Consultorio Antera

Consultorio Antera

Il nostro rapporto con il cibo ha subito profonde trasformazioni con l'avvento dei social media. I social hanno cambiato il nostro modo di vivere, interagire con gli altri, ma anche il nostro modo di mangiare. Basta aprire un qualsiasi social per essere bombardati da messaggi continui e contrastanti riguardanti il cibo.

Se da una parte siamo sommersi da video e foto che hanno come unico soggetto il cibo, dall’altro siamo invitati ad essere belli, scattanti e decisamente in forma. Il nostro cervello ed il nostro appetito registrano una vera e propria frustrazione e confusione

Negli ultimi tempi due sono le parole ricorrenti in questo nuovo “universo social”: Food-porn e Mukbang, due fenomeni che ci fanno comprendere come l’alimentazione si sia sempre più allontanata dalla finalità della nutrizione e dalla soddisfazione di un bisogno primario, per acquisire nuove valenze, che hanno ben poco a vedere con il nutrimento, ma che ci dicono quanto anche il cibo sia moda, apparenza, ossessione portata all’estremo e all'eccesso.

 

Food-porn

Il concetto di nutrizione sembra venire sempre meno: il cibo non equivale più al prendersi cura del nostro corpo, ma all’opposto diventa un bisogno spasmodico da soddisfare, smodato e lussurioso. All'interno di programmi televisivi e social il cibo viene sempre più associato al piacere, al godere: viene coniato l’hashtag #foodporn. L'immagine spettacolarizzata del cibo, è una forma di stimolo sensoriale, simile al porno vero e proprio, ma in questo caso prodotto da fotografie e video particolarmente accattivanti di cibi. Si tratta del bisogno di alimentare continuamente un piacere, secondo un meccanismo molto simile a quello che avviene per la pornografia.

Il cibo sembra ormai permeare ogni contesto social, con una presenza massiccia: sempre in qualche forma se ne parla, ma se ne parla male ed il dialogo non è informazione ma spasmodica ricerca mai appagata, senza sapori e profumi, senza reale contatto e relazione.

 

Mukbang: vera condivisione?

La moda del Mukbang arriva dalla Corea del Sud, si espande in modo virale in varie parti del mondo e nel 2018 approda anche in Italia. Si tratta di video di intrattenimento in cui i protagonisti ingurgitano in modo vorace ingenti quantità di cibo, prevalentemente cibo spazzatura. Il termine deriva dall’ unione fra due parole coreane: muk-ja, che significa mangiare, e bang-song, che vuol dire broadcasting. Questo genere di video raggiunge tantissime visualizzazioni, al punto che spesso i “mangiatori” diventano dei veri e propri idoli, ricavandone in alcuni casi anche ingenti guadagni economici. Oltre al messaggio sbagliato e all’ossessione verso il cibo, la domanda che viene da farsi riguarda cosa spinga così tante persone ad essere attratte da questo genere di video.

Da un lato può essere connesso alla necessità di vivere esperienze amplificate, secondo quella modalità che è stata definita “sense exploration”. Il Mukbang rappresenta appieno il suo significato: da un lato ci si abbuffa, estremizzando ogni rumore, dall’altro ci si sente appagati nel vedere altre persone che provano una forte emozione mangiando. Un'altra possibile spiegazione è che per molte persone che mangiano da sole il Mukbang è come avere una compagnia virtuale.

Insomma, è come essere meno soli mentre si mangia. Il cibo è sempre stato convivialità, contraddistingue il momento della condivisione e dell’intimità ed oggi molti più individui vivono soli, lontani dal proprio nucleo familiare o con difficoltà di crearsi una propria rete amicale. Questo può stimolare la voglia di contatti, il vedere qualcuno con cui ci si vorrebbe confrontare.

Difficile, però, trovare qualcuno di pronto e disponibile, quindi la soluzione più immediata è mettersi difronte ad un bel PC o telefonino e guardare gli altri che mangiano o mangiare con loro, esorcizzando la solitudine. Questa modalità rischia però ovviamente di creare un appagamento effimero e momentaneo ed aumentare il senso di frustrazione.

 

Mukbang e disturbi alimentari

La comunità scientifica tende ad escludere che i protagonisti di questi video possano avere un disturbo del comportamento alimentare, poiché solitamente chi soffre di anoressia, bulimia o abbuffate compulsive tende a nascondere il problema agli altri ed anche a se stessi. Allo stesso tempo è da scartare anche l’ipotesi che possano diventare degli assidui spettatori.

Chi è affetto da disturbi del comportamento alimentare infatti guardando delle persone che mangiano, e che soprattutto lo fanno in questo modo estremo, proverebbe più probabilmente disgusto e non interesse. Nonostante si tenda ad escludere questa diretta correlazione fra disturbi alimentari e Mukbang, i possibili rischi sono elevati e sono soprattutto di tipo imitativo. Questi video sono a disposizione di bambini ed adolescenti, giovani che potrebbero avere un rapporto problematico con il cibo e che, quindi, tramite il meccanismo dell’identificazione, potrebbero scoprire ed emulare condotte alimentari affatto equilibrate, alla ricerca di appagamento immediato e conferme.

 

Recuperare un buon rapporto con il cibo

Il panorama odierno sembra connotato da una grande confusione, dove sembra essersi perso il senso della misura, della fame, del nutrimento e della salute, lasciando spazio a cibo spazzatura, solitudine malcelata e mal rimpiazzata, ideali irrealistici sempre più frustranti mentre cerchiamo di destreggiarci tra il cibo all'ultima moda e la moda della forma fisica.

Oltre che una sana alimentazione è necessario poter recuperare un buon rapporto con la tavola. Il pasto può essere visto come occasione d’incontro all'interno di una realtà concreta e non virtuale, mangiare e comunicare sono da sempre inseparabili, dal momento che il cibo non soddisfa solo un bisogno primario, ma risponde anche al bisogno di cura, scambio e affetto.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti e nutrizionisti esperti nelle difficoltà legate all'alimentazione, accogliendo e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico. All'interno del nostro centro, grazie alle diverse competenze dei professionisti, sarà possibile costruire un progetto ad hoc costruito sulla persona. Se desideri avere ulteriori informazioni contattaci telefonicamente o inviaci un messaggio tramite

La terapia di gruppo è una forma di psicoterapia in cui l'intervento clinico viene effettuato in un setting gruppale: il gruppo, grazie alla guida dello psicoterapeuta, ha la capacità di contenere e trasformare i vissuti portati dai singoli individui, promuovendo una maggiore conoscenza di sé attraverso il rispecchiamento nell'altro. La rottura dell’isolamento e la creazione di un senso di condivisione e di appartenenza, in molti casi, sono già di per sé terapeutici.

La psicoterapia di gruppo consiste in incontri periodici tra persone che avvertono una sofferenza psichica. Questi incontri vengono guidati da uno psicoterapeuta che conduce il gruppo, sempre all'interno di una cornice che garantisce il segreto rispetto a quanto emerso negli incontri. Questo tipo di terapia consiste solitamente in una terapia "verbale", ma a volte è integrata con altre modalità, come per esempio l’arteterapia (per un approfondimento rimandiamo alla lettura dell'articolo dedicato) o lo psicodramma.

La psicoterapia di gruppo non è semplicemente una psicoterapia individuale fatta in gruppo, ma una psicoterapia con caratteristiche peculiari, particolarmente utili in alcune specifiche situazioni o fasi di vita.

 

Le terapie di gruppo non sono tutte uguali

La psicoterapia di gruppo può essere impostata in maniera molto differente in base ai vari bisogni dei soggetti, alla loro età e agli orientamenti teorici adottati (dinamici, cognitivi, etc.).

Possiamo rintracciare quattro tipologie principali di modelli di riferimento per le psicoterapie di gruppo:

  • Gestalt: mette a fuoco soprattutto il “qui e ora” di quanto accade all'interno del gruppo di terapia, le esperienze emotive dei partecipanti e le dinamiche di gruppo. Ciò consente ai membri di esaminare il proprio comportamento individuale in un contesto più ampio.
  • Modello dinamico: parte dai vissuti individuali piuttosto che dalle dinamiche di gruppo e si divide tra orientamento focalizzato (su aree particolari) e gruppoanalisi (lavoro su aree più vaste).
  • Modello analitico: ha l’obiettivo di far emergere i vissuti inconsci che agiscono all'interno del gruppo sfruttandone la forza, che agisce su tutti i partecipanti.
  • Approccio cognitivo-comportamentale: si basa sull'assunto che è il gruppo stesso che possiede un ruolo sociale positivo, influenzando la condotta dei componenti.

Al di là dei diversi approcci utilizzati possiamo rintracciare delle peculiari caratteristiche e benefici legati ad un lavoro psicoterapeutico in gruppo che approfondiremo nei seguenti paragrafi e che accomunano tutti i modelli brevemente presentati.

 

Terapia individuale o di gruppo: quali differenze

Gli approcci terapeutici gruppali presentano alcuni vantaggi rispetto a quelli “classici” che privilegiano un setting individuale.

Innanzitutto permettono di sfruttare gli specifici processi psicologici di gruppo all'interno della relazione clinica, per migliorare l'efficacia di alcuni tipi di intervento. Possono inoltre amplificare e accelerare alcuni processi di cambiamento: in un gruppo che funziona bene, in cui si sono sviluppate buone relazioni tra i componenti, si lavora tutti insieme in modo sinergico per affrontare i problemi, partendo dagli specifici bisogni di ogni individuo.

Al contrario, nella terapia individuale, si può “sfruttare” unicamente la relazione tra lo psicoterapeuta e paziente. Spesso il lavoro in gruppo si integra bene ad un percorso di psicoterapia individuale, affiancandolo o può essere una buona scelta per la persona una volta concluso il proprio percorso individuale, consolidando i cambiamenti avvenuti.

Quali sono i benefici della psicoterapia di gruppo? Si è osservato come il gruppo presenti delle specifiche caratteristiche che favoriscono lo sviluppo di relazioni, la nascita di legami identificativi, la creazione di una cultura comune e potenti meccanismi trasformativi. I gruppi possiedono capacità curative che vanno ben oltre il superamento del senso di alienazione, dell’isolamento sociale e della possibilità di condividere il proprio disagio con altre persone. Nel gruppo la persona può sperimentare nuovi modi di relazionarsi agli altri e migliorare, così, la sua capacità di relazione anche all’esterno del gruppo, nella vita di tutti i giorni.

Per esempio l’adolescenza è un momento nella vita in cui il gruppo dei pari acquista una funzione significativa sia per lo sviluppo della personalità, che come contenitore delle turbolenze emotive proprie di questo periodo, quindi la psicoterapia di gruppo può facilitare la condivisione di esperienze, pensieri ed emozioni.

Anche i bambini, in gruppo, imparano la condivisione, a esprimersi, a costruire legami, il linguaggio prevalente è quello del gioco, attraverso il quale i bambini sviluppano le proprie capacità di pensiero e la consapevolezza delle proprie emozioni.

 

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti, accogliendo le specifiche richieste e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico. All'interno del nostro centro sarà possibile costruire un progetto ad hoc sulla persona, con la possibilità di usufruire anche di approcci terapeutici gruppali.

Se desideri avere ulteriori informazioni sui nostri percorsi di psicoterapia di gruppo, contattaci telefonicamente o inviaci un messaggio tramite l'apposita area.

 

I primi segni: come riconoscere il disturbo bipolare? 

 

Ognuno di noi sperimenta nel corso della giornata o nella normalità della propria esistenza le variazioni del tono dell’umore, ovvero i cambiamenti nel proprio equilibrio dell’espressione delle emozioni e degli stati d’animo; l’umore della persona rappresenta l’insieme delle caratteristiche affettive, umorali che condizionano e definiscono l’esistenza.  

Il disturbo bipolare è un disturbo che condiziona appunto il tono dell’umore ed è caratterizzato dalla presenza di episodi ipomaniacali, maniacali, misti accompagnati da episodi depressivi. 

 

L’altalena dell’umore: episodi maniacali e ipomaniacali e depressivi 

 

Mania: stato mentale caratterizzato da senso generale di euforia e grande 

eccitazione, allegria irrefrenabile e immotivata 

 

Ipomania: una mania con tono smorzato 

 

Con conseguenze meno invalidanti e negative 

 

Nei momenti “alti” definiti maniacali le persone sperimentano diverse combinazioni di elementi tra cui umore espanso o euforico, umore irritabile, poco bisogno di sonno, sentimenti di grandiosità, aumentata loquacità rispetto alla condizione standard della persona, affollamento delle idee o sensazione che i pensieri scorrano troppo velocemente, incremento della quantità di energia e di attività.

Frequenti sono anche i cambiamenti delle capacità cognitive come miglioramento delle capacità attentive o di percezione ma che portano a mettere in atto delle azioni impulsive e spesso imprudenti con conseguenze spesso negative. L’intensità e la severità dei sintomi manifesti in questa fase dell’umore portano a sentirsi particolarmente irritabili (nervosi o arrabbiati); nello stato ipomaniacale i sintomi sono identici ma differiscono per durata e sintomatologia complessiva più attenuata (non sono presenti neanche deliri o allucinazioni) quindi l’impatto risulta più mite sulle funzioni sociali e lavorative della persona.

L’ipomania è una condizione più difficile da evidenziare poiché potrebbe essere scambiata per un particolare stato di benessere o espressione di carattere esuberante, ma evidenziarla risulta importante per prevedere una fase successiva più intensa in forma depressiva o maniacale.  

Durante i periodi di depressione - il momento in cui il tono dell’umore tende verso il basso - è difficile focalizzarsi su qualsiasi cosa.  

La persona potrà sperimentare il rallentamento delle funzioni mentali e fisiche; prendere decisioni, concentrarsi, potrebbero risultare attività molto difficili. Sono frequenti disturbi della memoria e presenza delle ruminazioni ovvero dei pensieri ripetitivi che invadono la mente e inducono sentimenti di vergogna, colpa e svalutazione.

La fase depressiva del disturbo bipolare è caratterizzata dal predominio dell’apatia sulla tristezza, dell’inibizione psicomotoria sull’ansia e dell’ipersonnia sull’insonnia. 

 

Come affrontare i disturbi bipolare?

Ora con delle informazioni in più potete cercare di capire se i vostri sbalzi di umore siano riconducibili a questa malattia, caratterizzata da forte predisposizione genetica ma condizionata dagli eventi della vita; è possibile individuare la progressione del disturbo e giungere ad una prognosi più o meno positiva sia rispetto al vostro futuro sia rispetto la qualità della vita.  

 

Cosa accade se non curo il disturbo bipolare?

Peggioramento dei sintomi durante: 

gli episodi di malattia 

Aumento del rischio di suicidio 

Problemi psicologici e sociali maggiori 

 

Le spiegazioni dell’esperto possono risultare più comprensibili se si sono sperimentati sia un episodio di eccitamento che un episodio depressivo. Spesso gli episodi di mania o di depressione vengono attribuiti a eventi specifici assunti come unica causa del problema.

Abbiamo già spiegato che lo stress interessa sicuramente il decorso della malattia contribuendo ad un peggioramento qualora non venga limitato o attenuato. Allo stesso modo bisogna tenere presente la possibilità che il tono dell’umore possa variare in ragione ad altre circostanze come squilibri ormonali, disturbi della personalità, o altri disturbi biologici o psichiatrici.

Lo stress incide sul decorso del disturbo e può incrementare la possibilità di sviluppare un episodio maniacale o depressivo nelle persone con elevata vulnerabilità biologica; esso consente di fare previsioni in positivo o in negativo circa il futuro del disturbo, infatti studiando i fattori che possono avere forte impatto emotivo per la persona si può programmare un intervento calibrato sulle specifiche esigenze e sulla storia di vita.  

 

Quali sono gli stress ai quali siete particolarmente sensibili? 

Le situazioni di stress possono essere controllate al fine di ridurne l’impatto emotivo sulla vita dell’individuo. Conoscere quali situazioni sono particolarmente stressanti risulta utile per mettere in atto delle strategie tese ad evitare ricadute legate all’esposizione a tali stimoli nocivi.

Bisogna evidenziare come esistono delle condotte che aumentano il rischio di un episodio di mania o di depressione:

  • utilizzo di alcool
  • droghe
  • ciclo sonno veglia irregolare

Ci sono, inoltre, episodi di vita imprevedibili che possono far vacillare il nostro equilibrio; questi eventi, che non devono essere per forza traumi maggiori, portano però ad un investimento emotivo massiccio rispetto al normale comportando uno squilibrio del nostro funzionamento. 

 

Parola d’ordine: collaborare  

Molto spesso è stata sottolineata l’importanza della collaborazione tra terapeuta e paziente per migliorare il trattamento. Lo psichiatra e lo psicoterapeuta sono le figure più adatte per rispondere ad ogni dubbio che può venire ma fondamentale risulta affidarsi e fidarsi della loro esperienza clinica.

Fidarvi e affidarvi al vostro dottore e seguire le indicazioni che vi fornisce è fondamentale affinché il trattamento sia efficace. Le ricerche identificano nella scarsa compliance al trattamento uno dei fattori responsabili della percentuale più alta di ricadute; nello specifico possiamo dire che le ricadute spesso sono legate:

  • scarsa aderenza alla terapia farmacologica 
  • non rispettare appuntamenti per il controllo
  • relazioni familiari povere e mancanza di supporto sociale • abuso di alcool e di sostanze che riduce l’effetto della terapia farmacologica e si associa a 
  • scarsa collaborazione alla terapia  

 

Ciò che racconterete al professionista di fiducia potrà aiutarlo ad aiutarvi: non fornire notizie, omettere dei particolari potrebbe rivelarsi confondente e essere un danno.

La terapia del disturbo bipolare dovrebbe occuparsi di trattare le varie fasi e cioè quella acuta, la subacuta e il rischio di ricadute e recidive nel corso del tempo. Erroneamente si ritiene che tutte le cure siano uguali e che la terapia farmacologica possa essere sostituita dalla psicoterapia e viceversa ma non è cosi, infatti solo l’integrazione dei due percorsi migliora la riuscita del trattamento e diminuisce le ricadute.

Per quanto riguarda la psicoterapia e la psicoeducazione alcune ricerche sulla depressione e sul disturbo bipolare hanno dimostrato che la maggiore conoscenza del disturbo corrisponde ad una maggiore aderenza al trattamento e ad una maggiore fiducia nel professionista e nel percorso stesso.

Tra le malattie psichiatriche il disturbo bipolare è quella che ha una base organica più chiara perciò non risulta strano capire l’impatto che il farmaco può avere nel processo di cura.  Eppure, spesso, per una molteplicità di fattori le persone sono reticenti alla cura farmacologica stabile.

Alcuni lamentano gli effetti collaterali intollerabili, altri si rifiutano di prendere gli psicofarmaci perché sono convinti che questo sia una dimostrazione del loro essere “matti”, altri ancora credono che una volta attenuati o svaniti i sintomi che li hanno portati alla visita specialistica sia superfluo continuare ad assumere il farmaco.

Ognuna di queste motivazioni è importante e dovrà essere considerata dal medico ma è importante cercare di comprendere perché lo psichiatra prescrive il farmaco e perché è necessario assumerlo con regolarità.

 

Oltre le medicine…. La psicoterapia

Abbiamo più volte sottolineato che il trattamento farmacologico deve essere unito alla psicoterapia per migliorare l’aderenza e la riuscita del trattamento. 

Gli obiettivi del trattamento non farmacologico sono:   

  • aiutare la persona a trovare un senso agli episodi presenti e passati 
  • discutere insieme del piano di trattamento a lungo termine vista la vulnerabilità a episodi futuri 
  • aiutare le persone ad accettare e ad adattarsi al regime terapeutico
  • trovare insieme al terapeuta strategie per affrontare al meglio lo stress
  • migliorare il funzionamento sul lavoro
  • migliorare le relazioni in famiglia e sociali  

Molto importante nel percorso di psicoterapia diventa la fase di psicoeducazione che permette alla persona di comprendere ciò che gli sta succedendo e lo aiuta a non sentirsi colpevole ma accettato; la persona che comprende diventa attiva nel suo percorso terapeutico, in un clima di conoscenza dell’argomento e di apprendimento di strategie che può  condividere con le altre persone per lui significative, smettendo così di sentirsi isolato.

Questo percorso di conoscenza del disturbo permette di ridurre il numero degli episodi di alternanza dell’umore e dei ricoveri poiché aumentando la capacità di ricercare aiuto nei momenti di peggioramento permette di sentirsi meno in balia della malattia e fornisce strumenti per gestire al meglio le fasi che si stanno attraversando. 

 

Regolarizzare lo stile di vita un’utile strategia per combattere il disturbo

Regolarizzare il proprio stile di vita eliminando o riducendo delle condotte che possono essere deleterie e portare a ricadute è molto importante. 

 

Consigli utili in caso di disturbi bipolare

Il sonno è l’elemento terapeutico molto importante, è necessario cercare di mantenere una regolarità nelle ore di sonno quotidiane, per questo una volta riconosciuta la fase in cui ci si trova in un determinato momento sarà necessario diminuire le ore di sonno se ci si trova in una fase che riconosciamo come depressiva e aumentarle cercando di effettuare attività rilassanti se ci si trova in una fase di ipereccitazione; bisogna tenere presente come il ritmo sonno-veglia dipenda da abitudini apprese e a volte è meglio rispettare tali abitudini invece che cercare di modificarle.

È il caso di persone forti fumatori che non possono rinunciare all’ultima sigaretta prima di dormire o persone che dormono mentre guardano la televisione. In alcuni casi risulta molto importante effettuare un registro di diario del sonno per alcune settimane al fine di renderci consapevoli di eventuali problemi che riguardano questo aspetto. Una persona adulta dovrebbe dormire tra le 7 - 9 ore al giorno è raccomandabile che siano in maniera consecutiva durante la notte. L’ideale sarebbe che gli orari fossero regolari per tutta la settimana e dovrebbe essere evitata l’abitudine di alzarsi molto tardi il fine settimana perché ciò può avere diretta conseguenza sulla qualità del sonno nei giorni seguenti.

In ogni modo se si esce la sera e si va a dormire tardi è raccomandabile comunque garantire otto ore di sonno.

Passare la notte svegli per lavoro ecc… è sconsigliabile poiché dormire poco per diverse notti consecutive è sufficiente a scatenare un episodio maniacale.

Riguardo al riposo pomeridiano il tempo massimo consigliabile dovrebbe essere di circa trenta minuti, non si deve effettuare il riposo pomeridiano se si ha il sospetto di una fase depressiva che sta iniziando.  

Riguardo alla dieta è frequente che molte persone con disturbo bipolare siano preoccupate per un aumento di peso che potrebbe verificarsi legato alle abbuffate e alle condotte non regolari degli stati ansiosi, della sedentarietà o dell’effetto di alcuni farmaci sul peso corporeo.

E’ raccomandabile non sottomettersi a una dieta molto restrittiva ma può essere necessaria una dieta controllata dal dietologo in collaborazione con lo psicologo.  Per quanto riguarda quest’area i pazienti che assumono litio non dovrebbero iniziare bruscamente una dieta ipocalorica.

Molte persone non praticano attività sportiva in maniera razionale, effettuano esercizio fisico solamente quando lo desiderano e spesso questo coincide con l’inizio della fase ipomaniacale o maniacale e ciò conduce a un peggioramento del quadro. È importante spendere qualche minuto per soffermarsi sull'mportanza del praticare attività sportiva con regolarità sia quando si è più attivi che quando si è in fasi depressive: anche se in queste fasi praticare sport risulta molto impegnativo e richiede un grande sforzo psicologico, questo può permettere di  combattere l’episodio depressivo; durante le fasi di ipomania o mania lo sport eccessivo va invece  a peggiorare la condizione della persona, quindi in queste fasi risulta migliore un condotta più sedentaria rispetto alla normalità. 

 

Cosa accade se non ci si cura il disturbo bipolare

  • Peggioramento dei sintomi durante gli episodi di malattia
  • Aumento del rischio di suicidio del 10-15 %
  • Problemi psicologici e sociali 
  • Episodi di violenza: il comportamento aggressivo risulta essere superiore rispetto alla popolazione generale 

 

L’aspettativa di guarigione migliora se

  • Si effettua una diagnosi accurata e repentina: questo favorisce un intervento più efficace e conduce ad un esito più favorevole
  • Viene mantenuta l’aderenza al trattamento farmacologico, sia nella fase dei sintomi acuti che subacuti
  • Vengono limitati gli stress psico fisici con uno stile di vita sano 

 

Gestire le situazioni di emergenza in caso di disturbo bipolare

Tra le condotte che possono minacciare la vita di una persona affetta da disturbo bipolare quella più pericolosa è tentare di togliersi la vita; suicidarvi o pensare ad un modo per farlo impone di chiedere immediatamente aiuto  

  • Chiamate il 118 oppure recatevi al pronto soccorso dell’ospedale più vicino
  • Chiamate il vostro medico curante
  • Chiedete ad un vostro familiare o a un amico di portarvi al pronto soccorso o di contattare il medico al posto vostro 

Il rischio di suicidio sembra essere più elevato all’inizio della malattia perciò riconoscere il disturbo e sapere come gestirlo al meglio riduce il rischio di morte. Lo stato più pericoloso per una ideazione di tipo suicidario è lo stato misto quando cioè la persona è estremamente irritabile e nervosa ma allo stesso tempo non prova piacere nel fare le cose; questo stato mentale associato ad un’elevata impulsività può rivelarsi fatale. I fattori che possono incidere sulla condotta estrema possono essere di diversa natura tra cui i problemi familiari, circostanze di vita stressanti e qualsiasi cosa si creda di non poter fronteggiare.  Cercate sempre di condividere con le persone che vi sono vicine il vostro stato mentale ed emotivo, questo aiuterà loro ad aiutare voi.

Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, una resa o una dichiarazione di dipendenza dagli altri, ma un atto di intelligenza e di responsabilità; essere libero non significa liberarsi di tutte le persone che ci circondano ma essere in grado di decidere quando è opportuno chiedere una mano piuttosto che affondare.  

 

Che ruolo ha giocato lo stress? 

Lo stress interessa il decorso del disturbo bipolare e può incrementare la possibilità di sviluppare un episodio maniacale o depressivo nei soggetti con un’elevata vulnerabilità biologica; inoltre, è un importante fattore prognostico: consente cioè di fare delle previsioni in positivo o in negativo circa il futuro del vostro disturbo e aiuterà lo psichiatra e lo psicoterapeuta a programmare un intervento calibrato sulle vostre esigenze.  Conoscere quali sono le situazioni particolarmente stressanti sarà sicuramente utile per mettere in atto strategie tese ad evitare ricadute veicolate dall’esposizione a tali stimoli; i momenti di stress ai quali si risponde con particolare reattività sono quelli che vi hanno tenuto svegli per diversi giorni o che hanno contribuito a peggiorare il vostro umore o momenti semplici che hanno messo a dura prova il vostro sistema nervoso. 

 

Cosa non è il disturbo bipolare

Di fatto spesso i pazienti stessi negano di avere il disturbo dell’umore per non andare incontro ad una stigmatizzazione o per paura di svelare una realtà che li metterebbe in cattiva luce con i familiari o con i colleghi o con gli amici. Questo innesca una spirale di non conoscenza e diffidenza, creando effettivamente problemi nell’ambiente sociale. Questo di certo non aiuta a gestire con serenità il disturbo, che potrebbe essere invece non invalidante se affrontato nella giusta maniera. 

Lo psicologo-psicoterapeuta può valutare la necessità, in alcune specifiche situazioni che approfondiremo all'interno di questo articolo, di attivare un intervento maggiormente complesso e articolato per rispondere alla richiesta di aiuto del paziente: oltre a condurre il percorso psicoterapeutico, assume in modo funzionale il ruolo di regista e coordinatore, dialogando con le eventuali figure professionali che già ruotano intorno alla persona o attivando nuovi possibili interventi. Tutto ciò perchè molto spesso solo un “buon lavoro di squadra” può portare a cambiamenti e miglioramenti a lungo termine, un lavoro di rete all'interno del quale il paziente possa sentirsi realmente accolto e supportato.

 

Psicoterapeuta e Psichiatra

L’impiego di interventi psicologici e psichiatrici in maniera integrata si va sempre più radicando grazie anche al contributo della ricerca scientifica che, sottolineandone l’efficacia, ha permesso il superamento delle reciproche diffidenze che portavano, in modo superficiale, a considerare ciascuno dei due approcci come elettivo. Oggi esistono numerose conferme degli effetti positivi dovuti all’integrazione dei due approcci, in quanto ognuno svolge un ruolo complementare all’altro.

Non si tratta di due discipline così profondamente diverse tra loro, ma di due modi, sì diversi, di osservare la psicopatologia, ma che si aiutano e si arricchiscono l’un l’altro, l’associazione dei due trattamenti può avere infatti uno spettro d’azione più ampio e risultare più efficace. Il lavoro in rete fra le due figure professionali può configurarsi in diversi modi, ma si basa sempre su una condivisione degli obiettivi che ci si prefigge, accogliendo e supportando la persona in modo globale.

 

Terapia farmacologica e psicoterapia: una buona sinergia

Il lavoro di psicoterapia portato avanti dalla figura dello psicoterapeuta offre l'opportunità di attivare processi di cambiamento: conduce gradualmente al miglioramento del funzionamento affettivo, cognitivo e sociale della persona, attivando le risorse dell'individuo e permettendogli di affrontare con nuove strategie le sue difficoltà. La terapia farmacologica, prescritta e seguita dallo psichiatra, se mirata e adeguatamente modulata, svolge oltre alla sua azione diretta anche una azione facilitante sul funzionamento psicologico del paziente, allevia i sintomi e migliora la sua capacità di entrare in contatto con il proprio disagio e di parlarne all'interno appunto di un percorso di psicoterapia.

Il farmaco può essere considerato un vero e proprio “gesso”, necessario e imprescindibile in alcune situazioni, ma con un uso temporaneo o comunque modulabile nel tempo. È importante quindi sottolineare il buon lavoro sinergico fra i due interventi, per cui l'uno amplifica e migliora l'efficacia dell'altro.

 

Approccio integrato: lavoro in rete con altre figure professionali

Oltre alla preziosa collaborazione fra psichiatra e psicologo-psicoterapeuta, quest'ultimo può costruire un lavoro di rete anche con altre figure professionali, sempre nell'ottica di un intervento integrato che possa attivare le risorse della persona all'interno dei suoi diversi contesti di appartenenza. Approfondiamo ora alcune possibili collaborazioni, attuabili a seconda del tipo di richiesta che ci troviamo ad accogliere e che caratterizzano da sempre anche il nostro lavoro all'interno del Consultorio Antera.

Personale scolastico

Lo psicologo-psicoterapeuta collabora con il personale docente e non docente delle scuole nella costruzione di percorsi di sostegno e di intervento con bambini e ragazzi, per promuovere il benessere psicologico e le risorse nel contesto scolastico. Questo si traduce ad esempio in incontri con gli insegnanti o con genitori e insegnanti insieme, nell'ottica di un presa in carico globale del bambino o del ragazzo, collaborando attivamente secondo obiettivi e strategie comuni. 

Dietologi/Nutrizionisti

I disturbi della sfera alimentare offrono un valido esempio di come sia di fondamentale importanza creare un buon lavoro di rete con le figure dietologi o nutrizionisti, per affrontare in modo efficace la problematica presentata dalla persona che ci chiede aiuto. Solo lavorando in sinergia con queste figure si possono ottenere cambiamenti duraturi nel tempo, accogliendo e supportando la persona sia da un punto di vista psicologico, che organico. Per approfondire questa specifica tematica rimandiamo agli articoli precedentemente pubblicati all'interno della sezione “Articoli” del nostro sito. 

Assistenti sociali/educatori

E' importante poter costruire una buona collaborazione anche con i servizi del territorio, dialogando con essi in modo attivo e propositivo. Nell'accogliere individui, minori o adulti o situazioni familiari che stiano già facendo un percorso supportati da assistenti sociali o educatori, il nostro lavoro non può prescindere da una buona collaborazione con essi, sia nella fase iniziale che durante tutto il nostro operato. Anche in questo caso, come già ribadito per la figura dello psichiatra, le due tipologie di intervento possono essere assolutamente complementari e rafforzarsi vicendevolmente.

Il Consultorio Antera Onlus, nelle sedi di Roma, Monterotondo e Fiumicino, offre la possibilità di incontrare psicoterapeuti esperti, accogliendo le specifiche richieste e accompagnando gli individui all'interno del proprio percorso terapeutico. All'interno del nostro centro, grazie alle diverse competenze dei professionisti, sarà possibile costruire un progetto ad hoc sulla persona, con attenzione e propensione al lavoro di rete, sia con figure professionali interne al centro che esterne, collaborando attivamente con esse. Se desideri avere ulteriori informazioni contattaci telefonicamente o inviaci un messaggio tramite l'apposita area.

Cosa significa avere un attacco di panico?

Gli attacchi di panico sono episodi durante i quali chi ne soffre è preda di una forte ansia e paura molto intensa, senza un apparente pericolo. Il termine “panico” deriva dalla mitologia Greca, in particolare dal dio Pan, il dio dei pascoli e della natura.

Il dio Pan era un essere spaventoso, aveva infatti il corpo mezzo umano e mezzo caprino. Il mito racconta che il dio Pan era solito attaccare improvvisamente le ninfe del bosco, durante il meriggio, per possederle, suscitando in loro un terrore vivissimo e bloccante, appunto il “timor panico”.

Da questo mito e dagli attacchi improvvisi del dio Pan trova origine il termine “attacchi di panico”.

 

Definiamo cosa sono gli attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono stati di ansia molto forte, che insorgono per lo più in modo inaspettato e con associati spesso sensazione di morte imminente, perdita del controllo o paura di impazzire. I numerosi sintomi fisici presenti durante gli attacchi allarmano la persona, tra questi possiamo evidenziare la fatica a respirare con senso di oppressione toracica, il dolore al petto, la tachicardia e le vertigini. Gli attacchi di panico variano tra loro sia per intensità, che per gravità.

Possono avere una frequenza moderata e presentarsi in modi svariati: una volta alla settimana per mesi, oppure essere più frequenti ma presentarsi per settimane e poi non ricomparire per lunghi periodi di tempo.

A volte gli attacchi di panico si presentano in correlazione con altri disturbi, in questi casi, in genere, si specifica la diagnosi psichiatrica principale; questo può essere il caso, ad esempio, di diagnosi di disturbo post-traumatico da stress con attacchi di panico. Se gli attacchi si ripetono, compaiono senza una ben chiara causa scatenante, e mantengono il soggetto in uno stato di preoccupazione e timore per successivi possibili attacchi allora parliamo di “disturbo” e nello specifico di disturbo di panico.

 

Il DSM-5 e il disturbo di panico cosa devo sapere?

Il disturbo di panico è presente nel capitolo dei disturbi d’ansia ed è caratterizzato dalla presenza di ricorrenti attacchi di panico (almeno due, anche se in genere gli attacchi sono molti di più) definiti come “inaspettati”. Il termine “inaspettati” sta a significare che, apparentemente, non si evidenziano cause scatenanti l’attacco. Inoltre il DSM-5 inserisce una lista di tredici diversi sintomi che possono manifestarsi durante l’attacco. Per poter parlare di disturbo di panico è necessario che si presentino, in modo concomitante, almeno quattro dei sintomi presentati.

I criteri diagnostici del disturbo di panico sono:

  • Ricorrenti e inaspettati attacchi di panico.

Gli attacchi di panico sono caratterizzati da intensa paura e disagio che raggiungono il picco di intensità in pochi minuti. Durante gli attacchi si devono presentare, in concomitanza, almeno quattro dei seguenti sintomi:

  • palpitazioni o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori
  • sensazione di fiato corto o di fatica nel
  • respirare
  • sensazione di soffocamento
  • dolore retrosternale
  • nausea o dolori addominali
  • vertigini, sensazione di instabilità, testa
  • leggera o sensazione di svenimento
  • brividi o vampate di calore
  • parestesie (sensazioni di formicolio o di intorpidimento)
  • derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi separato da sé stesso)
  • sensazione di perdita del controllo o di “diventare matto”
  • paura di morire

 

Almeno uno degli attacchi è seguito da un mese o più, durante il quale si presenta uno o entrambi dei seguenti sintomi:

  • Preoccupazione persistente relativa alla possibilità di avere altri attacchi di panico o alle relative conseguenze
  • Cambiamenti nei comportamenti quotidiani che procurano un disadattamento significativo e collegati agli attacchi di panico
  • Il disturbo non è collegabile all’effetto fisiologico di sostanze come abuso di droghe o altre condizioni mediche
  • Il disturbo non è meglio spiegato da altri disturbi mentali

 

Parliamo delle cause dell'ansia

Le cause degli attacchi di panico possono essere molto diverse tra loro. Si può evidenziare che il primo attacco si verifica durante un periodo particolarmente stressante dell’individuo. Lo stress può derivare da eventi che possono essere sia acuti che cronici; tra le situazioni che possono causare il primo attacco di panico troviamo cause fisiologiche, come la menopausa nelle donne, oppure cambiamenti di ruolo, come il pensionamento.

In generale possiamo affermare che un cambiamento importante nella vita dell’individuo può aumentare lo stress fisico o psicologico e sfociare in un attacco di panico o disturbo di ansia.

Dopo il primo attacco in genere la persona è portata a sviluppare una forte preoccupazione e apprensione. Queste portano i soggetti a rimanere in uno stato di tensione costante, la “paura della paura” che porta ad aumentare i livelli di stress e quindi favorire futuri attacchi.

Si instaura quindi un circolo vizioso, dove è la “paura di avere un attacco di panico” che alimenta l’ansia, che diventa panico e che produce un nuovo attacco.

 

Che conseguenze possono avere gli attacchi di Panico?

In genere chi soffre di attacchi di panico sviluppa delle conseguenze su diversi piani: cognitivo, emotivo e comportamentale. La persona può sviluppare preoccupazioni sia rispetto alla propria salute fisica sia problemi nella sfera sociale o nelle autonomie personali.

Può essere presente la preoccupazione di ritrovarsi da soli durante un attacco e non avere nessuno a cui chiedere aiuto che porta a ridurre le situazioni in cui la persona rimane da sola. Oppure, al contrario, la persona può essere preoccupata di avere attacchi di panico in situazioni e contesti sociali, per paura di essere giudicata negativamente dagli altri, tendendo, quindi ad isolarsi.

 

Panico ed Ansia nel frequentare luoghi pubblici

Chi soffre di attacchi di panico inoltre può sviluppare comportamenti che portano ad evitare posti e luoghi precedentemente frequentati. Le persone possono ridurre notevolmente il numero delle loro attività quotidiane modificando, cosi le loro priorità quotidiane o le loro passioni. Per paura di nuovi attacchi spesso si smette di frequentare contesti pubblici anche quotidiani come un supermercato o un negozio di vestiti.

La persona può sentirsi costantemente in allarme e monitorare costantemente i suoi segnali fisiologici (ad es. battito cardiaco, tensione muscolare, frequenza del respiro) creando e perpetuando uno stato di attivazione psicologica elevato e costante. In casi più gravi si arriva a un vero isolamento e la persona può non riuscire di casa. Riducendo in questo modo le attività quotidiane e peggiorando la qualità della sua vita, e il suo livello di benessere.

Quale è il percorso di cura adeguato per fronteggiare l'ansia e gli attacchi di panico?

La gestione degli attacchi di panico può prevedere diverse modalità terapeutiche. In genere i trattamenti possono essere di diverse tipologie: farmacologico, psicoterapeutico, oppure integrare farmacoterapia e psicoterapia. Il primo passo fondamentale è comunque quello di accettare di avere un problema e di soprattutto accettare di farsi aiutare. Difficilmente questi disturbi possono essere curati da soli. È necessario infatti l’intervento di un professionista che aiuti a trovare la strategia terapeutica più efficace. Curare un disturbo di panico, chiedendo aiuto il prima possibile, permette di non arrivare al cronicizzarsi del disturbo evitando che si instauri il circolo vizioso della paura.

Una volta accettato il problema sarà lo specialista a indicare i passi successivi.

In genere può essere necessario escludere cause di natura organica, per questo è consigliabile fare riferimento al proprio medico curante. Una volta accertata la natura psicologica degli attacchi è possibile iniziare il percorso di terapia.

 

Quale terapia farmacologica per gli attacchi di panico?

Per la cura del disturbo di panico è possibile intervenire con terapie farmacologiche adeguate. Ci sono diverse classi di farmaci che vengono impiegati con successo nel trattamento del disturbo di

panico e nella gestione degli attacchi di panico. Una tipologia di farmaci utilizzati sono le benzodiazepine. Le benzodiazepine sono farmaci che portando ad una rapida remissione o al controllo degli attacchi di panico. Sono però farmaci che possono portare a sviluppare spesso tolleranza.

Altre classi di farmaci utilizzati per gli attacchi di panico sono gli antidepressivi. Attualmente vengono privilegiati i cosiddetti “antidepressivi di nuova generazione” che, rispetto ai vecchi antidepressivi, sono meglio tollerati e presentano minori effetti collaterali. Nella scelta di una terapia farmacologica è però indispensabile affidarsi al proprio psichiatra di fiducia, in quanto le terapie richiedono un attento controllo da parte di un medico.

 

Quale percorso di psicoterapia per fronteggiare gli attacchi di panico?

Per il trattamento del disturbo di panico e per la gestione degli attacchi di panico è possibile affrontare un percorso di psicoterapia. L’approccio cognitivo comportamentale si è rivelato molto efficace nel trattamento di tali problematiche. Attraverso esercizi di rilassamento, di gestione e controllo del respiro, uniti ad un lavoro su pensieri e idee disfunzionali è possibile superare il disturbo di panico e ritrovare un senso di benessere e di autoefficacia.

Parte fondamentale di questo processo di cura è fornire le informazioni cliniche sugli attacchi di panico, e sui meccanismi che spesso mantengono e sostengono il disturbo. Vengono fornite informazioni su strategie per controllare il disturbo e affrontate le principali paure sfatando false credenze. Durante il percorso di psicoterapia rimane fondamentale affrontare le principali strategie aiutando la persona a riappropriarsi della propria quotidianità e del proprio benessere.

I pensieri catastrofizzanti fanno sì che le persone con attacchi di panico interpretino erroneamente i sintomi dell’ansia e li vedano come dei reali pericoli.

Prestare attenzione a cosa pensa nel momento in cui la persona diventa ansiosa e alle sensazioni fisiche che prova e molto importante per riportare attenzione ad uno stato di coscienza di sé.

Alcune cose che ci si può chiedere sono:

  • “Prima di focalizzare l’attenzione su quella parte del corpo, ero consapevole delle sensazioni fisiche?”
  • “Quando ho focalizzato l’attenzione sulle sensazioni, cosa è accaduto?”
  • “Ho notato sensazioni di cui non ero mai stato consapevole, concentrando l’attenzione su alcune parti del corpo?

 

Spesso in una situazione ansiogena la persona che avverte dei sintomi fisici molto forti sviluppa il pensiero e la paura di diventare pazzo, bisogna allora avere bene in mente l’importanza di sostituire questo pensiero con uno più adeguato come “Sto solo sperimentando sintomi fisici forti, non ho alcuna ragione di ritenere che sto impazzendo”.

Quando si provano delle sensazioni fisiche interpretate come pericolose iniziare a pensare che possono dipendere da altri fattori più reali risulta essere di grande aiuto; questi fattori possono essere:

✓ una risposta fisiologica, non pericolosa, all’aumento dell’ansia

✓ una reazione normale allo stress

✓ la conseguenza di un esercizio fisico

✓ la fatica

✓ gli effetti collaterali della nicotina, del caffè, dell’alcool o dei farmaci

✓ un’accresciuta vigilanza alle sensazioni corporee

✓ forti emozioni quali rabbia, sorpresa o eccitazione

 

Durante il percorso di terapia una fase importante è quella che prevede l’esecuzione degli esperimenti comportamentali per l’induzione dei sintomi in seduta.

Questi esperimenti permettono di scoprire che il modo in cui vengono interpretati i sintomi determina se l’ansia esita in panico oppure no. Sperimentare che non si producono le conseguenze temute fa diminuire la carica dei pensieri catastrofici.

Il terapeuta durante il percorso aiuterà la persona ad affrontare la situazione temuta senza fuggire, lavorando sul pensiero e sul comportamento permettendo di fronteggiare le situazioni temute senza dover fuggire.

 

Come noi ti possiamo aiutare per gestire gli attacchi di panico

Rimane dunque molto importante non sottovalutare l’aspetto anche invalidante del disturbo di panico che risulta avere un grandissimo impatto sulla vita della persona, importante è che ci si possa muovere in tempi brevi iniziando un percorso di cura che permette alla persona di riprendere il contatto con la sua vita e con il suo benessere ripristinando cosi livelli di equilibrio sani che possano essere funzionali alla gestione della quotidianità e al benessere percepito.

Il Consultorio Antera Onlus è un Centro di Prevenzione e Aiuto Psicologico. Nasce nel 2002 dall’iniziativa dei Soci Fondatori, psicologi e psicoterapeuti di diversa formazione ma accomunati dalla convinzione che il benessere psicologico sia un diritto di tutti e che offrire servizi professionali e qualificati con costi accessibili e tempi ridotti possa contribuire a promuovere lo sviluppo sia individuale che collettivo.

Antera (dal greco antheros, che significa “fiorito”) è un termine botanico, corrisponde alla parte terminale dello stame in cui è contenuto il polline destinato a fecondare i pistilli: è elemento che nutre e permette la nascita di altri fiori.

Difatti nel corso degli anni il gruppo di lavoro si è arricchito di nuovi professionisti coinvolti nel progetto, così come sono aumentate le attività svolte e le iniziative intraprese, ma l’idea fondante della sostenibilità è rimasta centrale, insieme a quelle della qualità del servizio e dell’arricchimento professionale dei soci.

L'Associazione Consultorio Antera Onlus costituisce una realtà ormai consolidata nell'ambito degli interventi finalizzati alla promozione del benessere psicologico dell'individuo e dei suoi contesti di vita. Attualmente offre i suoi servizi sia nella sede centrale di Roma (in zona San Giovanni) che presso le sedi di Fiumicino e di Monterotondo Scalo.

Si impegna a rispondere eticamente ed in maniera personalizzata alle varie richieste di aiuto, avvalendosi sia di psicoterapeuti esperti che di altri professionisti e di una rete di collaborazioni per accompagnare la persona in un percorso integrato di sviluppo del benessere.

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