Consultorio Antera

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Tutti parliamo d’ansia, usiamo il termine in mille modi diversi, alcuni sono buffi ed altri spaventosi, come ansioso, ansietta, ansiogeno, ansietà, ansiolotico… a specchio delle mille sfumature che la parola può assumere.

Queste parole servono per definirci e per definire le situazioni che ci troviamo ad affrontare. Mai come ora questa parola fa parte del nostro vocabolario.

 

Ansia e paura: quale legame?

L’ansia deriva sempre dalla paura, spesso strausare per ogni contesto la parola “ansia” fa perdere il nesso con ciò che l’ha scaturita, la paura, una specfica paura (del nuovo, della solitudine, dell’aereo…).

Gli studi hanno rilevato che sono solo due le paure universali, comuni a tutti gli uomini fin dalla nascita, la paura dei rumori forti e la paura di cadere, tutte le altre sono apprese dal contesto in cui cresciamo e viviamo. Forse all’inizio non vi sembrerà, ma lo é, é un’ottima notizia. Le paure come si sono apprese, si possono anche disapprendere.

 

Come provare a gestire gli stati ansiosi

  • primo passo: dare un nome specifico alla paura
  • secondo passo: ricostruire e comprendere come è diventata parte di noi
  • terzo passo: mettere in atto una serie di strategie per decostruire le nostre paure e aumentare il nostro empowerment, la capacità di sentirsi gradualmente in grado di farcela e affrontarla.

Più assecondiamo le nostre paure e più si rafforzeranno, indebolendoci. E’ la cosa peggiore che possiamo fare a noi stessi, dobbiamo smettere di “evitare di evitare”.

Per star bene la soluzione migliore è “affrontare le paure”.

Faccio un esempio che molti di noi hanno sperimentato, la paura del mostro sotto il letto da bambini. Più mi rintano sotto le coperte, pensando andrà via, più la paura aumenta. Quando il bimbo avrà il coraggio di guardarci sotto, la paura si scioglierà fino a rimanere un ricordo, lasciando spazio ad una percezione di se stessi più forte e audace.

 

Sappiamo che non è semplice, bisogna provarci e se non si riesce da soli è giusto chiedere aiuto ad un professionista.

 

Come riconoscere l'intensità della nostra ansia?

Abbiamo pensato di proporvi un test di autovalutazione dell'ansia elaborato da Zung (1971) come strumento testato e scientificamente valido per conoscersi meglio e riflettere sui propri stati ansiosi, con maggiore consapevolezza e in modo più funzionale.

Il seguente test permette di misurare l'ansia di stato relativa al periodo attuale. Leggi con attenzione le 20 frasi elencate di seguito e scegli la risposta che meglio descrive la tua situazione nell'ultima settimana. Rispondi velocemente senza riflettere molto e segna il punteggio relativo alla tua risposta.

 

ALA DI AUTOVALUTAZIONE DELL'ANSIA

di Zung, 1971

.

Raramente

Qualche volta

Spesso

Quasi sempre

1 - Mi sento più nervoso/a e ansioso/a del solito

1

2

3

4

2 - Ho paura senza motivo

1

2

3

4

3 - Mi agito e sono preso/a dal panico facilmente

1

2

3

4

4 - Mi sento come andare a pezzi, crollare

1

2

3

4

5 - Sento che tutto va bene e che non succederà mai niente

4

3

2

1

6 - Mi tremano le gambe e le braccia

1

2

3

4

7 - Soffro di cefalea e di dolori al collo e alla schiena

1

2

3

4

8 - Mi sento debole e mi stanco facilmente

1

2

3

4

9 - Mi sento calmo/a e posso stare seduto/a tranquillo/a

4

3

2

2

10 - Sento il cuore che mi batte forte

1

2

3

4

11 - Sono tormentato/a da sensazioni di vertigini

1

2

3

4

12 - Mi sembra di stare per svenire

1

2

3

4

13 - Respiro facilmente

4

3

2

1

14 - Avverto formicolii e intorpidi- menti alle dita delle mani e dei piedi

1

2

3

4

15 - Soffro di dolori di stomaco e di cattiva digestione

1

2

3

4

16 - Ho bisogno di urinare spesso

1

2

3

4

17 - Le mie mani sono generalmente calde e asciutte

4

3

2

1

18 - La mia faccia diviene facilmente rossa e calda

1

2

3

4

19 - Mi addormento facilmente e mi sveglio riposato/a

4

3

2

1

20 - Ho degli incubi notturni

1

2

3

4

 

 

Il punteggio totale si ottiene sommando i punteggi delle risposte a ciascuna frase:

  •  da 0 a 20 il tuo livello di ansia potrebbe essere molto basso
  •  tra 21 e 40 il tuo livello di ansia potrebbe essere basso
  •  tra 41 e 60 il tuo livello di ansia potrebbe essere moderato, potrebbe essere utile ridurla
  •  tra 61 e 80 il tuo livello di ansia potrebbe essere elevato ed il problema meriterebbe attenzione clinica

Nel momento in cui gli stati ansiosi vengono vissuti come eccessivamente elevati e permeano  diverse situazioni della nostra vita, l’aiuto di un professionista può essere utile per poter affrontare quello che ci sta succedendo.

 

Il Consultorio Antera Onlus: psicoterapeuti esperti nelle difficoltà legate all'ansia

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti nelle difficoltà legate all'ansia, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico.

 

Quando parliamo di femminicidio e più in generale di violenza di genere facciamo riferimento ad un fenomeno di violenza esercitata sistematicamente sulle donne (bambine o adulte) per mano di uomini, in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale. L'intento è di annientarne l’identità delle vittime in questione, generando una condizione di subordinazione attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.

Prima di addentrarci nel vivo della questione partiamo dalla tragica constatazione che  suddetto fenomeno ad oggi continua ad annoverare un'incidenza pari ad una vittima ogni quattro giorni,  per mano di un uomo, marito o ex partner delle donne coinvolte. Nella quasi totalità dei casi le violenze non vengono denunciate, continuando così a rimanere un fenomeno sommerso.

 

Quanti tipi di violenza esistono?

Esistono diverse forme di violenza:

-fisica, volta a far male o spaventare;

-psicologica, fatta di insulti, ricatti, umiliazioni, volta a ledere l’identità della persona;

-sessuale, con l’imposizione di pratiche e/o rapporti indesiderati, tramite la forza o ricatti psicologici;

-economica, che impedisce, ostacola o concorre a far sì che la donna sia costretta in una condizione di dipendenza quando non ha mezzi economici per sé e per i propri figli.

Le vittime, se esposte per lunghi periodi ad abusi e violenze, possono sviluppare un’alterata percezione di sé, delle proprie risorse personali e sperimentare un senso di fallimento  rispetto alla possibilità  di rendersi autonome sia economicamente che psicologicamente dal proprio partner, destinate inesorabilmente a ledere in maniera consistente all'integrità della propria identità.

A spiegare meglio questo complesso fenomeno concorrono diversi fattori di vulnerabilità quali : esperienze pregresse di abuso, modelli socio-educativi mirati alla sottomissione, aver subito umiliazioni, scarsa indipendenza economica, scarsa autostima, vissuti di vergogna e isolamento sociale, tipici tanto della vittima quanto del carnefice. Oltre a ciò è fondamentale tenere in considerazioe le possibili combinazioni personologiche dei due partner.

 

I fattori di rischio nelle dinamiche di violenza

Il ciclo della violenza  è stato definito dalla psicologa americana Lenore Walker come  “ il progressivo e rovinoso vortice in cui la donna viene inghiottita dalla violenza continuativa, sistematica, e quindi ciclica, da parte del partner ”. La teoria del ciclo della violenza (“cycle theory of violence”) parte dal presupposto dell’esistenza di più fasi che si ripetono “ciclicamente” nel corso di una relazione maltrattante. Walker ha individuato essenzialmente tre fasi nel ciclo della violenza:

  • Fase di origine della tensione (tension building)
  • Fase attiva degli episodi di violenza (active batteria incidents)
  • Fase della contrizione amorosa (loving contrition)

Vi è sempre un inizio che, solitamente dalle donne è descritto come “normale”, la violenza si manifesta per gradi, in maniera subdola. L'intento iniziale è di colpire direttamente l’autostima della vittima (che viene ignorata, svilita, ridicolizzata pubblicamente dal partner ecc.). La donna, in questa fase, inizia ad avvertire la crescente tensione e cerca di prevenire l’escalation della violenza mostrandosi accondiscendente rinforzando in questo modo, però,  nell’uomo la convinzione di avere il diritto di agire in modo violento. Questi comportamenti , inizialmente sporadici, si fanno sempre più frequenti fino ad un escalation di violenza.

Si arriva, poi, alla fase di "esplosione o aggressione" in cui l’uomo dà l’impressione di perdere il controllo di se stesso e passa ad agire la violenza fisica.  Ai “semplici” spintoni e schiaffi si aggiungono pugni, calci, percosse con oggetti, fino all’estremo uxoricidio. Spesso alla violenza fisica si associa la violenza sessuale, utilizzata dall’uomo per sottolineare il proprio potere e predominio sulla partner. La donna tende a non reagire  poiché si rende conto che, se resistesse, le cose potrebbero peggiorare.

La terza ed ultima fase del ciclo della Walter, è la cosiddetta fase di “contrizione amorosa”, nota anche in letteratura come “Fase della Luna di Miele”.  L’uomo si mostra dispiaciuto e pieno di attenzioni, si scusa  con la sua vittima e promette che non si comporterà mai più in quel modo. Questi comportamenti tuttavia rappresentano un'ulteriore manovra  manipolatoria: infatti la donna spesso crede nel pentimento del partner e lo perdona. È in questa che molte donne  nella speranza che il partner cambi davvero, possono giungere a ritirare  la richiesta di separazione o a revocare la testimonianza resa per es. nell’ambito di un procedimento penale. Le speranze  però, puntualmente  disilluse determinano l'inizio del nuovo ciclo della violenza.

 

Identikit psicologico delle vittime di femminicidio

Tracciando un possibile identikit psicologico delle vittime di femminicidio, si è osservato (Baldry, 2006) come la determinazione familiare e culturale della violenza possa innescare quel meccanismo di “propensione alla vittimizzazione” che le vittime presentano.

Tra le dinamiche individuate nella “passività” delle vittime di fronte ad aggressioni anche ripetute, è stato messo in risalto il concetto di “incapacità appresa” (De Pasquali, 2009). Secondo questa ricostruzione, chi è ripetutamente esposto a una punizione da cui non ha vie di fuga, sviluppa la tendenza a non assumere il controllo del proprio comportamento anche quando tale controllo sarebbe possibile. Tra i motivi per cui queste donne non sanno sottrarsi alla violenza c’è quello del mantenimento della credenza che vi sia mancanza di alternative.

Donald Dutton  e Susan Painter (Dutton & Painter, 2009)  hanno rivisitato molti studi e ricerche sul motivo per cui le donne rimangano in relazioni violente il cui triste epilogo è spesso il femminicidio e sono giunti alla conclusione che l’elemento forte che spiega il permanere in una situazione di violenza è l’intermittenza dell’abuso. Molte donne hanno infatti descritto con espressioni di soddisfazione e gratificazione i periodi di riconciliazione intercorsi tra i momenti di violenza. Questo modello si mostra in sé perverso, in quanto conduce inevitabilmente a ignorare il problema della violenza e a considerarlo un’eccezione, un momento di aberrazione del rapporto che rimane, nella percezione complessiva della donna, come positivo.

 

Il Profilo del Femminicida

Relativamente alle strutture di personalità  dell'uomo che commette femminicidio molti criminologi (Dutton,1981) hanno sottolineato la presenza di strutture personologiche improntate a fattori quali la prepotenza, la possessività, forse dettata da panico di fronte alla prospettiva dell’abbandono, ma in ogni caso fondata sulla mancata considerazione dell’altro con i suoi diritti e le sue esigenze.

Elbow (Elbow, 1977) descrive l’aggressore secondo quattro tipologie:

  • Il controllatore: colui che teme che il proprio dominio e la propria autorità siano messi in discussione e che pretende un controllo totale sugli altri familiari;
  • Il difensore: che non concepisce l’altrui autonomia, vissuta perciò come una minaccia di abbandono, e sceglie quindi donne in condizione di dipendenza;
  • Colui che è in cerca di approvazione e deve continuamente ricevere dall’esterno una conferma per la propria autostima, mentre qualsiasi critica scatena una reazione aggressiva;
  • L’incorporatore: colui che tende ad un rapporto totalizzante e fusionale con la partner, e la cui violenza è proporzionale alla minaccia reale o alla sensazione di perdita dell’oggetto d’amore vissuta come catastrofica perdita di sé.

Questi soggetti devono compensare la propria modesta autostima, ma talora dimostrano veri e propri sintomi.

Si spera che le campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere possano portare alla riduzione  e un giorno al termine di questo tragico fenomeno, ribadendo con forza l'importanza di lavorare su un piano preventivo, riconoscendo e cercando di disinnescare le dinamiche violente nelle coppie ai loro esordi .

Nel corso degli ultimi due anni abbiamo dovuto portare in una realtà virtuale la nostra esperienza professionale: per tutti, pazienti e terapeuti, è stato un periodo difficile, che ci ha messo fortemente alla prova. Ci siamo dovuti ingegnare utilizzando a volte la tecnologia per raggiungere i nostri pazienti, verificando quanto sia efficace la metodica on line anche modificando i contesti in cui si svolge la terapia. Abbiamo collaudato una nuova modalità di svolgere la nostra professione, ridisegnando le modalità dei nostri interventi. Ma quali sono gli aspetti peculiari di questa tecnica?

 

La terapia on line: Il setting virtuale

Apparentemente il setting virtuale riproduce il formato tradizionale della terapia ma le differenze, tenendo da parte quella macroscopica della presenza fisica del paziente, in realtà sono molte e, non tutte, di immediata rilevazione. L’incontro online rappresenta un cambiamento radicale del setting, una variazione significativa del contesto in cui viene condotto l’intervento.

Nella terapia online il luogo d’incontro non è più il nostro studio, uno spazio fisico ben connotato, ma uno spazio virtuale nel quale non siamo più i padroni di casa che accolgono i pazienti, ma entriamo nelle case dei nostri pazienti e loro a volte nelle nostre.

Attraverso l’incontro online abbiamo avuto l’occasione di vedere i contesti di vita dei nostri pazienti; li abbiamo visti muoversi in un ambiente a loro familiare, decidere il luogo dei nostri incontri e questo ci ha consentito di acquisire dati di vita quotidiana che altrimenti non avremmo potuto conoscere.

 

Le tipologie di lavoro virtuale

Al di là della tecnica usata, o dell’approccio terapeutico, che può prevedere la partecipazione simultanea ad un particolare lavoro o l’annotazione successiva delle informazioni fornite dal paziente su, ad esempio, una lavagna virtuale, possiamo dire che queste variazioni non hanno impedito alla psicoterapia di andare avanti. Anzi abbiamo scoperto cose nuove: è stato infatti anche possibile far partecipare agli incontri (di coppia e familiari) parte dei pazienti in presenza e parte da remoto, con i membri non residenti nel luogo in cui si è svolta la terapia, presenti con un collegamento online.

Abbiamo constatato che questa modalità, seppure risulti più complessa per la difficoltà di seguire in contemporanea i pazienti in stanza e quelli collegati, comunque presenta dei vantaggi inimmaginabili con l’utilizzazione delle metodiche tradizionali, in quanto consente di raggiungere persone che possono così partecipare alla terapia, che non potrebbero assolutamente partecipare alla seduta, per questioni di residenza o di salute, e che possono, così, fornire il loro contributo, talvolta fondamentale, alla terapia stessa.

Più semplice da gestire è la partecipazione di tutta la famiglia online; in questo caso i vantaggi per il terapeuta sono evidenti in quanto c’è la possibilità di osservare più da vicino e contemporaneamente i volti dei pazienti e di cogliere, quindi, alcuni dettagli espressivi che possono sfuggire dalla tecnica in presenza, per la distanza fisica che normalmente c’è tra un membro e l’altro.

Lo spazio di fronte a cui disporsi nel lavoro online è uno spazio che richiede una maggior vicinanza. Questo aspetto relativo alla posizione davanti allo schermo rappresenta una variabile che distingue una situazione da un’altra; può rappresentare talvolta un punto di fragilità perché può accorciare troppo la distanza tra i membri della famiglia, creando con-fusione oppure un punto di forza, quando il contatto corporeo permette il passaggio delle vibrazioni emotive accentuando la con-divisione.

 

La risposta dei pazienti alla terapia online

Le testimonianze raccolte dai nostri pazienti evidenziano che il lavoro terapeutico viene preferito in presenza perché, al di là dello scambio verbale, la comunicazione attraverso il movimento del corpo nello spazio più ampio della stanza di terapia e la presenza fisica del terapeuta determinano una maggior intensità del vissuto emozionale e dell’energia che circola nella stanza di terapia; tuttavia abbiamo notato che, se il terapeuta si pone come agente dell’interazione, sollecitando la partecipazione di tutti al racconto individuale o familiare, questo aspetto assume minor rilevanza ed è spesso compensato dalla comodità che tale tecnica offre, in un’era in cui il tempo sembra sfuggire dalle mani delle persone.

 

All'interno del Consultorio Antera Onlus la nostra equipe di psicologi-psicoterapeuti accoglie i pazienti anche attraverso percorsi di terapia on line, valutando situazione per situazione se sia possibile utilizzare questa modalità nella maniera più efficace e funzionale.

IL TUO 5 X MILLE A SOSTEGNO DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA'

Attraverso le vostre donazioni potremmo aiutare le famiglie afferenti al nostro centro, rendendo più SOSTENIBILI i percorsi di terapia che possono coinvolgere diversi membri familiari.

AIUTACI AD ACCOGLIERE LA COMPLESSITA'

E' molto semplice: tutti i modelli per la dichiarazione dei redditi (Modello Unico, 730, CUD, ecc.) contengono un apposito riquadro dedicato al 5 per mille, basta firmare nella sezione relativa alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale ed indicare il codice fiscale 97283680581

Sempre più comunemente sentiamo parlare di stress, ma cerchiamo di capire insieme che cosa si intenda di preciso per stress e quali siano le sue caratteristiche, così da poter cogliere i primi campanelli di allarme e intervenire tempestivamente.

Lo stress è la risposta psicologica e fisiologica che il nostro organismo mette in atto per affrontare compiti, difficoltà o eventi della vita considerati eccessivi o pericolosi che vengono definiti come eventi stressanti.

Essi includono eventi sia piacevoli che spiacevoli (quali per esempio nascita di un figlio, matrimonio, promozione lavorativa, licenziamento, morte di una persona cara, divorzio), eventi imprevisti che implicano un cambio di programma (si rompe la macchina, viene spostato un appuntamento), situazioni lavorative (pressioni sul lavoro rispetto a delle scadenze urgenti, conflitti con colleghi), situazioni sociali (discussioni con amici, incontrare persone nuove), situazioni che non possono essere controllate.

Lo stress eccessivo potrebbe condurre allo sviluppo di veri e propri disturbi da stress.

Il termine stress fu impiegato per la prima volta nel 1936 da Selye che distinse tre fasi nel processo stressogeno:

  1. fase di allarme: la persona segnala l' esubero di doveri e mette in atto le risorse per adempierle;
  2. fase di resistenza: la persona stabilizza le sue condizioni e si adatta al nuovo tenore di richieste;
  3. fase di esaurimento: si registra la caduta delle difese e la successiva comparsa di sintomi fisici, fisiologici ed emotivi.

 

Tipologie di stress

Lo stress viene distinto in due categorie in funzione della durata, per cui si parla di stress acuto se si verifica una sola volta o in un lasso di tempo limitato, oppure cronico quando lo stimolo è di lunga durata.

Oltre alla durata è importante anche la natura dello stimolo stressante, che può essere positivo (eustress) quando da’ vitalità e fornisce la carica per affrontare un esame, una gara o un lavoro mentre diventa negativo (distress) quando dura nel tempo senza che si abbia la capacità di affrontare la situazione che lo ha provocato. Si viene a creare in questi casi un sovraffollamento che va a compromettere le funzioni cognitive ed emotive.

Ciò che causa lo stress dipende in parte dal modo in cui un evento è valutato; per esempio una persona che ha un modo di pensare rigido e pessimistico percepirà un evento stressante in modo più negativo rispetto ad una persona con uno stile di pensiero flessibile ed ottimista.

 

Le risposte del corpo allo stress

In presenza di un evento stressante, il sistema nervoso si attiva favorendo il rilascio di alcune sostanze, ossia gli ormoni dello stress (adrenalina, noradrenalina, cortisolo) che determinano il cambiamento fisico e comportamentale che dà la possibilità all’organismo di affrontare e superare il pericolo. In caso di stress acuto, solitamente, il livello degli ormoni torna alla normalità mentre se si è costantemente sotto stress il livello di produzione degli ormoni rimane elevato provocando vari disturbi.

I sintomi da stress si dividono in quattro categorie:

  • sintomi fisici (mal di testa, mal di schiena, indigestione, tachicardia, problemi di sonno, stanchezza, vertigini, problemi sessuali ecc.)
  • sintomi comportamentali (digrignare i denti, criticare gli altri, impossibilità di portare le cose a termine, fame nervosa, aumento uso alcolici)
  • sintomi emozionali (pianto, rabbia, solitudine, infelicita’ senza un motivo valido, senso di impotenza)
  • sintomi cognitivi (pensiero confuso, dimenticarsi le cose, preoccupazione costante, perdita dell’ umorismo).

 

Cosa fare se si soffre di stress

Il vero benessere si fonda sia sul corpo che sulla mente, considerati nel loro legame indissolubile. La terapia più efficace per contrastare gli effetti dello stress è costituito dal rilassamento che può essere raggiunto con l’utilizzo di svariate tecniche quali il training autogeno, il rilassamento muscolare progressivo, l' agopuntura, la musicoterapia, il massaggio.

È molto utile anche la psicoterapia che permette di lavorare sullo stress attraverso l’allenamento ad una maggiore autonomia, ad un maggiore benessere, ad una migliore gestione del tempo e delle risorse e attraverso l’apprendimento di una maggiore autoregolazione.

Tuttavia, vi sono delle situazioni che hanno una gravità tale da rendere impossibile l’avvio di una psicoterapia o l’utilizzo di tecniche di rilassamento; in questi casi il medico può ritenere opportuno la somministrazione di farmaci e/o psicofarmaci la cui cura sarà utile se integrata alle terapie sopra illustrate.

Se lo stress si cronicizza e osserviamo come invada sempre più la nostra vita quotidiana è importante poter chiedere aiuto ad un professionista.

Gli psicoterapeuti del Consultorio Antera nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino da anni lavorano e si sono formati approfondendo questa tematica nel lavoro clinico con i pazienti.

 


 

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