Consultorio Antera

Consultorio Antera

Il Consultorio Antera propone un percorso personalizzato di Coaching Psicoalimentare, formulato sulla persona con l’aiuto di una equipè multidisciplinare che strutturerà il trattamento in maniera personalizzata e rispondendo alle esigenze personali.

Il Coaching Psicoalimentare è un vero e proprio viaggio nelle abitudini alimentari e nei meccanismi psicologici ad esse collegati. L'obiettivo è quello di recuperare un benessere psico-fisico allontanando quei processi disfunzionali che indeboliscono il nostro stato di salute. Una analisi parallela in cui corpo e psiche sono in equilibrio tra loro.

Il nostro progetto è rivolto a persone che hanno la volontà di recuperare una forma fisica, mettendo al centro un'educazione alimentare e rafforzando la propria autostima ed auto-efficacia.

Il percorso intensivo (svolto in presenza oppure in modalità online), che sarà individualizzato sulle reali esigenze della persona, potrà avere una durata variabile da 1 a 2 mesi.

 

FASE 1 – Analisi della Domanda

- 1° Colloquio gratuito

-  Anamnesi e valutazione psicodiagnostica (2 colloqui con questionario valutativo e restituzione con piano di trattamento)

- Visita con medico Dietologo

Nella Fase 1 il lavoro è focalizzato sui “perché” che portano al comportamento alimentare disordinato e all’analisi dei blocchi fisici ed emotivi della persona.

 

FASE 2 – Coaching Psicoalimentare con  possibilità di attivare il servizio di Chat telefonica

COACHING INDIVIDUALE: Il percorso comprende 4 incontri mensili con una Psicologa Psicoterapeuta e 4 incontri con una Consulente alimentare per monitorare ogni evoluzione e difficoltà lavorando sulle abitudini quotidiane sul comportamento alimentare, sullo stile di vita e sul sistema organizzativo dell'individuo/famiglia.

 

FASE 3 – Coaching Psicoalimentare e Sportivo

In questa fase viene inserita la figura di un Personal Trainer (Coach Sportivo) per agevolare con lo sport ed il movimento i risultati raggiunti. Il Coach Sportivo aiuta la persona a raggiungere il benessere psicofisico attraverso l’allenamento sportivo e mentale, con un programma studiato sul rispetto degli obiettivi da raggiungere e dell’unicità di ognuno.

Il percorso comprende 4 incontri mensili con una Psicologa Psicoterapeuta, 4 incontri con una Consulente alimentare e 4 incontri con un Personal Trainer.

Il percorso può essere strutturato per un mese o due di trattamento a discrezione dell’operatore. Nel primo caso gli incontri sono settimanali, nel secondo quindicinali.

 

FASE 4 – Coaching e Gruppo

La fase consiste in 2 incontri con una Psicologa Psicoterapeuta, 2 incontri con il Consulente Alimentare e 2 incontri di gruppo per un mese di trattamento. Questa fase può essere integrata con l’attività sportiva.

Le Fasi 2 – 3- 4 agiscono sul “come” affrontare il Disturbo Alimentare, imparando a sostituire il rapporto malato con il cibo con nuovi comportamenti salutari.

 

FASE 5 – Mantenimento

La fase di mantenimento consiste in 4 incontri di gruppo con cadenza bi-settimanale.

La fase conclusiva di mantenimento consiste in un supporto di gruppo in cui vengono affrontati i momenti difficili, le potenziali ricadute, la gestione delle nuove routine quotidiane e delle nuove abitudini alimentari.

Questa fase può essere integrata con la psicoterapia individuale, la consulenza alimentare e l’attività sportiva.

 

PER ADERIRE AL PERCORSO E' NECESSARIO ACCEDERE AD UN COLLOQUIO CONOSCITIVO ED INFORMATIVO GRATUITO

 

Per informazioni e per fissare un incontro contattare la Segreteria al nr 320.87.55.641 (anche via sms o WhatsApp) o attraverso l'apposita pagina del sito

Disturbi del comportamento alimentare del bambino

In una società dove l’aspetto diventa sempre più importante, si sta abbassando sempre di più l'età media in cui si manifestano i primi sintomi legati ai disturbi alimentari, primo campanello d’allarme.

La cultura predominante sembra spingerci in questa direzione, ma il corpo non è tutto e quando lo sguardo dell’altro diventa uno specchio deforme dobbiamo stare attenti all’impatto che le immagini di bellezza e perfezione possono avere sulla crescita individuale.

Nell’era 4.0 sono le immagini a comunicare, più delle parole, il che lascia presupporre che si dia più rilevanza all’involucro che al suo contenuto e questo oltre ad essere impensabile è anche pericoloso.

Ecco qui qualche dato: ogni anno si registrano 8.500 nuovi casi di persone che si sono ammalate di un disturbo alimentare e ad ammalarsi sono soprattutto le donne, con un’incidenza del 95%. Secondo gli esperti inoltre, anoressia e bulimiahanno un esordio prevalentemente adolescenziale. Altri disturbi, come ad esempio il Binge-Eating (detto anche Bed – acronimo dell’inglese Binge Eating Disorder, Disturbo da alimentazione incontrollata) caratterizzato da abbuffate che ricorrono ciclicamente, possono avere una comparsa più tardiva.

Il più diffuso, tra i disturbi alimentari nei bambini, è il comportamento selettivo, Arfid (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo) per cui i bambini mangiano solo alcune tipologie di cibi, escludendo tutte le altre. La scelta viene fatta in modo abbastanza casuale, per categorie che possono essere il colore o il tipo di consistenza: ci sono bambini che mangiano solo cibi bianchi, altri che mangiano solo cibi semi-solidi come frullati o pappine, altri ancora, per esempio, solo pasta al pomodoro e hamburger. Immediatamente dopo abbiamo la neofobia, cioè la paura dei cibi nuovi.

 

Difficoltà transitorie o disturbi alimentari?

Attenzione, se vostro figlio/a fa qualcosa di simile a quanto descritto sopra non significa che soffre di certo di un disturbo alimentare.

E' importante prestare attenzione al comportamento alimentare dei bambini, ma senza entrare subito in allarme, se ci sono delle “anomalie” cercate di comprenderne le cause, tanto più che gli esperti ritengono che fino ai 4/5 anni alcune di queste difficoltà con il cibo possono essere ritenute normali, la linea di confine tra normalità e disturbo può essere molto sottile: se un bimbo, che ha superato i 4/5 anni è semplicemente un po’ schizzinoso, magari protesterà anche in modo energico all’introduzione della nuova pietanza, ma accetterà di assaggiare e mangiare un cibo nuovo. Un bambino con disturbo selettivo, invece, molto difficilmente mangerà qualcosa di diverso: piuttosto andrà a letto senza cena.

Come nell’adolescente, anche nel bambino il disturbo alimentare può essere il sintomo di uno stato di disagio, che può avere varie cause: può esserci stato un lutto importante, oppure l’arrivo di un fratellino vissuto in modo molto complicato, delle difficoltà emotive e relazionali, tutti aspetti che si traducono concretamente in difficoltà nella relazione con il cibo.

 

Cibo è relazione: rischi e opportunità

Il cibo non è solo nutrizione, ma anche relazione. Se dall’alimentazione si toglie l’aspetto relazionale, è possibile che l’alimentazione stessa diventi un ambito di tensione.

Un altro segnale potrebbe essere il rifiuto del bambino a partecipare a occasioni sociali – feste di compleanno degli amici, cene di classe – che lo mettono in difficoltà perché si rende conto di avere con il cibo un rapporto diverso rispetto a quello dei coetanei.

Allo stesso tempo però c’è anche poca attenzione generale all’alimentazione dei bambini. Non solo si sta poco attenti alla qualità di quanto gli si propone, con il cibo spazzatura che impazza anche tra i più piccoli, ma gli stili di vita degli adulti, sempre molto impegnati fuori casa, fanno sì che spesso i bambini mangino da soli e questo di certo non può essere un beneficio per nessuno, tanto meno per un bimbo.

Occorre restituire all’alimentazione l’importanza che ha, sia rispetto alla scelta e alla preparazione degli alimenti, sia rispetto al suo ruolo relazionale.

 

Importanza della prevenzione dei disturbi alimentari nell'infanzia

Poiché si tratta di disturbi complessi, con origine multifattoriale, non esistono rimedi semplici e provati al 100% per la loro prevenzione, ci sono però degli atteggiamenti che possono aiutare molto:

Ad esempio:

  • Coinvolgete il bambino nella preparazione del pasto e della tavola;
  • Cercate di condividere il menù con tutta la famiglia, alternando alimenti accettati e alimenti “evitati” (che non devono essere però eliminati del tutto);
  • Orari e spazi del pasto devono essere definiti (è preferibile che il bambino non mangi in salotto davanti alla TV, mentre mamma e papà sono in cucina);
  • Abbiate un atteggiamento accogliente, comprendendo le difficoltà di vostro figlio;
  • La tv dovrebbe essere spenta, il pranzo o la cena sono momenti dediti al convivio, alla relazione.

 

Ritrovate il piacere della spontaneità e della cura, che si parli di cibo e/o relazioni … “Provate ad essere come bambini. Non fate le cose perché sono assolutamente necessarie, ma liberamente e per amore. Tutte le regole a quel punto diverranno una specie di gioco.” (Thomas Merton)”

 

Il Consultorio Antera Onlus può offrire un supporto specializzato alle famiglie che vivono delle difficoltà con i lori figli legate al cibo, valutando per ogni situazione la specificità di un intervento che possa essere supportivo. Se desideri maggiori informazioni o avere un confronto con un nostro Psicologo Infantile sulla tematica contattaci, saremo lieti di risponderti il prima possibile.

Sentirsi giù, senza voglia, senza desideri, pensare al passato con nostalgia, oppure con un senso di impotenza, lo sguardo basso, tutto risulta appannato, velato dalla tristezza...

Sebbene tutti nella propria vita abbiamo passato dei momenti di scoraggiamento, e forse anche di disperazione, si può parlare di Disturbo depressivo solo quando i vissuti depressivi sono così persistenti da assorbire la gran parte delle nostre energie, al punto di rendere molto difficile e nei casi estremi impossibile il normale vivere quotidiano.

Tipicamente, in questi casi, la depressione riduce drasticamente la qualità della vita danneggiando diverse dimensioni: la sfera lavorativa o di studio, la vita familiare, la qualità del sonno, le abitudini alimentari.


Sintomi degli episodi depressivi

Il Disturbo depressivo presenta diversi sintomi. Più intensi e numerosi sono i sintomi e più il Disturbo depressivo è grave. Va detto, però, che la presenza dei sintomi può variare nel tempo:

  • Umore depresso: tristezza, scoraggiamento, sentimenti di vuoto, di perdita di senso, di futilità e di disperazione
  • Perdita dell’interesse o del piacere nei confronti di tutte le attività che solitamente la persona trovava piacevoli. Perdita del desiderio e del piacere sessuale.
  • Perdita dell’appetito e del peso (senza osservare una specifica dieta). O al contrario aumento dell’appetito e del peso.
  • Insonnia o ipersonnia (aumento della durata del sonno) quasi tutti i giorni.
  • Agitazione e irrequietezza o, al contrario, rallentamento psicomotorio.
  • Mancanza di energia, senso di affaticamento, scarsa resistenza.
  • Bassa autostima, sentimenti di colpa e di autosvalutazione eccessivi, senso di inadeguatezza.
  • Difficoltà a concentrarsi. Difficoltà di memoria. Difficoltà a prendere decisioni (tutto sembra eccessivamente difficile).
  • Pensieri ricorrenti in tema di morte e suicidio.

Possiamo fare una distinzione tra episodi acuti della durata di alcune settimane (Depressione maggiore), da una condizione più stabile (Distimia), in cui i sintomi sono meno intensi e possono durare per anni.

E' importante sottolineare come non sia il caso di allarmarsi se si sperimenta saltuariamente qualche sintomo depressivo, come, ad esempio, un momento di bassa autostima o di agitazione. Si può parlare di Disturbo depressivo solo quando la persona non riesce più a gestire il proprio malessere al punto che il suo funzionamento in ambito sociale o lavorativo è drasticamente compromesso. Ad esempio, quando la persona, sopraffatta dai propri sentimenti di scoraggiamento, si allontana sempre di più dalle proprie amicizie fino a perderle, o quando è talmente poco concentrata sul lavoro da venire licenziata.


Cause delle depressione

In generale le cause della depressione sono riassumibili in tre fattori:

  • Fattori biologici: si riferiscono alle alterazioni a livello di neurotrasmettitori, ormonale e nel sistema immunitario. Ad esempio alterazioni nella regolazione dei neurotrasmettitori quali noradrenalina e serotonina, alterando la trasmissione degli impulsi nervosi possono incidere sull’iniziativa del soggetto, sul sonno, su rimuginioe nelle interazioni con gli altri.
  • Fattori psicologici e sociali: a livello psicosociale, eventi di vita stressanti sono stati ben riconosciuti come fattori precipitanti gli episodi depressivi, tra questi vi possono essere lutti, conflitti interpersonali e familiari, malattie fisiche, cambiamenti di vita, essere vittima di un reato, separazioni coniugali e dai figli, situazioni di isolamento sociale come quelle vissute durante il lockdown. Tra questi eventi possiamo trovare anche cambiamenti nelle condizioni lavorative o l’inizio di un nuovo tipo di lavoro, la malattia di una persona cara, gravi conflitti familiari, cambiamenti nel giro di amicizie, cambiamenti di città, ecc.
  • Fattori genetici e fisiologici: i familiari di primo grado di individui con depressione maggiore hanno un rischio di sviluppare il disturbo da due a quattro volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Ad essere ereditata geneticamente è la predisposizione a sviluppare il disturbo, non il disturbo vero e proprio!


La depressione è dunque un fenomeno complesso che nasce dall’intersecarsi di fattori predisponenti e fattori scatenanti psicologici e fisici. In altre parole (volendo utilizzare dei termini tecnici) si può dire che la depressione sia un disturbo multifattoriale.

 

Come un percorso terapeutico accoglie e affronta la depressione

Il lavoro psicoterapeutico cerca di ascoltare e dare valore a questa  visione di fatuità esistenziale – il che non significa condividerla – darle dignità, ridando alla depressione uno statuto di legittimità prima di metterla in discussione, considerarla come un moto dell’animo inevitabile e collegato alla condizione umana. Una volta stabilito che il sentimento depressivo è normale e legittimo ci si può chiedere quale sia il vero nemico da combattere.

Il peggiore è il compiacimento dell’essere depressi, ovvero l’identificazione alla maschera luttuosa della depressione. All’attaccamento al proprio essere depressi non c’è farmaco o psicoterapia che possano incidere, perché ogni terapia basa la sua efficacia sulla motivazione verso il cambiamento.

Sarà cura del terapeuta scandagliare gli abissi insieme al suo paziente, e se troverà degli isolotti nel mare di desolazione provare a vedere quanto esso siano abitabili.

Sentirsi compresi nella sensazione di totale desertificazione tipica della depressione è un importante punto di partenza per ogni percorso terapeutico.

 

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino offre la possibilità di incontrare psicologi e psicoterapeuti esperti nelle difficoltà legate alla depressione, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno di percorsi specifici e costruiti ad hoc sulla persona, lavorando, qualora la situazione lo renda necessario, anche in sinergia con la figura dello psichiatra.

Il nostro servizio di Psicologia e Psicoterapia a Roma nella nuova sede in zona Colli Albani è aperto a tutti e ci rivolgiamo dal singolo individuo, alla coppia, ai bambini, ai genitori, alla famiglia, ed è orientato alla comprensione e definizione del problema ed alla ricerca di eventuali strategie di trattamento adeguate.

All'interno del Consultorio Psicologico Antera puoi trovare diverse figure professionali. La consulenza psicologica può essere di tipo preventivo, per trovare soluzioni a problemi che si stanno per manifestare, quindi agendo anticipatamente può risolverli o quantomeno ridurli. E’ il caso di alcuni passaggi fondamentali dell’adolescenza che mettono in crisi le famiglie. Oppure la consulenza psicologica può riguardare uno specifico disagio (ansia, depressione, insonnia) di un individuo per definire un programma di intervento curativo mirato.

Alcuni dei nostri servizi si rivolgono a:

Disturbi d'AnsiaAttacchi di PanicoDisturbo post traumatico da stressStressDepressioneDepressione post partoSuicidioAnoressiaDisturbi dell'apprendimento

In genere è importante riconoscere quando è opportuno chiedere aiuto ad uno psicologo e nel caso presso la nostra sede a Roma in zona Colli Albani troverai tutti i servizi di Psicologia e Psicoterapia rivolto all’età evolutiva, all’adolescenza, all’età adulta e alla terza età, alle coppie e alle famiglie.

 

Contatta lo Psicologo a Roma in zona Colli Albani

Non è facile ammettere di aver bisogno di aiuto , ma se sei arrivato su questa pagina vuol dire che sei già a buon punto ed hai maturato l'idea che uno psicologo può esserti di aiuto.

Se desideri un confronto o semplicemente un parere puoi telefonarci, i nostri psicologi saranno lieti di rispondere alle tue domande e insieme capiremo se è necessario un percorso psicoterapeutico o meno.

Telefonando al Consultorio Antera di Roma in zona Colli Albani puoi essere certo di affidarti ad un team di psicologi altamente specializzato.

Se desideri maggiori informazioni non esitare a contattarci.

“Tommaso

 se uno fa sempre quello che gli dicono gli altri

 non vale la pena di vivere”

 

Dieci anni fa Ferzan Ozpetek usciva con una delle sue più belle opere cinematografiche: Mine Vaganti. Un film brillante ed intelligente, così moderno da sembrare attuale e questa è una delle frasi che la nonna, Ilaria occhini, dice al nipote per riportarlo al senso della vita e della libertà.

In lei risiedono opportunità mancate e passioni antiche, consegnataria di tutti i segreti di una famiglia dalla mentalità superata, si trova ad essere l’elemento centrale e più moderno che dispensa sagge lezioni di vita. Il tutto si svolge nella conservatrice Lecce dove i Cantone, una classica famiglia borghese italiana, sono proprietari di un pastificio.

La storia inizia con Tommaso (Riccardo Scamarcio), il figlio minore che vive a Roma, tornato a casa con l’obiettivo di rivelare alla famiglia la sua omosessualità e il desiderio di essere uno scrittore. Tuttavia, durante una cena familiare, quando finalmente è deciso a fare l’annuncio, viene “battuto” sul tempo da suo fratello maggiore Antonio (Alessandro Preziosi), il classico figlio perfetto che confessa di essere gay.

Tra lo sgomento che diventa malore del padre, e i tentativi di limitare i pettegolezzi della madre, si annidano domande e vissuti che sono estremamente attuali tra i ragazzi di oggi che si trovano a confliggere tra il desiderio di essere liberi e la paura di non essere accettati.

 

Omofobia

Essere liberi equivale alla capacità/possibilità di scegliere e agire secondo i propri desideri, non temere di mostrarli al mondo, e lottare per essi, ma questo non è così semplice e/o scontato quando si parla omosessualità, anche perché il fantasma della non accettazione e dell’omo-bi-transofobia è dietro l’angolo.

Lo psicologo Weinberg fu la prima persona che negli anni Sessanta capovolse la prospettiva secondo cui le persone omosessuali erano malate, addossando, invece, agli omofobi una forma di patologia.

Parlando di omofobia la ritenne “un mix di repulsione e preoccupazione […] una paura relativa alle persone omosessuali […] che sembrava associata alla paura di un contagio, una paura che le cose per cui si era lottato potessero essere minate – casa e famiglia … ”; negli anni successivi si è esteso questo concetto alla bisessualità e alla transessualità, ed è per questo che si parla oggi di omo-bi-transfobia.

È corretto dunque affermare che quest’ultima ha a che fare con la paura, anche se non è una vera e propria fobia e non riguarda solo questa emozione; mentre le persone fobiche percepiscono la propria paura come irragionevole, gli omofobi sono convinti che la loro ostilità sia giustificabile e condivisibile.

Secondo Lingiardi (2006,2007) l’omofobia trae nutrimento dalle ideologie, dal pregiudizio, dalla religione e dalla politica, e può portare, come spesso vediamo ai giorni nostri, ad atti e comportamenti altamente discriminatori, marginalizzanti che ledono i diritti umani. Lingiardi (2005, 2007) inoltre ha proposto un termine sostitutivo che non contiene l’ambiguità del termine omofobia, ovvero quello di omonegatività, distinguendola in sociale, che si riferisce a quella perpetrata da eterosessuali verso gli omosessuali, e interiorizzata, che si riferisce alla concezione negativa che l’omosessuale stesso nutre nei propri confronti.

Blumenfeld (1989) individuò quattro livelli di omofobia:

  • personale, che riguarda l’opinione pregiudiziale individuale di una persona nei confronti degli omosessuali;
  • interpersonale, che si manifesta quando tale pensiero si traduce in comportamenti omofobici;
  • istituzionale, che riguarda le discriminazioni a livello delle istituzioni e della politica;
  • e sociale che si riferisce alla presenza di stereotipi comuni sugli omosessuali.

L’omofobia è anche legata alla paura di essere categorizzati come omosessuali, ed è per questo che sembrerebbe maggiormente presente negli uomini (Erich Fromm, 1940).

 

Coming out

Dichiarare il proprio orientamento sessuale”, “dis-velare la propria identità sessuale”, “uscire allo scoperto” sono solo alcune tra le espressioni che vengono usate per indicare il coming out. Tutte hanno come minimo comune denominatore le specificità del processo di pensiero, che porta la persona a diventare dapprima consapevole del proprio orientamento sessuale, superando i tanti dubbi, le perplessità, le tensioni emotive, le caratteristiche del contesto di vita, ed in seguito, decidere di dichiarare la propria omosessualità in famiglia. Tutto questo però può essere anche molto doloroso. Vivere apertamente la propria omosessualità ha una relazione con il benessere mentale, con la salute psichica e sociale. Ma doloroso, può essere il processo che porta allo svelamento di sé, per effetto di quei valori eteronormativi che attraversano le nostre organizzazioni e i processi di socializzazione primaria e secondaria, che governano le relazioni dei nostri contesti di vita (famiglia, scuola, contesti sportivi, educativi, lavorativi) e che portano a interiorizzare gradazioni diversificate di omofobia.

Provare sentimenti, desideri, emozioni per un ragazzo dello stesso sesso si accompagna a volte al senso di colpa, alla sensazione di non avere le carte in regola, di avere qualcosa che non va, di non essere normale. Gli stereotipi, i pregiudizi che si accompagnano alla rappresentazione dei legami omosessuali si manifestano, continuamente nei nostri contesti di vita in diversi modi, così come le prevaricazioni, le violenze e le discriminazioni di stampo omofobico e transfobico. E ciò può non solo rendere molto doloroso in un adolescente il processo di consapevolezza della propria omosessualità, ma anche spingerlo in una situazione di fragilità e rischio psicologico e sociale. Molto importante per contrastare tale tipo di sofferenza è la presenza di adulti (docenti, educatori, psicologi ecc.) sensibili, attenti e autorevoli che siano in grado di intercettare subito la paura, la sofferenza di tutti quei ragazzi che annaspano nel dubbio della legittimità dei propri sentimenti.

 

Genitori e omosessualità

Quando nasce un figlio c’è sempre una presunzione di eterosessualità. Dandolo quasi per scontato, e quando arriva il momento in cui un figlio scopre che ha un orientamento sessuale diverso da quello che il genitore aveva in mente, rompere questa presunzione diventa la cosa più difficile da fare.

Dapprima scatta la colpevolizzazione: “Se è così, devo aver sbagliato qualcosa. Ma cosa? E quando?”. I padri si dicono che non facevano giocare il figlio maschio a pallone, o altre idee simili che non hanno nessuna consistenza.

Poi subentra la paura. Si chiedono:

“Cosa ne sarà di mio figlio, di mia figlia? Quale mondo dovrà affrontare? Quali difficoltà si troverà a vivere?”.

La visibilità sociale rappresenta ancora oggi l’ostacolo maggiore per le mamme e i papà. L’obiezione più comune quando si palesa la necessità del coming out è: “Che necessità c’è? Io ho dei figli eterosessuali e non vado in giro a dirlo che sono eterosessuali”. Invece è necessario, perché la stigmatizzazione degli omosessuali non è la stessa degli eterosessuali. Con il passare del tempo i genitori dovrebbero capire che metterci la faccia e dire davanti al mondo: “Sì, mia figlia è lesbica, mio figlio è gay, qual è il problema, equivale al non nascondersi più e dare un riscontro positivo al figlio/a.

Successivamente subentra la consapevolezza;

Da una parte conoscendo ciò che dice la scienza medica, psicologica, sociologica, antropologica; dall’altra parte attraverso una conoscenza più approfondita di se stessi.

Per molti genitori non è facile e le emozioni della rabbia, dell’angoscia e del dolore, invadono spesso la scena domestica, ma anche se potrebbe essere difficile ascoltarsi e restare uniti, insieme, un ragazzo dovrebbe essere consapevole, prima di parlare ai propri genitori, che anche loro attraverseranno un periodo complesso e un processo di elaborazione e consapevolezza, simile a quello da lui stesso esperito.

È necessario che tutti rispettino i tempi di tutti ma ancor più importante è che venga fatto il primo passo.

 

Omosessuali, si nasce o si diventa?

Tutte le teorie, sia quelle biologiche/genetiche sia quelle psicologiche, sulle “cause” dell’omosessualità non hanno dato spiegazioni definitive. 

Di certo sappiamo che l’omosessualità esiste in natura e le persone possono rendersi conto di essere omosessuali in età e fasi diverse della vita di ciascuno (alcuni durante l’infanzia, altri in adolescenza, altri ancora in età adulta anche dopo un matrimonio e dopo aver avuto figli). La cosa ancor più interessante però, è che questo vale per tutti: nessuno sa nemmeno come si diventa eterosessuale.

L’orientamento sessuale, qualunque sia, è una predisposizione strutturale del Sé, unico come un’impronta digitale, che in quanto tale non si può scegliere.

Ogni persona è frutto di una complessa interazione tra elementi biologici, psicologici, sociali e culturali, come accade per molti altri aspetti della personalità.

L’omosessualità è un modo di amare, stare in relazione con gli altri, di essere e stare nel mondo che, come l’eterosessualità, ha a che fare con l’affettività, le relazioni umane e la sessualità

L’omosessualità non è una scelta: non è possibile scegliere di essere omosessuali, come bisessuali o eterosessuali. Non si può scegliere da chi sentirsi attratti o di chi innamorarsi: come ci si scopre omosessuali, così ci si scopre eterosessuali.

 

L’orientamento sessuale dipende dalle dinamiche familiari?

L’autorevole American Psychological Association (APA) a cui fanno riferimento gli psicologi anche al di fuori dei confini americani, ha preso in proposito una posizione inequivocabile quando ha affermato che “… nessuna specifica causa psico-sociale o legata alle dinamiche familiari è stata identificata per l’omosessualità” sostenendo anzi che l’omosessualità, esattamente come l’eterosessualità, ha una determinazione multifattoriale, dovuta all’interazione circolare di diverse istanze, biologiche, genetiche, psicologiche, antropologiche, culturali. Voler a tutti i costi cercare una causa unica è espressione di un riduzionismo che assume di volta in volta i contorni del riduzionismo biologico quando si insiste sugli aspetti costituzionali, oppure di un riduzionismo psicologico-sociale quando si insiste sull’ambiente relazionale e affettivo in cui un individuo cresce. Le dinamiche familiari non hanno influenza sullo sviluppo dell’orientamento sessuale, esse però hanno un rilevante impatto su come le persone fanno i conti e vivono l’orientamento sessuale (omo o etero), che si trovano ad avere.

In particolare, rispetto all’orientamento omosessuale, le ricerche documentano come il sostegno della famiglia di fronte alla rivelazione della propria omosessualità da parte dei figli è un fattore importantissimo per il benessere e l’adattamento psico-sociale delle persone gay o lesbiche.

 

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti nell'accogliere le difficoltà legate al proprio orientamento sessuale o al coming out dei propri figli, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno di percorsi di supporto psicologico e psicoterapeutici.



 Bibliografia:

  • American Journal of Orthopsychiatry, vol. 68, 361-371; Isay R.C. (1996). Essere omosessuali. Milano: Raffaello Cortina;
  • American Psychological Association (2008). Answers to your questions: For a better understanding of sexual orientation and homosexuality.
  • Borghi L., Chiari C. (2009). Psicologia dell’omosessualità. Identità, relazioni familiari e sociali. Roma: Carocci.
  • Blumenfeld, W., & Raymond, D. (1989). Looking at gay and lesbian life. Boston, MA US: Beacon Press.
  • Fromm E. (1940), Mutamento nel concetto di omosessualità in: Fromm E., Amore, sessualità e matriarcato, Mondadori, Milano 1997, p.194.
  • Chiari C., Borghi L. (2009). Psicologia dell’omosessualità. Roma: Carocci
  • D’Augelli A.R., Hershberg S.L., Pilkington N.W. (1998). Lesbian, gay, and bisexual youth and their families: disclosure of sexual orientation and its consequences;
  • Lingiardi V., Falanga S., D’Augelli A. R. 2005 The evaluation of homophobia in an Italian sample, “Archives of sexual behaviour”, vol. 34, n. 1, pp. 81-93.  
  • Lingiardi V.*Verso una diagnosi di omofobia?, in Rizzo D. (a cura di),Omosapiens. Studi e ricerche sull’orientamento sessuale, Carocci, 2006 e Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale, Il Saggiatore, Milano 2007
  • Lingiardi V., Nardelli N. 2007 Spazio zero. Minority stress e identità omosessuali, in S. Antosa (a cura di), “Omosapiens 2”, Roma, Carocci.
  • Monsignor Casale: “L’omosessualità è ricchezza”. Una Chiesa a più voci, 26/02/2016; Film Mine vaganti di Ferzan Özpetek
  • Paoli, Bernardo; Ghisoni, Alice; Cikada, Marzia. Guida arcobaleno: Tutto ciò che devi sapere sul mondo LGBT+ (Uomo Vol. 16) (Italian Edition) . Golem Edizioni. Edizione del Kindle.
  • Patterson C.J., D’Augelli A.R. (2013). Handbook of Psychology and sexual orientation. New York: Oxford University Press.
  • Washington, DC (www.apa.org/topics/LGBT+/orientation.pdf);
  • Simonelli C. (2002). Psicologia dello sviluppo sessuale ed affettivo. Roma: Carocci.

 

 

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