Consultorio Antera

Consultorio Antera

Riposati ogni tanto,

un campo che riposa

 dà un raccolto

    abbondante (Ovidio)

 

Siamo abituati a costruirci una prigione di appuntamenti e di doveri. Il lavoro determina la struttura della giornata, della settimana e dell’anno, ma quando ci capita di avere tempo libero a disposizione non sappiamo cosa fare, e cosa voglia dire riposare.

I nostri antenati erano cacciatori, uomini e donne con l'istinto primario della sopravvivenza in condizioni climatiche, igieniche e culturali molto precarie. Il corpo umano, allora come oggi, è progettato per muoversi, spostarsi e sopravvivere ad ogni costo. Il nostro sistema nervoso autonomo, infatti, a nostra insaputa, esercita una continua azione di controllo sul nostro organismo per consentirci di raggiungere i nostri obiettivi, con il minor dispendio di energie e nel miglior stato di comfort possibile.

Sembrerebbe quindi, che non siamo progettati per la sedentarietà, ma per il movimento, ma è qui l’errore, ed è sempre qui, che è necessaria una piccola precisazione. Poiché come in tutte le cose gli eccessi creano sempre danno, è necessario trovare un equilibrio fra l'attività motoria, intellettuale e il RIPOSO! L’orologio e la sua pianificazione hanno riempito le nostre giornate, e quando tutto diventa troppo allora il nostro corpo e il nostro spirito non collaborano più e insorge la sindrome del burn out oppure la hurry sickness, la malattia dell’essere sempre di corsa.

 

Rischi legati al mancato riposo

Sono molti i disturbi provocati al nostro organismo dallo stress quando non è gestito: emicranie, alterazioni metaboliche e del sonno/veglia, affaticamento cronico, dolori muscolo/articolari, ipertensione, disturbi gastro-esofagei, eccessi di rabbia o depressione, impulso a nutrirsi in modo disordinato ed eccessivo, problemi alla vista, insomma diciamo che non riuscire a "gestire" lo stress comporta un elevato rischio per la nostra salute e il nostro benessere.

 

Quali sono i modi creativi di riposare?

Attenzione, quando parliamo di riposo non ci riferiamo solo al numero di ore dormite per notte, ma anche alle pause che ci concediamo nel corso della giornata e, più in generale, al giusto atteggiamento mentale per riuscire a “staccare”, rilassando la mente e il corpo.

Il riposo consente all'organismo di recuperare le forze e di rilassarsi, ma è un'attività che non prevede necessariamente l'atto del dormire.

1) Meditare

Mentre per alcuni la pratica della meditazione consiste nell’esplorare la propria spiritualità, per altri la meditazione aiuta semplicemente a rilassarsi, aiutandoli a migliorare il proprio stato di calma e tranquillità, mentre consente di ridurre lo stress e trovare un maggiore senso di felicità.

Addestrando la nostra attenzione, la meditazione può riportare la mente al momento presente, permettendoci di svincolarci dai pensieri confusi e diventare più presenti, più equilibrati e più chiari. Quando mediti, non stai cercando di spegnere i tuoi pensieri o sentimenti. Invece, stai imparando ad osservarli senza giudicare, per poterli comprendere meglio nel tempo. Potremmo paragonare la meditazione ad un muscolo che non hai mai usato prima, che deve essere usato con attenzione e costanza per funzionare correttamente. Ma vale la pena ricordare che non esiste una meditazione perfetta. La meditazione è qualcosa che si pratica, non qualcosa che si perfeziona.

2) Riposo sensoriale o Digital Detox

Secondo Your Digital Detox, la prima realtà italiana che offre supporto a persone e aziende per ridurre al minimo i comportamenti malsani derivanti da un eccessivo utilizzo dei dispositivi digitali, nell’era dell’informazione il confine tra online e offline sta diventando sempre più labile. Pertanto, il digital detox deve essere visto come un’opportunità per riappropriarsi del proprio tempo e restituirgli il giusto valore. Potremmo ad esempio svolgere un’attività rilassante al mattino prima di iniziare la nostra giornata, oppure leggere un libro o il giornale durante il primo caffè della giornata  prima di immergerci nella giungla digitale. Cambiare le abitudini è difficile ma non impossibile. Per prima cosa, quando è possibile, cerca di separarti fisicamente da tutti i tuoi dispositivi digitali. Iniziare la giornata con il tintinnio di una vecchia sveglia piuttosto che con la suoneria dello smartphone; tenere il telefono lontano dal comodino, così verrà meno la tentazione di controllarlo prima di addormentarsi o al mattino appena svegli; invece, di consumare il pasto vicino al pc, utilizzare il pranzo e la cena come delle occasioni per sedersi faccia a faccia con amici, familiari o colleghi di lavoro e fare due chiacchiere con loro.

3) Riposo creativo

Il riposo può essere creativo. Questo tipo di riposo è particolarmente importante per chiunque debba risolvere problemi o fare brainstorming di nuove idee. Permettersi di apprezzare la bellezza, che sia naturale, di un bosco o del mare, o artistica, come una mostra, la musica o il teatro, risveglia lo stupore e la meraviglia dentro ognuno di noi. Può ispirare creatività anche una camminata, perfino quella per raggiungere l’ufficio da casa. Uno studio della Stanford University, in California, ha concluso che andare a piedi permette al cervello di abbassare le difese super razionali e di lasciare spazio al libero flusso delle idee, stimolando la nascita di prospettive originali del pensiero.

4) Riposo emotivo

L’esaurimento emotivo è uno stato che viene raggiunto in seguito a uno sforzo eccessivo. In questo caso non parliamo solo di eccessi lavorativi, ma di uno smodato farsi carico di conflitti, responsabilità o stimoli di tipo emotivo o cognitivo. Si tratta di un processo che si incuba lentamente, finché la persona non crolla. Questa rottura può immergere il soggetto in uno stato di paralisi, di depressione profonda o di malattia cronica. Si produce un cedimento nella vita del soggetto, perché letteralmente non ce la fa più. Imparare a riposarsi emotivamente significa avere il tempo e lo spazio per esprimere i propri sentimenti e poter rispondere sinceramente alla domanda: «Come stai?». Occorre inoltre lavorare per costruire un atteggiamento diverso nei confronti dei compiti quotidiani. Ogni giorno devono esserci momenti da dedicare agli impegni e altri per riposarsi e realizzare le attività che risultino gratificanti. Bisogna mettere da parte la perfezione o l’ottemperanza. Respirare, riconnetterci con noi stessi e con quello che desideriamo. È fondamentale sviluppare un atteggiamento di comprensione e bontà con noi stessi.

5) Riposo sociale

Dalton-Smith in  “The 7 types of rest that every person needs” definisce riposo sociale la pausa dalle persone che attingono alla nostra energia, perché richiedono qualcosa da noi. Non sono persone negative, anzi notoriamente sono i familiari e i colleghi più stretti. Ecco, con tutto l’affetto che possiamo nutrire nei loro riguardi, ogni tanto bisogna stare un po’ da soli o circondarsi di persone che non hanno bisogno di nulla. Quella che potremmo definire la sottile differenza tra egoismo e amor proprio.

6) Trance naturale

La trance ipnotica è una modificazione dello stato di coscienza spesso caratterizzata da un notevole assorbimento dell’attenzione verso tutte le attività, le sensazioni ed emozioni più profonde del soggetto, con un ripiegamento ad un’autoanalisi e ricerca di significati più o meno inconsapevoli, a tutti quegli eventi che non riescono ad essere risolti con una normale attività consapevole della coscienza. L’esperienza quotidiana della trance ipnotica è in alcuni casi simile al fare qualcosa in modo automatico (ad esempio guidare l’automobile): i comportamenti vengono messi in atto contemporaneamente e non “monitorati” consapevolmente (ad esempio parlare col passeggero e ascoltare l’autoradio mentre si guida fumando una sigaretta).

Quest’esperienza comune a tutti quanti noi, rappresenta un’abilità dell’individuo di alienarsi dal resto del mondo e recuperare energie. In queste occasioni in cui “mettiamo il pilota automatico” possiamo dirigere la nostra attenzione verso il nostro “mondo interno” senza per questo essere costretti ad interrompere le nostre azioni. La trance ipnotica è un fenomeno normale, che viviamo più volte ogni giorno (mediamente una volta ogni 90 minuti circa), e di cui conosciamo le varie sfumature e intensità: ognuno di noi sa cosa vuol dire “essere completamente assorto in una attività”, così come ognuno conosce l’esperienza del “sogno ad occhi aperti” o dell’immaginazione vivida, in cui il “confine” tra la realtà esterna e mondo interno non è nettamente marcato.

La terapia online ovvero la consulenza psicologica online, in altre parole l’e-therapy, non è certo una novità.

Già da tempo la possibilità di fare psicologia online può essere una valida alternativa; per chi ha difficoltà a spostarsi e per chi, per motivi personali, è geograficamente lontano dal proprio terapeuta.

Il progresso della tecnologia e l’aumento del numero di psicologi che la utilizzano nelle loro pratiche, hanno reso inevitabilmente necessario un protocollo di riferimento: l’APA (American Psychological Association) è intervenuta con una serie linee guida a cui fare riferimento.

 

Come funziona la terapia online

La psicoterapia online è una forma di terapia che viene fatta attraverso due dispositivi connessi a internet: da una parte c’è il terapeuta, e dall’altro c’è il paziente.

Solitamente il terapeuta e paziente si vedono e si sentono grazie a una webcam, un microfono e degli altoparlanti o auricolari (spesso tutti integrati nel dispositivo utilizzato– un portatile, un tablet o uno smartphone.

In realtà è molto più semplice di quel che si può pensare, per quanto riguarda la conduzione della seduta stessa le cose sono piuttosto simili agli appuntamenti di persona.

 

Terapia online: pro e contro

Scopriamo i possibili vantaggi della terapia online:

  • distanze annullate: per chi non può spostarsi (se ha una mobilità limitata), per chi è geograficamente in un luogo lontano;
  • ottimizzazione del tempo: il supporto è immediato; inoltre non ci sono tempi morti per gli spostamenti (spesso non si vogliono fare, oggi non sempre si possono fare);
  • continuità terapeutica: la terapia prosegue anche a distanza per tutelare il paziente e non lasciarlo solo con le sue difficoltà;
  • pregiudizio: l’online permette di superare la paura di essere giudicati;
  • giovanile: l’online è il canale che più si avvicina agli adolescenti che hanno bisogno di intraprendere un percorso psicoterapeutico;
  • possibilità di vedere il viso di terapeuta e paziente nella loro totalità: in questo periodo pandemico è necessario per la tutela della nostra salute incontrare in studio le persone indossando la mascherina, questo ovviamente non è necessario nella seduta on line.

Ma della terapia online, si individuano anche alcuni svantaggi:

  • privacy: intesa come difficoltà a trovare uno spazio riservato in cui sentirsi a proprio agio; senza timore che altri ascoltino la seduta:
  • gestione della seduta: non è oggettivamente possibile eseguire online gli eventuali esercizi pratici che si eseguivano in studio e il terapeuta deve riorganizzare le sue sedute.

 

Quando evitare la terapia online

Quando chi richiede aiuto non ha una buona dimestichezza con l'uso dei supporti tecnologici e riferisce di non sentirsi a suo agio, oppure quando non vi sono a casa del paziente le condizioni di privacy necessarie per poter fare la propria seduta senza essere ascoltati da familiari i coinquilini o ancora peggio interrotti. E' altrettanto importante poter disporre di una buona connessione internet, per evitare spiacevolissime interruzioni, soprattutto in passaggi delicati della seduta.

Un altro motivo per non farla può essere nei casi in cui è fortemente necessario che il terapeuta conosca e abbia contatto con le realtà del territorio del paziente. Ad esempio, fare terapia online con un adolescente lontano (posto che ovviamente i genitori devono firmare il consenso informato al trattamento del figlio), può essere un problema se dovesse esserci necessità, a un certo punto, di dover parlare con gli insegnanti.

O, in un altro caso, se la persona ha un disturbo grave, che necessita da parte del terapeuta un contatto diretto con familiari o presidi sanitari, la terapia online può ancora una volta non essere la scelta migliore.

 

Alleanza terapeutica e terapia online

Il concetto di alleanza terapeutica, nasce in ambito psicoanalitico e riguarda la creazione della relazione terapeutica nel qui ed ora. In altre parole, si costituisce anche con quel legame affettivo paziente-terapeuta che si caratterizza di fiducia e rispetto reciproci.

Si fonda principalmente sull'empatia, costrutto che nel tempo si è arricchito e molti studiosi ad oggi sono arrivati a formulare la definizione di empatia digitale. Viene intesa come la capacità di prendersi cura degli altri, di esprimere in modo immediato pensieri, emozioni e sensazioni mediante canali digitali, superando la necessità di avere  specifici indicatori di empatia sociale tipici delle modalità tradizionali di interazione.

Si può essere caldi ed accoglienti anche attraverso uno schermo!

 

Come si svolge il consulto di psicologia online

Le sedute online vengono tipicamente effettuate via Skype o qualora vi siano delle difficoltà tecniche è possibile utilizzare anche strumenti differenti come la videochiamata di Whatsapp. Le sedute durano 50 minuti come quelle effettuate normalmente in studio, il costo è il medesimo.

Prima della seduta viene chiesto di compilare un modulo di consenso informato, spedito online che va stampato, compilato e firmato. Il pagamento può essere compiuto via bonifico o tramite PayPal.

Il primo incontro conoscitivo gratuito viene effettuato attraverso una telefonata di 30 minuti circa, all'interno della quale sarà possibile “scattare” insieme al paziente una prima fotografia della situazione e valutare se sia possibile una presa in carico.

 

La terapia online come efficace modello terapico

In conclusione possiamo affermare come quello che sembrava un debutto per la terapia online, utilizzato soprattutto per superare i vincoli della situazione pandemica,  è oggi un consolidato ed efficace modello terapico.

I terapeuti del Consultorio Antera Onlus sono quindi disponibili ad accogliere e supportare le vostre richieste di aiuto, anche attraverso questo modello di intervento.

Con la pandemia sono aumentati i disturbi psicologici e le dipendenze amplificati dal Covid: ciò può essere visto come una sorta di “pandemia” parallela. Uomini, donne, giovani e meno giovani, sono tantissime le persone che si trovano a fare i conti con situazioni critiche e difficili. La salute mentale è un aspetto importante del benessere di un individuo da sempre ma il periodo pandemico, tra incertezza, tempo fermo e paura ha accentuato la sua rilevanza. Secondo il rapporto OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) pubblicato ad ottobre 2021, la salute mentale della popolazione è peggiorata da quando è iniziata la pandemia. In tutti i paesi in cui ci sono disponibili dati antecedenti a Marzo 2020 si nota che c’è stato un picco di sintomi ansiosi o depressivi.

 

Relazioni patologiche

E’ stato rilevato un aumento di richieste d’aiuto da parte di pazienti imbrigliati in relazioni sentimentali “patologiche”, in cui l’altro della coppia viene vissuto come “unico oggetto d’amore” ed allo stesso tempo come “soggetto persecutore”, tale ne è la dipendenza. Le attuali condizioni di restrizioni, che durano ormai da due anni, hanno soltanto slatentizzato situazioni e legami patologici che, prima, potevano trovare un temporaneo “rifugio” dall’ossessione per l’altro, nella vita reale esterna, quella al fuori dalle proprie abitazioni. Il dover trascorrere la maggior parte del proprio tempo in casa, lavorare a poca distanza l’uno dall’altro, in stanze attigue, rende tale legame da un lato sempre più di vitale importanza e dall’altro lato sempre più odiato perché unico strumento con cui poter combattere la paura della solitudine. 

 

Che cos'è la dipendenza affettiva?

La dipendenza affettiva è una patologia relazionale, nella quale l'amore e ciò che ne deriva a livello emotivo diventa l'oggetto di un desiderio morboso o di un'ossessione. Il disturbo si instaura tra due persone che hanno un rapporto molto intimo e simbiotico: in questa forma di dipendenza, ciò che viene bramosamente ricercato, è una relazione affettiva e tutto ciò che da questo rapporto ne consegue. In chi ne soffre, la dipendenza affettiva determina un'apparente senso di benessere e gratificazione, ma, allo stesso tempo, incrementa il forte bisogno di legame nei confronti del partner da cui dipende, sulla quale investe tutte le proprie energie. Inoltre, il soggetto che presenta questa condizione può presentare:

  • difficoltà nel riconoscere quali possono essere i propri bisogni, mettendo da parte gli obiettivi a fronte di quelli dell'altra persona o della coppia;
  • sensazione di vivere costantemente nell'ansia di poter perdere la persona oggetto della propria dipendenza;
  • bisogno di continue rassicurazioni;
  •  tendenza a fare richieste affettive continue ed esagerate, non sentendosi comunque amato adeguatamente.

Il risvolto del disturbo è l'influenza che questo esercita sulla mente di chi ne soffre: la dipendenza affettiva tende a tramutarsi, infatti, in una relazione affettiva o sentimentale disfunzionale, con il rischio di soffrire e perdere la propria libertà. Chi soffre di dipendenza affettiva ha un forte bisogno di legame nei confronti del partner, sul quale investe tutte le proprie energie.

 

In quali situazioni si può instaurare una dipendenza affettiva?

Questa condizione si sviluppa normalmente nell’ambito della coppia ma può manifestarsi anche verso un genitore o un amico. In ogni caso, si tende a dipendere da personalità dominanti. Inoltre, chi versa in questa condizione, sottovaluta le proprie esigenze e fa richieste affettive continue per sentirsi rassicurato. In più, tende a non sentirsi mai amato in maniera sufficiente ed adeguata. Il bisogno di protezione e la scarsa autostima costituiscono il tema di fondo di questo disturbo.

La dipendenza può affondare le sue radici nell’infanzia, dipendendo da un comportamento iperprotettivo o, all’opposto, eccessivamente disinteressato dei genitori. In alternativa, può scaturire da una relazione precedente, particolarmente traumatica, che ha lasciato un segno indelebile, incidendo sulla personalità.

 

Come è possibile uscire da una relazione di dipendenza affettiva?

Uscire da una relazione tanto compromettente e simbiotica non è un passo facile, ma resta assolutamente auspicabile ed è possibile  farlo se si seguono alcuni importanti passaggi intermedi, che permettono alla persona dipendente di recuperare serenità, stabilità interiore, senso di autoefficacia ed autonomia e soprattutto di sbarazzarsi dalla paura dell’abbandono, che spesso rappresenta, insieme ad una scarsa autostima, la paura di fondo che impedisce di agire comportamenti più sani e rispettosi della propria dignità.

Per affrontare in modo adeguato la dipendenza è importante riconoscere il problema. Il dipendente deve prendere consapevolezza dei propri schemi e del proprio funzionamento che lo conducono alla sofferenza; deve essere motivato al cambiamento per poter migliorare la conoscenza di sé, andare a modulare la paura dell’abbandono, sviluppare la fiducia in se stesso, imparare ad amarsi ed a riscoprire la propria bellezza, diventare autonomo.

Tutti questi passaggi non si potranno compiere velocemente, né in maniera del tutto autonoma. Talvolta, infatti richiederanno lunghi percorsi ed anche l’aiuto di uno specialista.

Il Consultorio Antera Onlus accoglie e offre un aiuto specifico alle persone che vogliono intraprendere un percorso individuale o di gruppo sulla Dipendenza Affettiva, attraverso psicologi e psicoterapeuti esperti nella gestione di tali dinamiche.

 

Uno degli obiettivi che il Consultorio Antera Onlus si è dato fin dalla sua nascita è quello di sviluppare ed incrementare, sia a livello individuale che sociale, un buon livello di benessere. Per raggiungere tale scopo lavoriamo, in modo individuale, gruppale e con le realtà esistenti sul territorio.

  rops Abbiamo aderito fin dalla sua nascita al Registro del Rops “Registro delle Organizzazioni di Psicologia Sostenibile”, primo registro istituito e  riconosciuto ufficialmente dall’ordine degli Psicologi del Lazio.

Tale iniziativa coincide perfettamente con la nostra idea di psicologia accessibile e fruibile da tutti. Fin dall’inizio abbiamo cercato di promuovere eventi e attività clinica in modo gratuito o con costi ridotti. Per tale motivo facciamo parte del Comitato Direttivo.

 

 

 

 

artes 

Siamo accreditati all’Artes “Albi Registri del Terzo Settore” della Regione Lazio. Lo scopo è costruire un sistema di qualità del terzo settore, dove l’Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia lavora in rete e svolge in maniera più efficace l’attività di monitoraggio e la programmazione degli interventi di politica sociale sul territorio.

Coerenti con tale modello collaboriamo in ambito clinico per situazioni complesse e articolate che afferiscono nei vari servizi istituzionali pubblici.

Nello specifico siamo riconosciuti e accreditati dal

roma-capitaleMunicipio Roma VI - Servizi Sociali

Municipio Roma VII – Direzione Socio Educativa

Progetto  Gate VII – “Casa di semiautonomia- accoglienza abitativa e percorsi sociali di autonomia per donne in condizione di fragilità ed i loro figli,  in collaborazione con Roma Capitale – Municipio Roma VII

 

comune-fiumicinoComune di Fiumicino

 

 

 

 

asl-rm2ASL Rm2 TSMREE – Servizio Materno Infantile

 

 

 

casa-famiglia Casa Famiglia “La mia Famiglia”. L’Associazione accoglie bambini e ragazzi in difficoltà, allontanati dalle famiglie di appartenenza dal Tribunale per minori, su segnalazione dei Servizi Sociali, accompagnandoli per un breve periodo della loro vita

 

 

 

presenza-sociale-onlusPresenza Sociale Onlus, organizzazione no profit con lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità, finalizzato alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione dei servizi socio sanitari educativi.

 

 

 

 

 

 

Tirocinio postlaurea per la Facoltà di Psicologia

Una delle finalità del nostro statuto è quella di “promuovere la professionalità dello Psicologo” e  “favorire l’aggiornamento e la formazione continua di quanti operano in campo psicologico”, per questo ci impegniamo per formare al meglio dei futuri psicologi.

Siamo ente approvato e accreditato per il tirocinio post lauream per

sapienzaUniversità “La Sapienza” di Roma

 

 

 

uni-chietiUniversità “Gabriele D’Annunzio”di Chieti e Pescara

Come riconosce ed affrontarle le nuove dipendenze

Da vari anni, il tema delle dipendenze si è esteso includendo sempre di più, accanto alle principali forme di dipendenza legate a sostanze (ad es. alcol, cocaina, oppiacei), le cosiddette dipendenze comportamentali in cui non è implicato l’uso di sostanze.

Queste nuove dipendenze o New Addictions, che interessano un numero di persone sempre maggiore, vengono considerate da alcuni autori come malattie della postmodernità. Infatti, la loro diffusione sembra essere agevolata dall’innovazione tecnologica e dai cambiamenti socioculturali e socioeconomici. Questa nuova civiltà che da una parte genera stress, vuoto e noia, dall’altra stimola la tendenza all’immediata gratificazione attraverso gli strumenti appropriati che vengono forniti. Per alcune persone le normali attività come fare sport, shopping, lavoro, navigare in internet, sesso ecc., possono diventare oggetto di dipendenza, compromettendo il loro funzionamento sul piano emotivo, cognitivo, affettivo–relazionale e anche economico.

 “La differenza tra un sano entusiasmo, sebbene eccessivo, e la dipendenza patologica è che i sani entusiasmi arricchiscono la vita, mentre le addictions la impoveriscono”. (Griffiths, 2005)

Ad oggi non esiste ancora una classificazione che permette di inquadrare queste condotte disfunzionali in precise categorie diagnostiche. L’unico disturbo inserito nell’ultimo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5) nel capitolo delle dipendenze patologiche da sostanze, è il disturbo da Gioco d’Azzardo (gambling). Per questa inclusione, è stato importante il contributo delle neuroscienze che hanno evidenziato come i comportamenti legati al gioco d’azzardo coinvolgono gli stessi circuiti neuronali del piacere (ricompensa) e del rinforzo evidenti nelle dipendenze da uso di sostanze (tossicodipendenze).

Invece, altri comportamenti eccessivi (dipendenze comportamentali) non sono stati inseriti perché allo stato attuale non c’è sufficiente letteratura per stabilire criteri diagnostici necessari per identificare questi comportamenti come disturbi mentali.

 

Cosa si intende per new addiction?

Quando parliamo di new addiction ci riferiamo alle dipendenze senza sostanze, cioè a una serie di condotte disfunzionali nelle quali l’oggetto della dipendenza è collegato ad un comportamento o attività normalmente lecita, socialmente accettata o addirittura incoraggiata e non più all’uso di sostanze come alcol o illegali come l’eroina, cocaina, oppiacei o altro. Tra le new addictions rientrano: le dipendenze tecnologiche, il gioco d’azzardo, dipendenza da sesso, lavoro, telefono cellulare, shopping compulsivo, dipendenza affettiva.

Alcuni autori considerano queste dipendenze comportamentali come un comportamento che si ripete abitualmente, che aumenta il rischio di disturbi o che è associato a problemi personali e sociali. Il soggetto percepisce tale comportamento problematico come una perdita di controllo e nonostante vari tentativi di ridurlo o interromperlo, non riesce a smettere. Questi comportamenti sono caratterizzati da una gratificazione immediata, ma spesso questa è accompagnata da effetti negativi a lungo termine. Un aspetto clinico fondamentale è che questi comportamenti sono fonte di piacere per il soggetto e spesso rappresentano una via di uscita dalla sofferenza emotiva o fisica. L’individuo cerca di affrontare il disagio attraverso dei comportamenti di “auto-cura” che a lungo andare si rivelano nocivi, ma da cui diventa difficile liberarsi da solo.

 

Aspetti comuni nelle diverse dipendenze

Come nelle dipendenze da sostanze, anche nelle dipendenze comportamentali o New Addictions si possono identificare degli aspetti comuni come:

  • preminenza/dominanza: il comportamento in esame tende ad assumere la maggiore rilevanza nella vita del soggetto e domina i suoi pensieri, sentimenti e azioni (senza l’oggetto o comportamento della dipendenza l’esistenza dell’individuo perde di significato),
  • alterazione del tono dell’umore,
  • tolleranza: il comportamento viene intensificato per indurre gli effetti iniziali,
  • sintomi da astinenza: stati d’animo o conseguenze fisiche spiacevoli (es. senso di malessere, irritabilità, pensiero ossessivo, disagio), conseguenti alla diminuzione o interruzione drastica dell’attività,
  • conflitto: intrapersonale o interpersonale derivanti dalla dipendenza dall’attività in esame e incompatibilità con altri compiti personali,
  • recidiva: presenza di ricadute plurime nel disturbo, anche a distanza di molti anni di astinenza e di controllo.

In generale, due momenti contraddistinguono una dipendenza comportamentale: in un primo momento il soggetto è sicuro di potersi fermare da solo quando lo desidera, in seguito percepisce la sua incapacità e/o impotenza nell’attenuare il comportamento disfunzionale, nonostante le conseguenze negative sul suo funzionamento quotidiano.

 

Altre caratteristiche che ci aiutano a comprendere sia le vecchie che le nuove dipendenze, in quanto presenti in entrambe sono:

  • i comportamenti compulsivi
  • i comportamenti legati al craving (desiderio improvviso e incontrollabile di assumere una sostanza o un particolare alimento o per qualunque altro oggetto-comportamento gratificante.
  • la percezione di perdita di controllo,
  • la sensazione di sollievo/benessere nel momento in cui viene messo in atto il comportamento,
  • la persistenza del comportamento nonostante sia legato a conseguenze negative,
  • la polidipendenza (cioè presenza nello stesso individuo di dipendenza da più sostanze o/e forme comportamentali di dipendenza),
  • la cross-dipendenza (passare da una dipendenza all’altra).

Possiamo dire invece, che le differenze tra dipendenze da sostanze e da comportamenti non riguardano tanto le sintomatologie ad esse associate, quanto le caratteristiche appartenenti agli oggetti di dipendenza.

 

Quali sono le new addictions?

Le nuove dipendenze definite anche “senza sostanza” fanno riferimento aduna vasta gamma di comportamenti, tra queste si possono indicare:

  • dipendenza dalle nuove tecnologie: dipendenza da Internet, sovraccarico di informazioni online, costante tendenza a ricercare relazioni amorose o di amicizia sul web, dipendenza da videogiochi, da smartphone, dipendenza dal sesso virtuale
  • gioco d’azzardo patologico (GAP) (ludopatia)
  • shopping compulsivo
  • dipendenza affettiva
  • dipendenza dal lavoro (workaholism)
  • vigoressia: dipendenza patologica da attività fisica
  • ortoressia: dipendenza dal pensiero ossessivo del mangiare sano e naturale
  • dipendenza dal cibo: ricerca irrefrenabile del cibo

Tutte le attività descritte, per la maggior parte delle persone rappresentano parte integrante del normale svolgimento della vita quotidiana, ma per alcuni individui possono assumere caratteristiche eccessive e patologiche.

 

Perche’ lo psicologo puo’ aiutarci nel gestire le dipendenze?

Rispetto alla dipendenza da sostanze, le new addictions sono più difficili da identificare in quanto ben inserite nelle attività “normali”. Riconoscere il confine tra comportamento funzionale e comportamento disfunzionale che crea disagio non è immediato, per questo può essere importante chiedere un supporto psicologico. Il percorso terapeutico diventa rilevante perché può aiutare ad acquisire consapevolezza rispetto alle modalità patologiche, definire i pensieri ed emozioni che inducono a persistere nella dipendenza, ma anche supportare nello sviluppo di strategie alternative, mettere a fuoco le criticità e le risorse della persona.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di RomaMonterotondoFiumicinooffre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti nell’ambito delle dipendenze, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico.

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