacchi di panico è ampiamente curabile, con una varietà di trattamenti disponibili che possono portare a miglioramenti significativi nel 70-90% dei casi.

L’importante è intervenire precocemente in modo da aumentare la possibilità di bloccare la progressione del disturbo agli stadi successivi, in cui potrebbero nascere ulteriori complicanze, come l’insorgenza di fobie. Prima di intraprendere qualsiasi trattamento, sarebbe meglio sottoporsi ad una serie di esami medici per escludere la possibilità di altre cause dei loro sintomi come un eccessivo livello dell'ormone tiroideo, epilessia o aritmia cardiaca, che possono causare sintomi somiglianti. Per curare gli attacchi di panico vengono usate terapie farmacologiche e psicoterapie, meglio se in associazione.

Molti dei trattamenti sono estremamente efficaci, anche se una parte delle persone che ha completato con successo una terapia può continuare a sperimentare l’ansia anticipatoria (preoccupazione eccessiva che il panico si ripresenti in determinate situazioni). In questi casi è particolarmente utile una psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale, che aiuta ad imparare nuovamente ad affrontare le situazioni che scatenano ansia e panico.

In aggiunta a questi trattamenti, si può agevolare la guarigione dagli attacchi di panico attraverso una giusta predisposizione interna della persona coinvolta e delle persone che le sono accanto. Non vanno poi trascurati i metodi di rilassamento come il training autogeno o la musicoterapia. La scelta del tipo di trattamento dipende dalle caratteristiche del quadro clinico del soggetto, ma anche dalle sue personali preferenze.

 

CONSIGLI PER CHI SOFFRE DI ATTACCHI DI PANICO

Quando si è colpiti da un attacco di panico, la prima cosa importante è sapere e ricordarsi che si tratta di un episodio della durata di pochi minuti e che non comporta rischi per l'organismo, né puó provocare la perdita di controllo di se stessi o la morte. Durante questo momento di ansia, l'ideale sarebbe cercare di respirare lentamente, mettersi in una posizione comoda e tranquilla, ad esempio, se é possibile, sedersi o sdraiarsi.

Se ci si sente svenire, é utile sollevare le gambe. Può servire anche pensare a situazioni piacevoli, a paesaggi rilassanti ed, eventualmente, alla voce del proprio terapeuta.

 

CONSIGLI PER CHI STA VICINO A PERSONE CON ATTACCHI DI PANICO

Per chi vuole stare accanto ad una persona che soffre di attacchi di panico, ci sono dei semplici consigli da seguire che possono aiutare a vivere meglio il problema. Intanto bisogna sapere che comprensione e disponibilità all’ascolto sono fondamentali per chi soffre, come lo è il riconoscimento dei piccoli miglioramenti: condividere la gioia, può trasformarsi in un forte punto di appoggio.

Le cose che si possono fare sono valorizzare i momenti di autonomia e non sostituire mai chi sta male, nei compiti che è in grado di svolgere, anche se con fatica; riflettere e discutere insieme come collaborare per raggiungere un miglioramento dell'autonomia; aspettare che sia il malato a chiedere aiuto, piuttosto che farsi avanti con eccessive premure.

E’ meglio, inoltre, cercare di ridurre scontri con la persona che soffre ed evitare di colpevolizzarla per non aver fatto ancora passi avanti. in modo da permettergli di vivere meglio stimoli e ansie.

E' fondamentale quindi conoscere gli attacchi di panico per poter mettere in campo azioni atti a superarli. 

 

ATTACCHI DI PANICO E PSICOTERAPIA

La psicoterapia aiuta a condurre alla comprensione ed alla soluzione dei problemi psicologici, nonché, ad una reale e definitiva autonomia. La forma di psicoterapia che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace e più breve, è la cognitivo-comportamentale, individuale o di gruppo che sia: è utile, infatti, sia a bloccare l’insorgenza degli attacchi di panico, sia a ridurre l’ansia anticipatoria (a cui invece non riescono ad arrivare i farmaci da soli).

Questo tipo di terapia, mira ad individuare e modificare i pensieri catastrofici collegati alla reazione ansiosa, ad identificare e modificare alcuni comportamenti che alimentano la risposta ansiosa e ad imparare ad affrontare le situazioni ansiose. Oltre ad una psicoterapia individuale, può essere molto utile ed efficace partecipare a gruppi di mutuo-auto aiuto: il gruppo permette ai pazienti di confrontarsi con altre persone con lo stesso problema, trovandovi conforto ed incoraggiamento.

Ci sono poi la psicoterapia dinamica, che, ricercando nel passato i conflitti emotivi che potrebbero spiegare la comparsa del disturbo, aiuta una comprensione migliore di essi, traendone un beneficio nel superare il problema, e la psicoterapia eriksoniana, detta anche psicoterapia ipnotica o ipnoterapia: l'ipnosi, direttamente o meno, gioca un ruolo importante nel determinare il rapporto tra paziente e terapeuta, prima, e la risoluzione dei sintomi, dopo.

 

ATTACCHI DI PANICO E TERAPIE FARMACOLOGICHE 

  • antidepressivi triciclici: il più utilizzato è quello contenente imipramina, di cui viene usata una lenta introduzione per aiutare a minimizzare gli effetti collaterali che spariscono dopo poche settimane. (nome commerciale: Tofranil);
  • IMAO: il loro uso richiede l'osservazione di alcune specifiche restrizioni alimentari e massima attenzione all’assunzione contemporanea di alcune molecole, in quanto possono interferire causando improvvisi e pericolosi effetti collaterali. (Nome commerciale: Parmodalin);
  • SSRI: Quest'ultima classe presenta, rispetto alle precedenti, una maggiore maneggevolezza e minori effetti collaterali. Il principio attivo più usato è la paroxetina (nome commerciale: Seroxat);
  • Benzodiazepine: riducono notevolmente l’ansia, hanno effetto rapido e pochi effetti collaterali. Spesso vengono abbinate agli antidepressivi triciclici, ma vengono usate anche sole se il disturbo è lieve. I principi attivi più usati sono il clonazepam ed il lorazepam (rispettivi nomi commerciali: Rivotril, Tavor).

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