Lunedì, 11 Marzo 2019 21:58

Disturbi alimentari: riconciliarsi con il proprio equilibrio interiore

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Quello dei disturbi alimentari è un mondo molto complesso, popolato e multiforme, è ormai possibile divulgare tante notizie su ciò che le persone debbono sapere per vincere il loro disagio, ma nonostante ciò, l’accesso alle molte informazioni non permette sempre una diminuzione della sofferenza per la persona. Scopo di questo e-book non è dare ulteriori notizie sui disturbi dell’alimentazione ma poter permettere al fruitore di attivare delle riflessioni che possano condurlo alla scelta di iniziare un percorso di aiuto nella gestione sia della parte alimentare che della problematica sottostante, con il fine di riconciliarsi con il proprio equilibrio interiore. Spesso le persone che soffrono di Disturbo del comportamento alimentare provano per molto tempo a superare i loro ostacoli utilizzando, però, le informazioni che si trovano sui vari siti web non a loro vantaggio, ma a loro danno.

Partiamo quindi dalle domande più frequenti che ci hanno posto le persone che abbiamo incontrato e incontriamo tutti i giorni nella nostra pratica clinica e che possono essere di aiuto anche a chi ci legge:

Se salto i pasti dimagrisco?

Io pratico moltissima attività fisica mi sento stremata ma faccio il conto delle calorie così dimagrisco?

Mi pesavo continuamente ma il mio peso aumentava anche se bevevo è normale?

Queste sono solo alcune delle molte domande che ci rivolgono i nostri pazienti e reputiamo sia giusto in ogni percorso individuale partire proprio da loro per dare vita a delle riflessioni importanti che possono scardinare alcune credenze errate che bloccano la persona nel suo sviluppo. 

 

Cibo e cultura storica: riflessioni di partenza 

La tradizione, l’identità di un gruppo sociale e la cultura di appartenenza sono spesso espresse attraverso il linguaggio culinario che diventa non solo mezzo di sopravvivenza ma vera e propria condivisione di regole, tradizioni e di vissuti. La cucina e il cibo da sempre hanno ispirato cambiamenti, invenzioni e soprattutto contaminazioni di culture diverse, nate da una fusione di varie identità. Anche senza entrare nello specifico dei cambiamenti culinari dei diversi periodi storici, possiamo capire l’importanza del significato simbolico che il cibo ha assunto e soprattutto soffermandoci sull'attributo “grasso” possiamo vedere come si è passati da un’accezione positiva di esso in una società caratterizzata da guerre, carestie e povertà, ad un’accezione negativa nella società moderna dove il “corpo grasso” diventa una zavorra, un ostacolo per l’accettazione sociale, per il lavoro e per il benessere.

Si passa quindi sempre di più da un corpo edonizzato in cui le forme diventano rappresentative di una persona ricca che doveva essere stimata e trattata in modo superiore, a un corpo ragionato e sempre più costruito.  Il convivio, da sempre luogo di scambio e condivisione, diventa luogo di presenza fugace, sempre più ragionato e sede di dialogo razionale. Proprio partendo da queste premesse forse si può ragionare sull’emergere di una patologia in un determinato periodo storico e sullo stretto rapporto tra organismo e ambiente che porta a considerare il cibo e l’utilizzo di esso come mezzo di evoluzione e sviluppo di caratteristiche idonee all’integrazione sociale.

Abbiamo sottolineato come il cibo abbia importanza cruciale e valenza sociale di scambio, infatti attraverso di esso condividiamo paure, gioie, intenzioni creando sia uno scambio intimo con noi stessi sia coesione con gli altri nei momenti di ritrovo a tavola, sempre più spesso con amici o colleghi di lavoro. Nell'ambito delle riflessioni sull'importanza del cibo non si deve sottovalutare una componente importante culturale che è l’atto del “nutrire”, che si carica di valori e significati simbolici di relazione, comunicazione e amore. Il cibo quindi, che è sempre stato un importante mezzo con cui noi costruiamo la nostra rete sociale, ma anche la nostra soggettività, oggi diventa spesso nemico, in una realtà in cui gli elementi dell’individualismo, della profonda solitudine e dell’insicurezza sono forse quelli che più caratterizzano la società moderna.

Il cibo ma soprattutto il momento della tradizione conviviale legata ad esso vengono visti quasi come simbolo del legame di dipendenza dal contesto familiare, diventando nemici del sogno moderno dell’autonomia estrema a tutti i costi. L’uomo della società moderna è un uomo frenetico, irrequieto e sempre in movimento, che ricerca continuamente il suo centro in obiettivi sempre nuovi; proprio in questo vortice di continuo cambiamento diventa impensabile il riposo, l’essere fermo, anzi diventano pensabili solamente se si trovano in una cornice definita e socialmente accettata, per questo sentiamo l’esigenza di riposarci facendo paradossalmente attività che ci costringono a fermarci, per questo cerchiamo nelle pratiche diffuse di mindfulness di riconquistare lo stare nel presente e godere di ciò che sentiamo.

Nella solitudine psicologica che contraddistingue la nostra società, il disagio e la frustrazione quotidiana, non possono essere tollerati, cosi si ricorre subito a gratificazioni che tolgono la fonte del nostro stress. 

 

Come mai io soffro di disturbi alimentari e non un’altra persona? 

Tantissime sono le informazioni sulle caratteristiche cliniche dei disturbi alimentari e l’accesso ad esse è molto facile e veloce ma nonostante questo una delle prime domande poste dai familiari è: “come mai a lei?” iniziando a dar vita a tutta una serie di comportamenti che cercano di deviare l’attenzione, senza comprendere in verità il nucleo più importante che appesantisce la persona.

E cosi che Elena dice: “…dicono tutti che devo pensare sempre alle cose positive che ho, ma il mio pensiero va sempre lì sul cibo…

Cosi Alessia chiede: “...perché nessuno capisce e continuano a dirmi pensa a come sei brava a scuola mentre il mio pensiero è il numero sulla bilancia…” 

Cosi la mamma di Sara dice: “… noi abbiamo fatto sempre tutto quello che ci chiedeva e lei ci ripaga vomitando e facendo questo…”.

 

Perché insorge il disturbo dell'alimentazione?

Rispondere al perché insorge il disturbo è spesso faticoso e complicato per mille aspetti differenti tra loro.

Cercheremo di dare alcuni piccoli spunti di riflessione su macro aree che spesso hanno un peso rilevante. Alcune situazioni possono portare la nostra attenzione sull'ambiente di apprendimento, spesso la condivisione di esperienze comuni (come un altro membro della famiglia che soffre di disturbo alimentare) potrebbe essere la base di una specie di imitazione nelle proprie abitudini; tra gli aspetti importanti c’è quello del peso corporeo: alcune ricerche mostrano come molte persone con alimentazione incontrollata hanno tendenza di peso naturale sopra la media e circa la metà delle persone affette da bulimia risulta in sovrappeso prima di presentare il vero e proprio disturbo.

Alcuni fattori psicologici come umore tendenzialmente depresso o bassa autostima, senso di incapacità e inefficacia sono fattori molto ricorrenti e comuni.  Non si può, comunque, affermare che questi fattori siano la causa dei problemi alimentari, poiché spesso sono presenti anche in persone che poi non sviluppano un disturbo dell’alimentazione.  La volontà di dimagrire molto spesso innesca il pericolo di perdere il controllo, si crea un circolo vizioso importante da cui è molto difficile uscire: la restrizione alimentare eccessiva porta ad un aumento della tensione psicologica, che viene smorzata ricorrendo all'abbuffata, per poi passare al senso di colpa e al timore di prendere peso, il che a sua volta conduce ad ulteriori restrizioni rinforzando e perpetuando il disturbo.

Gli aspetti sociali sono un’altra grande area da prendere in considerazione, infatti esistono nel contesto sociale numerose convinzioni riguardo il peso e le forme corporee derivanti da regole culturali e di costume; in una cultura che premia la magrezza e conferisce spesso ad essa il sinonimo di accettabilità e amabilità è ipotizzabile che persone con bassa autostima, difficoltà nelle relazioni ed elevata ansia sociale sviluppino questo tipo di disturbi intraprendendo una dieta per ottenere l’approvazione sociale. Naturalmente ciò non significa che la nostra cultura sia la responsabile di tutto, ma possiamo affermare che alcune caratteristiche di essa possono rappresentare dei fattori di rischio per le persone più vulnerabili.  Per molte persone che soffrono di bulimia, la preoccupazione per il peso e le forme corporee ha enorme significato poiché il loro “valore personale” spesso è in stretta relazione con il loro corpo.

La forma del proprio corpo diventa un metro fondamentale di giudizio su di sé, tanto che acquistare peso può essere vissuto come un evento catastrofico, con effetti devastanti sull’equilibrio psico fisico. Il dimagrimento e l’autocontrollo possono essere rinforzati da molti fattori sociali, come i complimenti degli amici, i riconoscimenti etc… Ricevere complimenti per un’azione porta naturalmente a pensare di essere bravi e capaci, questo innesca un meccanismo di rinforzo automatico poiché la persona inizia un dialogo interno in cui inizia a complimentarsi da sola per aver controllato il cibo ingerito. Una componente molto importante è la capacità che la persona perde di registrare con precisione il senso della fame e della sazietà continuando, spesso, a mangiare senza avvertire il segnale di “stop” e il senso di sazietà e cadendo nell'abbuffata, oppure saltando pasti sani senza sentire le richieste del proprio corpo.

L’incapacità di inserirsi in un ritmo nutrizionale equilibrato ha conseguenze negative sia a livello fisico che emotivo, determinando uno stato di ansia e angoscia continui, legati alla perdita del controllo e al tentativo di gestire, quindi, sia il cibo e l’alimentazione che tutti gli altri aspetti della propria vita. 

 

Perché devo chiedere aiuto?  

Decidere di volersi bene è un atto di coraggio grande, ma prima di iniziare un percorso di psicoterapia per affrontare il disturbo è molto importante porsi delle domande:

-Sarà faticoso e avrò il coraggio di affrontarlo? 

-Ho il coraggio di mantenere il mio obiettivo per essere felice?

Non spaventatevi se la vostra risposta non è immediatamente SI, non abbiate paura di iniziare, la lista dei vantaggi diventerà sempre più grande e magari potrete aumentarla con delle nuove domande e risposte che vi porrete durante il percorso.   Quando conoscerete il terapeuta non siate generici nel vostro racconto, se fornite tanti dettagli potrete essere di grande aiuto al professionista per inquadrare tutta la situazione.

Cominciate dal momento in cui qualcosa non è andato, ripercorrete nella mente ciò che vi ha turbato, fate uscire i vostri sentimenti, le vostre emozioni, e vedrete come inizierete già immediatamente a fare i primi collegamenti tra azioni, pensieri ed emozioni. Il professionista è lì per aiutarvi e non per giudicarvi.  La nostra “ruota del cambiamento” inizia quando ci accorgiamo di avere un problema, anche se non lo vogliamo ammettere in modo esplicito o non ci sentiamo pronti a cambiarlo; ad un certo punto una sensazione di qualche cosa che non funziona emerge e ci inizia a dare disagio crescente che ci costringe a fermarci e a guardare. Questo fastidio aumenterà sempre di più e darà inizio ad una fase nuova in cui ci troveremo ad urlare: “non posso farcela cosi, sono stanca!!!!!!”.

Questo è un momento fondamentale perché è da qui che potremo veramente percorrere una nuova strada, quella del cambiamento e dell’azione. Agire significa cominciare a cercare una soluzione al nostro problema, qualcuno che possa guidarci e sostenerci nella gestione e nella comprensione di ciò che non va, qualcuno che possa supportarci nei nostri momenti difficili. Ognuno di noi subisce fluttuazioni in ciò che pensa e prova e anche la nostra motivazione al cambiamento può modificarsi, non dobbiamo spaventarci ma valutare con il terapeuta le fasi in cui ci si trova per far sì che ci possa accompagnare in tutti i momenti, senza andare incontro a delusioni o fallimenti.

 

La Psicoterapia per i Disturbi Alimentari, quel momento oscuro 

Spesso la grande paura con la quale ci si deve confrontare è quella di non sapere a cosa si va incontro quando si comincia un percorso di terapia per un disturbo alimentare, nulla è predeterminato e nulla è sempre uguale. La paura e l’incertezza diventano, quindi, nemici importanti che ostacolano il passo coraggioso del chiedere aiuto. Possiamo riassumere alcune aree importanti da affrontare con nutrizionista o dietologo e psicoterapeuta in un percorso integrato e idoneo in caso Disturbi Alimentari:

  • La regolazione del peso con il calcolo BMI, le variazioni fisiologiche del peso e il raggiungimento e mantenimento dell’obiettivo
  • Le conseguenze delle abbuffate e di tutte le condotte compensatorie come anomalie di fluidi ed elettroliti, erosione dello smalto dentale, ciclo mestruale irregolare e poco controllo del senso di fame e sazietà etc.
  • L’inefficacia delle condotte utilizzate cercando di ridefinire delle false credenze che ci sono alla base come ad esempio la più comune credenza che l’utilizzo del vomito permetta di eliminare totalmente ciò che abbiamo mangiato, oppure che l’eccessivo esercizio fisico possa far bruciare più massa grassa etc.
  • I campanelli di allarme che fanno scattare certe condotte: molto importante risulta l’analisi delle aree del pensiero legate a specifici comportamenti, facendo attenzione a collegare le particolari emozioni che possono spaventare la persona ed indurla a mettere in atto determinati comportamenti lesivi.
  • La storia personale, da ripercorrere per cercare di ricostruire “il puzzle degli eventi”, le emozioni o i pensieri che ad un certo punto sono diventati disfunzionali nello sviluppo della persona. 

Il comportamento è uno dei primi aspetti da affrontare nella terapia, infatti restrizioni alimentari, condotte compensatorie, abbuffate non sono solo sintomi utili per riconoscere la presenza del disturbo ma sono elementi da contrastare, poiché non affrontandoli in modo prioritario si rischia di compromettere il percorso terapeutico; affrontare in maniera adeguata quest’area significa poter aiutare la persona a gestire meglio la situazione, fornendo tecniche e strategie utili per risolvere e bloccare i comportamenti perpetuati. 

La qualità delle relazioni sociali è un altro fattore molto importante per il buon esito della terapia, cambiamenti importanti in alcuni settori della vita hanno spesso un ruolo molto importante nel mantenimento o meno del disturbo dell’alimentazione; spesso attraverso l’abbuffata o la restrizione si manifestano delle emozioni ritenute “pericolose” come la rabbia o la paura dell’abbandono, oppure richieste di aiuto legate a situazioni sociali che creano ansia. Lavorare sull’assertività e sulle abilità sociali spesso porta anche ad un miglioramento nei problemi dell’alimentazione.

Incoraggiare la persona a lavorare con strategie di problem solving in modo da programmare il comportamento da tenere in situazioni ritenute rischiose, soprattutto quando sono quotidiane, aiutarla a creare strategie alternative in modo da instaurare comportamenti difficilmente compatibili con l’assunzione disinibita di cibo risultano essere i passaggi più importanti. È necessario che la persona all'inizio del percorso adotti un comportamento alimentare pianificato, che esalti la capacità personale di mangiare senza la paura di perdere il controllo e inoltre senza farsi condizionare dagli stimoli interni come i propri pensieri o le proprie emozioni, o dagli stimoli esterni come le situazioni sociali che possono condurlo a comportamenti non salutari.  Attraverso l’acquisizione di un maggior controllo la persona sarà aiutata a confrontarsi con pasti equilibrati e quantità normali, riuscendo a cogliere i segnali biologici di fame e sazietà e potendo riscoprire i propri gusti, migliorando così il proprio assetto cognitivo, emozionale e comportamentale.

 

Sarò all'altezza per non mollare? 

Non spaventatevi se vi capiterà di fare passi che percepite come un tornare indietro o se vi sentite demotivati o stanchi, la paura sarà vostra compagna, ma ricordate sempre che il cambiamento richiede tempo e costanza.

Prendetevi del tempo per sperimentare e imparare a distinguere la fame biologica dai vostri stati emotivi, a piccoli passi arriverete a decodificare il corpo, ad ascoltarlo e a credere in ciò che sentite, fidatevi del vostro corpo e cercate di comprendere le richieste che fa durante il giorno. Un passo importante è imparare a contrastare i falsi messaggi che ci arrivano sulla fame dedicando sempre meno tempo a preoccuparsi di cosa si mangia, di quanto e quando, questo ci aiuterà ad impiegare le energie in modo costruttivo per il nostro sviluppo.

L’autostima e l’autoefficacia sono molto importanti perché diventano basi fondamentali nella costruzione del percorso di sviluppo personale. Spesso una componente importante nel blocco diventa la paura del giudizio; essere giudicati fa parte della nostra vita e dei rapporti che abbiamo con gli altri; importante diventa, quindi, accettare idee diverse e imparare a gestire le nostre ansie rispetto al dover piacere a tutti ed essere sempre accettati.

Tutti ci preoccupiamo di dire la cosa giusta al momento giusto, oppure di fare la cosa che ci rende più noti o apprezzati, ma mentre percorriamo questa strada ci accorgiamo, spesso, di aver perso tempo e di non aver vissuto il presente. Cercare di piacere a tutti è un’impresa fallimentare quindi dobbiamo scegliere tra le tante persone quella più importante: NOI; questo viene interpretato come egoismo ma in realtà non lo è, significa solamente essere soddisfatti di noi, piacerci e poter così ridimensionare l’importanza del giudizio dell’altro. Molti racconti delle persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione hanno come punto importante l’utilizzo del cibo per controllare emozioni altre; l’alimentazione diventa mezzo per avere potere su ciò in cui ci si sente fragili e diventa lo scettro per sentirsi all'altezza nell'affrontare determinate situazioni, è così che la delusione si trasforma in abbuffata, che la noia si trasforma in un’abbuffata, la paura, la rabbia si trasformano in abbuffata tutto è risolto con il cibo, ma dopo?

Dopo in realtà nulla si trasforma e così si cade in una sensazione di disperazione, una spirale di colpa e inadeguatezza che si cerca nuovamente di superare sempre utilizzando il cibo in modo restrittivo e così re-inizia il circolo infinito di sostituzione dei mezzi adeguati che in realtà sono sempre inadeguati. 

 

La forza del pensiero e la bassa autostima: i nostri tasselli importanti 

 La nostra esperienza clinica e i risultati di molte ricerche indicano che la bassa autostima è diffusa tra le persone con disturbi dell’alimentazione e che può precedere l’esordio del disturbo. Alcuni dati sottolineano come la bassa autostima sarebbe associata ad una scarsa risposta al trattamento. Di solito l’autostima viene comunque modificata attraverso la terapia lavorando su pensieri e emozioni; tuttavia pazienti che presentano un’autostima molto bassa possono sforzarsi eccessivamente nel controllo della propria alimentazione, della forma corporea e del peso per raggiungere un “valore personale”: tali elementi rendono particolarmente difficile l’approccio al cambiamento per la poca disponibilità a modificare la dieta o l’esercizio fisico; la natura pervasiva della visione negativa su di sé di queste persone le porta a non vedere la prospettiva della guarigione. Il lavoro sulla bassa autostima comincia con un’educazione personalizzata sui processi che la mantengono, aiutando la persona a riconoscere e correggere in tempo reale i processi cognitivi che mantengono il modo in cui si valutano, permettendo loro di identificare nuovi aspetti della vita come aree dove impegnarsi.

Le distorsioni negative, quelle cioè che ci fanno vedere la realtà in termini sostanzialmente catastrofici possono produrre a lungo termine un abbassamento della stima di sé e conseguentemente ansia o abbassamento del tono dell’umore. Ciascuno di noi può imparare a migliorare il suo modo di valutare e interpretare la realtà. Con un po’ di pratica sul riconoscere e sostituire i pensieri potremmo costruire nuovi modi di pensare e parlare di noi stessi, condizione questa fondamentale per coltivare il nostro benessere psicologico. Noi interpretiamo gli eventi che ci accadono dando ad essi una connotazione negativa o positiva.

In sostanza il nostro benessere o malessere dipende anche molto da come ci poniamo nei confronti di ciò che ci accade. 

 

I nostri percorsi per i disturbi dell'alimentazione

L’esperienza decennale del Consultorio Antera Onlus e le numerose persone che si rivolgono a noi, ci hanno permesso nel tempo di mettere a punto un programma integrato di sedute con nutrizionista - dietologa e psicoterapeuti che si occupano specificatamente dei disturbi dell’alimentazione.

Il supporto e la disponibilità totale permette di creare una rete che accompagna la persona tutta la settimana nei piccoli- grandi passi che deve percorrere per riconquistare il proprio benessere psicofisico. Il lavoro integrato e coordinato di medico dietologo e nutrizionista insieme al terapeuta, permette di seguire e rispondere alle esigenze della persona a 360 gradi e di poterla supportare in ogni momento davanti alle difficoltà che incontra.

Vengono attivati inoltre in periodi specifici dell’anno, gruppi di psicoeducazione e laboratori espressivi, questo permette sia di poter acquisire ulteriori informazioni e fare delle domande a cui magari non si è avuta risposta, sia di aprire uno spazio di confronto che alle persone di motivarsi confrontandosi con altri che stanno affrontando un problema simile. In questo modo si crea una rete di sostegno e motivazione che supporta la persona e consente di valutare progressivamente i cambiamenti positivi.

Importanti sono anche le numerose iniziative nell'area del benessere psicologico effettuate in collaborazione con una qualificata scuola di cucina, in questo spazio appositamente costruito con diverse figure professionali, le persone possono mettersi a confronto approcciandosi al cibo in modo diverso, rilassato e gioviale, riscoprendo con maggiore consapevolezza il significato dell’alimentarsi e del “nutrirsi”.  

 

Se desiderate approfondire la tematica o avere maggiori informazioni sui percorsi personalizzato di psicoterapia del Consultorio Antera per i soggetti che soffrono di disturbi dell'alimentazione, contattaci; ti risponderemo quanto prima.

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